RECENSIONE DEL LIBRO

AI come AnsIA

Cosa dobbiamo sapere per insegnare ai più giovani a convivere con l'intelligenza artificiale

Editore:

Apogeo

autore

Sonia Montegiove

pubblicazione:

pagine:

Aprile 2026

224

Autore

Sonia Montegiove

Editore

Apogeo

Pubblicazione

Aprile 2026

Pagine

224

Prezzo

20 €

Autore

Sonia Montegiove

Pagine

224

Editore

Apogeo

Prezzo

20 €

Autore

Sonia Montegiove

Pubblicazione

Aprile 2026

costo:

Editore

Apogeo

Pagine

224

20 €

L’intelligenza artificiale è entrata nella quotidianità dei ragazzi con una velocità impressionante. ChatGPT (che per molti equivale all'”AI”) scrive temi, genera riassunti, risolve esercizi, crea immagini, offre conforto emotivo e risponde a qualsiasi domanda in pochi secondi.

Sono quasi 10 anni che tengo corsi sull’utilizzo dei social media e sulla consapevolezza digitale, formando centinaia di persone di tutte le età. Negli ultimi tempi ho notato che parlare di nuove tecnologie e, inevitabilmente, di AI con genitori e insegnantiproduce curiosità, ma soprattutto paura.

Chi ha il dovere di accompagnare i giovani verso la conoscenza è il primo a trovarsi in difficoltà e a non avere spesso gli strumenti per affrontare le sfide educative, relazionali e culturali.

Con AI come AnsIA, Sonia Montegiove costruisce una riflessione sul nuovo rapporto tra genitori e figli, tra insegnanti e studenti, offrendo strumenti per sviluppare l’autonomia e contrastare la dipendenza cognitiva che l’utilizzo massiccio dell’AI genera (anche in noi professionisti del digitale, ahimè).

I primi 3 capitoli offrono una introduzione all’AI: come funziona, cosa sapere prima di farla utilizzare a qualcuno a cui tieni, cosa puoi fare e cosa è assolutamente proibito. Il cuore del libro chiama a rapporto voci diverse: docenti, psicologi, giornalisti, ciascuno fornisce il proprio punto di vista sull’impatto nei diversi ambiti della vita, dai disturbi del comportamento alimentare, alla creatività, ai rischi e alla protezione dei dati personali, e molto altro ancora.

Di seguito alcuni dei temi che mi hanno colpito di più.

La scuola davanti all’AI: vietare non basta

Per noi cresciuti in un mondo analogico, l’intelligenza artificiale rappresenta una novità. Per molti adolescenti, invece, è semplicemente un’estensione naturale della quotidianità. Ecco perché è surreale immaginare una scuola completamente scollegata dal digitale.

Vietare smartphone o strumenti AI può ridurre alcune distrazioni, ma rischia di creare un ambiente artificiale che non prepara davvero gli studenti al mondo reale.

Ignorare i rischi non insegna a gestirli e tra i più pericolosi c’è proprio quello della dipendenza cognitiva.

Quando uno studente delega completamente un compito all’intelligenza artificiale sta rinunciando a un pezzo fondamentale del proprio allenamento cognitivo. Se ogni problema ha una risposta immediata non esiste più sforzo mentale, riflessione lenta o costruzione autonoma del pensiero.

La scuola dovrebbe diventare il luogo in cui comprendere come funzionano realmente questi strumenti, quali sono i loro limiti e quanto possano essere inaccurate le informazioni generate.

Lo studente deve diventare analista, osservatore, critico e soprattutto capire che l’intelligenza artificiale non è infallibile. Per farlo, però, deve essere guidato.

Oltre alla dipendenza cognitiva, delegare task come la scrittura e la lettura alle macchine implica il rischio di impoverimento linguistico.

Tra le strategie suggerite per contrastarlo, vengono citate la scrittura autonoma, i momenti analogici e la lettura su carta lontano dalle notifiche.

Genitori e figli: il problema non si risolve con il parental control

Educare all’uso delle nuove tecnologie richiede presenza, tempo e accompagnamento, ecco perché l’idea che bastino filtri, blocchi e parental control per proteggere i ragazzi è una illusione.

Affidarsi esclusivamente alla tecnologia per educare all’uso della tecnologia è utopico. Le restrizioni di età imposte dalle piattaforme rispondono principalmente a regole contrattuali e norme sulla privacy per evitare la profilazione dei minori, ma non garantiscono l’effettiva maturità del ragazzo.

Il momento giusto per introdurre le tecnologie non coincide con una data sul calendario, ma con il momento in cui i genitori hanno l’effettivo tempo di accompagnare il figlio.

Molti genitori si sentono inadeguati perché non padroneggiano le piattaforme digitali quanto i figli, ma non bisogna confondere la tecnicalità con la consapevolezza.

Spetta agli adulti il dovere di trasmettere il buon senso e i confini etici, aiutando i più giovani a non perdere il contatto con la realtà

Conclusioni del libro

La sfida del mondo di oggi non è vietare l’utilizzo delle nuove tecnologie, ma insegnare ai ragazzi come rapportarsi criticamente agli strumenti.

È per questo che, prima di tutto, tale competenza andrebbe sviluppata da chi i ragazzi deve guidarli.

Consiglio quindi la lettura di questo libro a genitori, insegnanti, educatori, docenti e in generale tutti i professionisti che lavorano con i giovani.

Se ti interessa il tema, ti consiglio anche la lettura di La Generazione Ansionsa, di J. Haidt.

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Sara Veltri
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