Spesso capita che ci sentiamo bloccati davanti a un problema. Vediamo il nodo, stretto e gigantesco, e, nonostante i nostri tentativi di districarlo, lui rimane lì. Anzi, spesso la situazione si complica ulteriormente. Quindi rimaniamo lì, ci facciamo assalire dall’ansia e dalla sensazione di fallimento. Eppure la soluzione esiste, ma noi non la stiamo vedendo. Anzi, in realtà non la stiamo nemmeno cercando davvero. Perché basterebbe togliere quel perno per sbrogliare la matassa, ma dobbiamo prima essere in grado di capirlo.
E qui entra in gioco Seth Godin con il suo nuovo libro “Il Nodo – I problemi si possono risolvere”.
L’autore: Seth Godin
Seth Godin è l’autore di venti bestseller internazionali tradotti in quasi quaranta lingue, capaci di vendere milioni di copie. I suoi post giornalieri su seths.blog sono letti da un milione di persone. Negli ultimi vent’anni ha cambiato radicalmente il modo di guardare al marketing, al business e alla leadership, ricevendo l’inserimento sia nella Direct Marketing Hall of Fame che nella Marketing Hall of Fame. Tra i suoi libri più celebri ricordiamo l’iconico La mucca viola.
Da dove partire per risolvere i problemi?
Per risolvere i problemi dobbiamo innanzitutto comprendere se abbiamo il potere di intervenire, dobbiamo quindi distinguere tra situazioni e problemi.
Perché non sempre possiamo fare qualcosa direttamente, spesso dobbiamo fermarci, analizzare e lasciare andare. Ti ricorda qualcosa? Sì, sto parlando de “La teoria di lasciare andare” di Mel Robbins. Non a caso l’autrice di questo best seller è colei che ha scritto la prefazione del nuovo libro di Seth Godin.
Perché questo è davvero il primo passo da fare. Ho le risorse per risolvere un problema persistente? Posso e voglio apportare un cambiamento? Quanto sono stretti i vincoli del sistema?
Come scrive Seth Godin nel primo capitolo de Il Nodo: “Il libro di Mel parla di come convivere con le situazioni. Questo libro parla di come risolvere i problemi. Ma entrambi partono dallo stesso presupposto: capire la differenza tra le due cose”.
Io ho letto entrambi i volumi ed è una combo che consiglio a tutti perché consente di fare un percorso di crescita davvero potente, capace da una parte di calmare i nervi e a respirare, dall’altra a spronarci a trovare il perno.
Non farlo per essere un eroe: la trappola delle vanity metrics
C’è un passaggio all’interno del libro che mi ha fatto particolarmente riflettere, soprattutto per il mondo in cui viviamo e lavoriamo oggi. Scrive Godin: “Il lavoro disinteressato di trasformazione dei sistemi è la risposta eroica a ciò che è necessario. Essere un eroe significa soltanto sperare di essere visto”.
Questa frase mi ha fatto pensare a quanta importanza venga data al giorno d’oggi all’essere visti, all’essere riconosciuti a tutti i costi. Anche nel nostro lavoro di marketer e professionisti della comunicazione ci imbattiamo in questa dinamica tutti i giorni, scontrandoci con il valore che troppe persone danno ancora alle vanity metrics.
Seth Godin sottolinea giustamente che concentrarci sull’aumentare follower e visualizzazioni “può arricchire le reti online, ma cosa ci fa ottenere davvero?”. Perché se continuiamo a misurare il nostro impatto e il nostro valore attraverso falsi indicatori, rischiamo solo di disperdere energie preziose e perdere di vista il vero obiettivo. I like su Instagram o le reaction su LinkedIn non risolveranno mai i nodi strutturali di un progetto o di un business. La ricerca spasmodica dell’applauso ci trasforma in attori di un sistema superficiale, distogliendoci dal lavoro reale, che è spesso silenzioso, complesso e focalizzato sul servizio effettivo al nostro pubblico.
l coraggio di abbandonare le certezze: lasciar andare il passato
Un altro ostacolo invisibile che mantiene stretto il nodo è la nostra riluttanza a lasciar andare ciò che siamo stati o ciò che sappiamo fare. Seth Godin lo spiega con spietata chiarezza: “Ci aggrappiamo alle competenze acquisite e allo status che ci siamo guadagnati molto più a lungo di quanto dovremmo”.
È la trappola del comfort culturale e professionale. Spesso continuiamo ad applicare le stesse soluzioni del passato solo perché in passato hanno funzionato, o perché abbandonarle significherebbe ammettere che il contesto è cambiato. Ma restare ancorati al vecchio status o alle vecchie certezze è il modo migliore per rimanere paralizzati. Guardare oltre richiede un atto di coraggio: dobbiamo accettare di essere temporaneamente principianti di fronte a problemi nuovi, pronti a disimparare ciò che sappiamo per fare spazio alla soluzione che il presente richiede.
“Il passato vi ha aperto delle possibilità. Non decide il vostro futuro”

“Il Nodo” non è un manuale di teoria astratta, ma uno scossone intellettuale che ci costringe a smettere di assecondare lo status quo. Non siamo bloccati perché non possiamo muovervi: siamo bloccati perché non vogliamo farlo. E questo libro ci offre la chiave per sbloccarci.
Consiglio questo libro sicuramente a chi ha letto “La teoria di lasciare andare” di Mel Robbins per fare il passo successivo, e a chiunque si senta impantanato in un problema personale o professionale e sia pronto a smettere di tirare i fili sbagliati per rimuovere, finalmente, il vero perno del cambiamento.








