Un metodo per chi vuole fare sul serio con il Branding
Tanti libri ogni giorno vengono pubblicati, senza che nessuno se ne accorga. Qualcuno scompare, senza riuscire ad avere mai una possibilità. Qualcuno riesce ad emergere, soprattutto grazie all’abilità e alla passione del suo autore.
È il caso “Branding Aura” di Renato Ravenda, un libro che merita attenzione, soprattutto per chi sente il bisogno di ripensare profondamente la propria identità di marca. Un libro che, ammetto, non è stato facile leggere, soprattutto in digitale, perché ad ogni pagina mi faceva rimettere in discussione tutto.
Non si tratta di una guida rapida o di un compendio di consigli veloci: è un manuale denso e strutturato che richiede concentrazione e voglia di mettersi in discussione. L’autore ha costruito un metodo che non si accontenta di restare in superficie, ma accompagna il lettore in un viaggio che parte da dentro, dall’identità, per arrivare fuori, alla percezione e alla reputazione.
Lo stile è diretto, personale e spesso ironico, e l’autore dichiara fin da subito la sua posizione: per fare branding serve prima di tutto sapere chi si è, in cosa si crede e quale promessa si è disposti a mantenere nel tempo. La fiducia non si conquista con i post ben scritti o con un logo accattivante, ma con coerenza, costanza e una narrazione credibile. Questo approccio è il cuore del libro.
Il cuore del metodo Branding Aura
“Branding Aura” si sviluppa in otto fasi, presentate in forma ottaedrica: un modello visivo e simbolico, scelto per rappresentare l’equilibrio tra elementi tangibili e intangibili che costituiscono l’identità di marca. L’ottaedro diventa una bussola, una mappa che il lettore può seguire per orientarsi tra i diversi aspetti che concorrono alla costruzione di un brand autentico.
Il percorso inizia con la definizione dell’identità. Ravenda insiste sull’importanza di andare oltre i soliti slogan o le promesse generiche: bisogna capire chi si è davvero, quali sono i propri valori, qual è il proprio tono di voce, cosa si vuole rappresentare. Questa prima parte è forse la più intensa dal punto di vista introspettivo, perché non ci si limita a definire una mission o una vision, ma si lavora sulla propria storia, sulla coerenza tra essere e fare.
Branding Aura e l’uso dei Canvas
Questo libro non è solo teoria; ha un lato più concreto grazie all’uso di canvas, 11 in tutto. Non si tratta solo di moduli da compilare: sono strumenti di riflessione e sintesi che permettono di visualizzare in modo immediato i concetti complessi che vengono sviluppati nel testo. Ogni canvas ha una funzione precisa: aiutare il lettore a mettere ordine nelle proprie idee, a verificare la coerenza tra le diverse dimensioni del brand, a pianificare azioni consapevoli.
Dopo l’identità, Ravenda affronta il tema dei destinatari: non un generico pubblico, ma persone reali, con aspettative, valori, bisogni e percezioni. Identificare i destinatari ideali e globali significa scegliere con consapevolezza con chi si vuole dialogare. Questo passaggio diventa fondamentale per impostare tutto il lavoro successivo.
Segue poi la parte più strategica, legata al business model, agli obiettivi e alla struttura del progetto. Anche qui, la narrazione è accompagnata da strumenti visuali che rendono operativi i concetti, ma soprattutto aiutano il lettore a mantenere il focus sulle scelte chiave: cosa voglio offrire, a chi, con quale valore percepito.
Percezione, posizione e immagine: come si costruisce l’aura?
La parte centrale del libro ruota attorno alla percezione, alla posizione e all’immagine. L’autore invita a ragionare in modo ampio e trasversale: ogni parola, ogni gesto, ogni interazione è parte della costruzione dell’aura. L’aura non è solo estetica o design, ma è il riflesso complessivo di come il brand viene percepito. Tangibile e intangibile si fondono in un sistema in cui nulla può essere lasciato al caso.
Gli ultimi due passaggi sono dedicati all’esposizione, cioè a come il brand entra in relazione con il mondo esterno. Ravenda distingue tra esposizione “uno a molti” e “uno a uno”, sottolineando la differenza tra comunicazione di massa e relazione personale. È qui che emerge con forza l’importanza della personalizzazione, dell’attenzione, dell’empatia. Anche la comunicazione più performante rischia di essere inefficace se non è fondata su un’identità autentica e su relazioni curate nel tempo.
Il libro si chiude con riflessioni su rebranding, casi reali e un glossario utile. Ma più che una fine, sembra un invito a ripartire, con uno sguardo diverso, più consapevole, sul mondo del branding.

“Branding Aura” è un libro denso, maturo, che richiede tempo e dedizione. Non è pensato per chi cerca formule rapide o scorciatoie: è un testo per chi vuole davvero costruire un progetto di brand solido e coerente nel tempo. La scrittura è coinvolgente, a tratti provocatoria, e può non piacere a chi predilige uno stile più accademico o distaccato. Tuttavia, proprio questa voce personale e appassionata è uno degli elementi che rende il libro vivo e autentico.
Alcuni passaggi teorici possono risultare complessi per chi è alle prime armi, e la mole di contenuti rischia di sovraccaricare chi si aspetta una lettura più scorrevole. Ma si tratta di una scelta voluta, coerente con l’idea che il branding è un lavoro serio, profondo e tutt’altro che improvvisabile.
Per chi lavora nella comunicazione, nel marketing o nella consulenza, questo libro rappresenta una risorsa preziosa: uno strumento di lavoro da tenere a portata di mano, da leggere con calma, da consultare ogni volta che si perde il focus. Perché in fondo, come ricorda Ravenda, “se non credi di essere, non sei”.
Un libro solido, utile, concreto. Da leggere con lentezza e da usare con costanza. Interessante anche il formato del libro: quadrato. Lo rende più un oggetto di lavoro quotidiano che un libro da mettere in libreria (e dimenticarsene)

PEr maggiori informazioni sul libro puoi anche visitare il sito dell’autore: brandingaura.com







