In un contesto economico e sociale sempre più instabile, il rischio più grande non è sbagliare, ma non muoversi. Gli imperfezionisti parte proprio da qui: dalla consapevolezza che le strategie “perfette” non esistono più, e che attendere certezze assolute equivale spesso a perdere opportunità.
Robert McLean e Charles Conn propongono un’alternativa chiara alle due trappole in cui molte aziende continuano a oscillare: da un lato le scommesse avventate, dall’altro un attendismo che si trasforma in immobilismo. La loro risposta è una strategia fondata sull’imperfezionismo consapevole, cioè sull’accettazione dell’ambiguità come condizione strutturale del fare impresa oggi.
Chi sono Robert McLean e Charles Conn
Robert McLean è direttore emerito di McKinsey, ex preside della Australian Graduate School of Management e borsista Fulbright alla Columbia University Graduate School of Business. Ha ricoperto ruoli di leadership in organizzazioni no-profit e filantropiche internazionali, con un focus sulla strategia e la sostenibilità.
Charles Conn è imprenditore, ambientalista e presidente del board di Patagonia. Ha fondato e guidato diverse realtà innovative, tra cui Ticketmaster-Citysearch e Oxford Sciences Innovation, e oggi coniuga esperienza manageriale e visione strategica con l’impegno per la conservazione e la crescita sostenibile.
Il valore del “giusto rischio”
Il cuore del libro è una presa di posizione netta: nei tempi incerti che stiamo vivendo, avere una mentalità orientata al rischio giusto è l’unico modo per creare qualcosa di nuovo. Non si tratta di azzardo, ma di sperimentazione continua.
Gli imperfezionisti sono curiosi, non si accontentano del “si è sempre fatto così” e imparano a esporsi al rischio attraverso mosse agili, reversibili, a impatto limitato. Tentativi che servono a imparare velocemente, correggere la rotta e migliorare costantemente.
Questo approccio viene raccontato attraverso esempi concreti di aziende che hanno saputo crescere nell’instabilità, da Amazon a Patagonia, da 3M alle start-up emergenti, mostrando come l’innovazione nasca più spesso da una sequenza di piccoli esperimenti che da grandi piani a lungo termine.
Le sei mentalità strategiche
McLean e Conn strutturano il loro metodo attorno a sei mentalità complementari:
- Sempre curiosi, per intercettare segnali deboli e opportunità inattese
- Occhio di libellula, per osservare i problemi da prospettive diverse
- Comportamento reale, per basarsi su ciò che le persone fanno davvero, non su ciò che dichiarano
- Intelligenza collettiva, per superare i bias decisionali individuali
- Imperfezionismo, inteso come azione continua e migliorabile
- Mostra e racconta, per rendere visibile e condivisibile il valore creato
Ed è proprio quest’ultimo punto a risultare particolarmente attuale: tutto questo lavoro strategico è inutile se non sappiamo mostrarlo e raccontarlo. Lo storytelling, qui, non è un semplice strumento di comunicazione, ma una leva di business. Rendere comprensibile ciò che abbiamo in testa è parte integrante della strategia, non un passaggio accessorio.
Un libro che invita all’azione
Uno degli aspetti più apprezzabili di Gli imperfezionisti è il suo taglio operativo. I concetti vengono spiegati attraverso aneddoti reali e storie concrete, capaci non solo di chiarire il metodo, ma anche di trasmettere energia e motivazione.
In particolare, la chiusura di ogni capitolo, con una serie di domande mirate, aiuta il lettore a fare il punto sul proprio livello di “imperfezionismo strategico” e a capire quali passi siano necessari per progredire. Un invito esplicito a mettere subito in pratica ciò che si è letto, senza aspettare condizioni ideali.

Gli imperfezionisti è un libro utile per imprenditori, manager, marketers e professionisti che sentono il peso dell’incertezza e cercano un modo concreto per trasformarla in terreno fertile.
Non promette soluzioni perfette, ma offre un metodo solido per muoversi meglio nel caos. E ricorda una verità fondamentale: l’innovazione non nasce dall’assenza di errori, ma dalla capacità di imparare velocemente da ciò che non funziona.
Un libro che fa riflettere, ma soprattutto spinge ad agire. Anche in modo imperfetto.








