Non tutti i trend durano lo spazio di un post, alcuni scompaiono in un lampo, altri invece lasciano tracce profonde, segnando il passaggio verso un nuovo modo di pensare, di vivere, di comunicare. Dietro questi segnali non ci sono algoritmi o mode passeggere, ma persone che osservano, analizzano e interpretano il mondo con sguardo critico.
“Navigare il futuro” è un libro che prova a dare metodo a questo sguardo, mostrando come la ricerca delle tendenze non sia un esercizio di fantasia, ma uno strumento strategico per comprendere il cambiamento e, in parte, orientarlo. Una lettura che stimola, fa riflettere e mette in discussione l’idea stessa di futuro come qualcosa di prevedibile.
Dalla sociologia alla pratica: capire le tendenze per capire il mondo
Le autrici costruiscono un percorso che unisce la curiosità del sociologo allo sguardo analitico del designer. Navigare il futuro non è un manuale tecnico, ma un testo che invita a pensare, le tendenze diventano una lente per osservare la società e non semplici indicatori di consumo. Il libro ci ricorda che capire un trend significa prima di tutto capire le persone che lo generano.
La prima parte è dedicata al linguaggio delle tendenze: parole come stile, moda, gusto e trend vengono reinterpretate con rigore e chiarezza, offrendo un lessico utile a chi lavora con l’immaginario. Si parla di macro e micro tendenze, della loro durata e del modo in cui influenzano i comportamenti collettivi.
Particolarmente efficace l’approfondimento sulla curva S di diffusione dell’innovazione, illustrata attraverso casi noti come il little black dress di Chanel: un esempio di come teoria e realtà possano convivere senza appesantire la lettura. Le autrici non cadono nella tentazione di “predire il futuro”, ma ribadiscono che ogni previsione resta un’ipotesi e proprio per questo richiede metodo, osservazione e senso critico.
Dal passato al possibile: una visione evolutiva del trend forecasting
Un viaggio nella storia del pensiero sulle tendenze che collega i primi approcci sociologici con il concetto contemporaneo di trend forecasting con un messaggio chiaro: oggi non esiste un unico futuro, ma molteplici futuri possibili e chi si occupa di tendenze non è un indovino, bensì un agente del cambiamento che anticipa e ispira.
Le autrici trattano teorie come quella della “campana” e del “diamante” di diffusione, la “teoria del pendolo” o il concetto di zeitgeist, mostrandone la rilevanza nel contesto attuale. Interessante anche l’accenno al tipping point di Gladwell, ai meme e agli eventi inattesi che ribaltano ogni previsione. Il libro non idealizza il processo, ma ne riconosce la fragilità, suggerendo che la complessità è parte integrante del futuro.
Metodo, strumenti e intelligenza naturale
La seconda parte del volume rappresenta il cuore operativo del testo dove le autrici introducono il concetto di foresight e dimostrano come la capacità di prevedere non sia un talento per pochi, ma una competenza che si allena.
Offfrono un quadro completo delle skill del trend forecaster a partire dalla capacità di osservare e collegare dati fino alla sensibilità per i segnali deboli, dall’empatia alla visione sistemica. È interessante notare come venga riconosciuto anche il ruolo della curiosità non solo come attitudine personale, ma come vero e proprio strumento di ricerca.
Una parte che ho trovato particolarmente utile è la classificazione dei diversi profili di foresighter (observer, sensemaker, gatekeeper, creator). È una griglia semplice, ma efficace per riflettere sul proprio approccio al lavoro.
Il tema del network forecasting, poi, offre una prospettiva collettiva rara nei testi di questo tipo: prevede che le intuizioni migliori emergano dal confronto tra più sguardi, non dalla genialità del singolo.
Le quattro fasi del processo: vedere, prevedere, predire, creare
Nella parte centrale, il libro entra nel vivo del metodo con un linguaggio accessibile ma preciso. Ogni capitolo diventa un laboratorio di pensiero e azione.
- Vedere è il primo passo. Si tratta di sviluppare la capacità di osservare con attenzione, costruendo un sistema personale di raccolta e analisi dei segnali. Il concetto di framing aiuta a delimitare il campo d’indagine, evitando dispersioni.
- Prevedere è la fase del sensemaking: il momento in cui i dati raccolti si organizzano e trovano un senso. Le autrici propongono tecniche che spingono a destrutturare e ricombinare le informazioni per scoprire connessioni nuove.
- Predire rappresenta il punto d’incontro tra strategia e immaginazione: il futuro diventa qui uno spazio di progettazione, non di attesa.
- Creare, infine, è l’atto conclusivo, quello che restituisce al lettore la consapevolezza che il futuro non si osserva soltanto, ma si costruisce.
L’impressione è che questa sezione renda davvero “allenabile” il pensiero prospettico. Si percepisce il lavoro di ricerca dietro ogni metodo, ma anche la volontà di renderlo accessibile a chi non proviene dal mondo accademico.

Un libro per imparare a “pensare in avanti”
“Navigare il futuro” è un testo utile che invita a cambiare prospettiva: dal “prevedere” al “comprendere per agire”.
La parte più interessante, per chi lavora nella comunicazione o nel design, è proprio questa in cui ci ricorda che non si tratta solo di intuire le tendenze, ma di capire ciò che rivelano del nostro tempo.
In un’epoca in cui la velocità rischia di farci confondere il rumore con il segnale, le autrici restituiscono dignità all’osservazione e alla lentezza come strumenti di pensiero. È un approccio che risuona fortemente con chi, ogni giorno, lavora tra creatività e strategia.
Perché leggerlo
Perché aiuta a distinguere ciò che è moda passeggera da ciò che indica un vero cambiamento, unisce rigore metodologico e sensibilità creativa, senza cadere nel tecnicismo, mostra che la capacità di previsione è un’abilità che si coltiva, non un talento innato.
Più di tutto perché ci ricorda che anticipare il futuro significa partecipare alla sua costruzione, con consapevolezza e curiosità.
Per chi è
Per designer, comunicatori e marketer che vogliono imparare a leggere i segnali del cambiamento.
Per chi lavora nella moda o nella formazione e desidera un metodo per integrare creatività e strategia.
Per chiunque, nel mondo del lavoro, senta il bisogno di capire come osservare il presente con uno sguardo orientato al domani.
In sintesi, Navigare il futuro è un invito a diventare protagonisti consapevoli del cambiamento: osservare, interpretare, creare connessioni e, infine, dare forma a ciò che ancora non esiste.
Un libro che, come una buona mappa, non dice dove andare, ma ti insegna a non perderti nel viaggio verso il futuro.








