Il nuovo libro di Tessa West è stato organizzato in base ai profili psicologici e non ai tipi di professione.
L’autrice propone in questo volume un’analisi approfondita della relazione tra individuo e lavoro, evidenziando come il linguaggio con cui descriviamo le nostre emozioni professionali sia simile a quello utilizzato per i rapporti interpersonali. Secondo Tessa, il modo in cui esprimiamo i nostri sentimenti rispetto al lavoro può essere un indicatore più accurato delle nostre azioni future rispetto alle intenzioni dichiarate.
Tessa West, professoressa di psicologia alla New York University, è una delle principali esperte di scienza delle relazioni sociali. La sua ricerca si concentra su come migliorare la comunicazione tra dipendenti, capi e recruiter nei contesti lavorativi. Ha all’attivo oltre 100 pubblicazioni accademiche e collabora regolarmente con il Wall Street Journal, ma anche con: New York Times, Financial Times, The Guardian, CNN, CNBC, ABC World News, TIME, Bloomberg, HBR, Fast Company.
A quale profilo appartengo?
Il libro si articola in cinque capitoli, ciascuno dei quali affronta uno dei principali profili psicologici che caratterizzano i lavoratori insoddisfatti: Crisi d’identità, Alla deriva, Esaurito, Secondo classificato e Genio incompreso. Attraverso ricerche e sondaggi, Tessa West individua i fattori chiave che inducono le persone a voler cambiare lavoro, come l’eccessiva trasformazione del settore di appartenenza o il sovraccarico di responsabilità.
Ognuno dei suddetti capitoli presenta una descrizione dettagliata del “career goer”, un neologismo coniato dall’autrice per indicare colui che nutre una forte passione per il proprio lavoro. Ad esempio, il “career goer” in crisi d’identità è una persona con molte potenzialità che fantastica su nuove opportunità professionali, mentre coloro che si sentono “alla deriva” riescono a trovare un senso nel loro lavoro, ma subiscono le conseguenze di decisioni prese a livelli gerarchici superiori. Gli “esauriti” sono coloro che saltano continuamente da un compito all’altro, mentre il “genio incompreso” avverte una tensione tra il proprio contributo all’azienda e il riconoscimento ricevuto.
Ogni capitolo si apre con un’analisi delle cause dell’insoddisfazione lavorativa e si conclude con strategie pratiche per migliorare la propria situazione professionale. Tessa introduce un concetto chiave: spesso non sono i grandi eventi a generare infelicità sul lavoro, ma una serie di piccoli elementi negativi che si accumulano nel tempo. Per questo motivo, la guida propone domande mirate da porsi durante i colloqui, personalizzate per ciascun profilo psicologico.
Consigli per quando ci si candida per un lavoro
Un’indagine eseguita su 200 professionisti delle assunzioni hanno riferito all’autrice alcuni consigli da prendere in considerazione per quando ci si candida a un nuovo lavoro. Di seguito ne riportiamo tre, insieme alle percentuali di persone che le hanno approvate:
- inviare un curriculum personalizzato per ogni lavoro (91%);
- impiegare nel curriculum parole o frasi tratte da una descrizione del lavoro (72%);
- includere i risultati aziendali a cui si è contribuito nel proprio curriculum 86%.
Alcuni dati oggetto dei sondaggi
Un elemento distintivo del libro è la presenza di test di autovalutazione che permettono al lettore di identificare la propria categoria di appartenenza.
Il 41% delle persone si riconosce nella “crisi d’identità”, il 28% nello stato di alla deriva”, il 35% nella categoria degli “esauriti” e il 42% nei profili del “secondo classificato” o del “genio incompreso”. L’autrice sottolinea che si può appartenere a più categorie contemporaneamente.

“Sei felice al lavoro?” si distingue per la sua scorrevolezza e accessibilità. Grazie a uno stile chiaro e a paragrafi ben strutturati, impreziositi da test e quiz, si rivela un’ottima lettura per un pubblico ampio, indipendentemente dal livello di esperienza lavorativa e dalla tipologia d’impiego.
La combinazione di teoria psicologica e consigli pratici lo rende uno strumento utile per chiunque desideri comprendere meglio la propria relazione con il mondo del lavoro e intraprendere un percorso di crescita professionale consapevole.
Un libro che si conclude con riflessioni particolarmente illuminanti: l’autrice normalizza il senso di ambivalenza che molte persone provano nei confronti del lavoro, riconoscendolo come una relazione a tutti gli effetti. Inoltre, rassicura il lettore che non ci si sentirà mai completamente pronti a lasciare un’occupazione, ma che l’incertezza è una componente intrinseca di ogni cambiamento.
Attraverso un approccio psicologico e pragmatico, il testo invita ad abbracciare il rischio e a riconoscere le proprie emozioni per poter fare scelte più consapevoli.








