RECENSIONE DEL LIBRO

Sommersi

Resistere nell'era delle notifiche e dell'infodemia social

Sommersi di Mattia Marangon recensione Libri di Marketing Nicola Onida copertina libro

Editore:

Apogeo

autore

Mattia Marangon

pubblicazione:

pagine:

Ottobre 2025

192

Autore

Mattia Marangon

Editore

Apogeo

Pubblicazione

Ottobre 2025

Pagine

192

Prezzo

20,90

Autore

Mattia Marangon

Pagine

192

Editore

Apogeo

Prezzo

20,90

Autore

Mattia Marangon

Pubblicazione

Ottobre 2025

costo:

Editore

Apogeo

Pagine

192

20,90

È un istante minuscolo, il pollice si blocca sullo smartphone. Un respiro prima dello scroll. “Solo un attimo”, ti dici ma sai già che stai mentendo. È qui che il digitale colpisce meglio: quando ti invita con delicatezza nella sua dimensione. E tu entri, senza pensarci.

In quel pollice bloccato c’è tutto: sete di sapere, fuga veloce dalla realtà, il bisogno di quiete. Ogni volta prometti di smettere, e ogni volta la promessa si infrange.

Non ne hai mai fatto un dramma. Infatti ripeti questa routine fino a lasciarle fin troppo spazio nella tua giornata e nella tua testa.

Da quel varco minuscolo quanto un pollice parte tutto. Uno scroll. Sempre uguale. Mai innocuo. Benvenuto nel mondo dei Sommersi di Mattia Marangon.

Chi è Mattia Marangon e perché questo libro era inevitabile

Mattia Marangon è uno che conosce il meccanismo dall’interno. Co-fondatore di Ugolize, il media-brand che ha saputo trasformare meme e satira in conversazioni che coinvolgono milioni di persone, Mattia ha costruito un percorso che va oltre la viralità. Oggi è un un predicatore digitale.

Consulente per brand e creatore di contenuti, con la newsletter Edamame – letta da migliaia di persone – accompagna chi vive online tra feed, algoritmi e scelte di consapevolezza.

La sua esperienza diretta nel mondo digitale, fatta di creazione, gestione, osservazione, giustifica la presa di posizione in un libro come questo. Sommersi nasce dalla necessità accumulata di chi ha navigato dentro l’ingranaggio e adesso vuole fare chiarezza.

Dentro si sente la voce di chi si è sporcato le mani con il feed, ha sentito il rumore, e ha deciso di raccontarlo.

Che libro non è

Sommersi non rientra nelle guide che promettono digiuni digitali o fughe salvifiche lontano dallo schermo. Non ci sono pulsanti da premere né ricette per riprendersi la vita in otto semplici mosse. L’asse narrativo è un altro: capire il terreno su cui camminiamo tutti i giorni, senza sconti e senza allarmismi.

Marangon non suona campanelli d’emergenza e non costruisce scenari apocalittici. Piuttosto mette ordine. Traccia linee che spiegano come i nostri gesti online, spesso innocui, si trasformano in abitudini che modellano tempo, attenzione e stati d’animo.

Sommersi non ti dice di scappare, ti invita ad affrontare la realtà. A osservare il meccanismo mentre lo vivi, con la lucidità di chi conosce il digitale e non vuole demonizzarlo, ma capirlo.

È una mappa, non una sentenza. Un modo per orientarsi mentre tutto scorre veloce, e noi scorriamo con lui.

Il viaggio che fai in Sommersi

L’algoritmo: l’invisibile che decide cosa vediamo

Marangon parte da ciò che resta nascosto: il motore silenzioso che ordina il nostro sguardo. Non serve un background tecnico per seguire il filo; basta aver passato dieci minuti in un feed per riconoscere la mano invisibile che orienta ciò che appare. Mattia non la descrive come un’entità oscura, ma come un sistema che segue una logica precisa: mostrare ciò che trattiene. È il primo passo per capire che non siamo davanti a un flusso neutro, ma a una composizione pensata per catturare la nostra attenzione.

La mente: bias, scorciatoie e illusioni di controllo

Sommersi entra poi nel nostro modo di reagire. Qui la lente si sposta su come interpretiamo ciò che vediamo, su quel mix di scorciatoie mentali e percezioni distorte che ci rendono prevedibili. Marangon lo racconta con una prosa che non appesantisce: spiega come le nostre reazioni siano spesso automatiche, figlie di un sistema cognitivo costruito per la sopravvivenza, non per l’iper-stimolazione digitale. Capire la mente significa capire la leva che i social esercitano ogni giorno, senza mai renderci davvero conto di quanto essa incida sulle scelte.

Fenomeni sociali: quando il digitale diventa cultura

La terza tappa allarga lo sguardo. Il digitale non è più solo un insieme di interazioni individuali, ma un ambiente culturale che definisce linguaggi, umori, ritmi collettivi. Marangon mostra come certe dinamiche – dalla necessità di essere presenti alla ricerca costante di stimoli – modellino comportamenti e tensioni che riconosciamo nella vita di ogni giorno. Senza enfasi, mette a fuoco la trasformazione più sottile: non consumiamo più contenuti, li abitiamo. È qui che emergono le fratture, i sovraccarichi e gli eccessi che rendono l’esperienza digitale così intensa.

Quali rimedi?

L’ultima sezione di Sommersi è un ritorno alla concretezza. Non c’è salvezza, solo pratiche che aiutano a ristabilire margini, a riconquistare spazi di attenzione, a rimettere distanza tra noi e l’ingranaggio. Marangon propone un approccio sobrio, quasi artigianale: osservare, scegliere, limitare, respirare. Non punta a cambiare il sistema, ma a rendere più consapevole la nostra posizione al suo interno. Strumenti semplici, alla portata di tutti, che non risolvono tutto – perciò più credibili di altre soluzioni.

Dove Sommersi colpisce forte?

Sommersi disarma per la facilità con cui ti riconosci. Non serve arrivare alla fine per sentirti dentro la stessa fatica descritta:la mente che salta, l’attenzione che si sbriciola, la mano che scorre anche quando non vorresti. È tutto già scritto. Una stanchezza che non ha volto, ma che tutti conosciamo.

Il libro ti mette davanti allo specchio mentre tieni in mano lo smartphone. Senza giudizi, ti fa notare quei momenti in cui cerchi sollievo e trovi solo rumore, in cui il tempo si assottiglia e non sai più dove sia andato. È una presa di coscienza morbida, ma precisa. E quando arriva, senti il colpo.

Ci sono passaggi che pungono perché parlano di noi, delle nostre giornate spezzate in micro-intervalli di stimoli. Non fanno male per la durezza, ma per la lucidità. Rivelano dinamiche che abbiamo sempre sentito senza mai darle un nome.

E poi c’è quella sensazione difficile da spiegare: mentre leggi, hai l’impressione che il libro ti osservi. Che segua i tuoi gesti, i tuoi scroll, le tue fughe rapide dal presente. Ti accompagna senza forzare e ti lascia con una consapevolezza semplice: gran parte di ciò che viviamo online non è casuale, è costruito attorno alle nostre abitudini.

Lo stile di Marangon: onestà, ironia e scomodità necessaria

Marangon scrive come chi conosce il terreno ma sa di non poterlo governare. L’aspetto più evidente è la sua onestà: si espone, racconta il digitale da dentro, con la consapevolezza di chi ne subisce gli stessi meccanismi che prova a descrivere.

La sua prosa non cerca l’effetto speciale. Lavora per sottrazione. Punta a chiarire, non a impressionare. Sa dove affondare lo sguardo e lo fa con una naturalezza che evita l’arroganza di molti testi sul tema.

C’è una scomodità utile nelle sue pagine. Una franchezza che non mette distanza, ma invita a restare. E questa capacità di tenere insieme competenza e vulnerabilità rende il libro più credibile, più umano, più vicino a chi ogni giorno abita i feed senza davvero capirne il peso.

Questo libro serve a chi lavora nel digitale (e non solo)

Chi comunica online tende a concentrarsi sugli strumenti.

Sull’algoritmo, sui formati, sulle strategie che portano traffico. Sommersi ribalta la prospettiva: prima di guardare il contenuto, guarda l’attenzione che lo deve accogliere. E lì capisci quanto il terreno sia fragile, saturo, logoro da anni di stimoli continui.

Quando ho chiuso Sommersi, ho avuto la sensazione di aver letto un libro necessario. Non per la novità del tema, ma per la solidità con cui è costruito. Marangon prende posizione e lo fa con una chiarezza che non forza mai la mano. Argomenta, illumina, mette a fuoco ciò che spesso sentiamo senza saper spiegare.

Conclusioni del libro Sommersi di Mattia Marangon

La forza del libro sta nel dare contorni a quella stanchezza digitale che ci accompagna da anni. Mostra perché ci sentiamo sommersi, perché alterniamo entusiasmo e svuotamento, perché certi ritmi online ci logorano senza accorgercene. Le spiegazioni sono nette, supportate da esempi comprensibili, mai sensazionalistici.

Mi ha colpito la cura con cui l’autore tiene insieme analisi e umanità. Non c’è cinismo, c’è consapevolezza. Non c’è allarme, c’è responsabilità.

E poi arriva una cosa difficile da trovare in libri di questo tipo: una forma di sollievo. Non cura, non terapia. Sollievo. Capire i meccanismi toglie peso, riduce la colpa, rimette ordine. Scopri che molte sensazioni non sono fragilità personali, ma reazioni normali in un ambiente progettato per saturarti. E già questo cambia il modo in cui ti guardi.

Consiglio Sommersi di Mattia Marangon a chi vive di digitale e a chi ne è stanco.

Per chi lavora nel marketing, la lettura offre un vantaggio concreto: riconoscere in anticipo le dinamiche che consumano attenzione e fiducia. Ti ricorda che il digitale non è un campo da sfruttare, ma un ecosistema da rispettare.

Ma serve anche a chi vuole capire come funzioniamo oggi e cosa possiamo recuperare domani. È una bussola in un mare che cambia in fretta, e sapere dove mettere i piedi è già metà del cammino.

Sommersi di Mattia Marangon recensione Libri di Marketing Nicola Onida voto finale

voto:

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della recensione

Nicola Onida
Dopo una laurea in Relazioni Internazionali ho scoperto che la mia vera stella polare sarebbe stato il Digital Marketing. Da più di 10 anni amo studiare e approfondire le dinamiche che sostengono la comunicazione online tra persone, aziende e brand. Lo faccio per aiutare professionisti e imprenditori a poter dialogare efficacemente con il proprio pubblico. Su www.facilewebmarketing.com conduco esperimenti di SEO copywriting e web marketing.

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