Ci sono libri che arrivano nel momento giusto. Non perché offrano risposte definitive, ma perché aiutano a mettere ordine quando tutto intorno cambia troppo velocemente per essere interpretato con le categorie di ieri. In cosa posso esserti utile? si inserisce esattamente qui: non nel rumore dell’hype sull’intelligenza artificiale, ma nello spazio — molto più utile — della chiarezza.
L’idea di fondo è semplice, ma potente. L’AI è come un’onda: può travolgere, se la subisci; oppure può diventare uno strumento, se impari a conoscerla e usarla. E per farlo serve uscire da due estremi che oggi dominano il dibattito: da una parte la paura (di non capire, di restare indietro, di essere sostituiti), dall’altra l’entusiasmo cieco che vede nell’AI una soluzione magica. Gaito evita entrambi e propone un approccio più raro: razionale, concreto, utilizzabile.
Il libro non è tecnico e non vuole esserlo. Non insegna a programmare né a “hackerare” i prompt. Piuttosto, costruisce un metodo per orientarsi, fatto di esempi pratici, modelli e domande giuste. E soprattutto sposta il focus: non tanto su cosa fa l’intelligenza artificiale, ma su come decidiamo di usarla.
La creatività e l’AI
Nel primo capitolo, il tema è la creatività. Ed è qui che il libro prende una posizione interessante: la creatività non scompare con l’AI, ma cambia natura. Diventa più esigente. Perché se oggi chiunque può generare testi, immagini o idee in pochi secondi, il punto non è più “creare”, ma avere qualcosa di proprio da dire. L’originalità, in questo senso, non è essere unici in assoluto, ma portare un punto di vista unico su qualcosa che esiste già.
È una dinamica che si vede chiaramente nel mondo reale. Molti creator utilizzano strumenti come ChatGPT per velocizzare il lavoro, ma quelli che emergono davvero sono quelli che riescono a inserire dentro i contenuti qualcosa di personale: esperienza, opinione, visione. Allo stesso modo, anche grandi aziende come L’Oréal utilizzano l’AI per esplorare varianti e concept, ma la direzione creativa resta umana. L’AI combina, ma non attribuisce significato. E oggi la creatività è sempre più una questione di scelta, non di produzione.
La produttività e l’AI
Il secondo capitolo affronta invece il tema della produttività, introducendo uno dei paradossi più attuali: più diventa facile produrre, più aumenta il rischio di produrre male. L’AI rende tutto più veloce, più scalabile, più efficiente. Ma non garantisce che ciò che produciamo abbia valore.
Anche questo è già evidente. Aziende che pubblicano enormi quantità di contenuti perfetti dal punto di vista formale, ma indistinguibili. E-commerce con descrizioni prodotto corrette ma senza personalità. Team marketing che completano più task, ma con meno pensiero strategico. Il problema non è la tecnologia, ma l’assenza di filtro.
L’approccio a 3 C
Per questo Gaito introduce una distinzione fondamentale tra efficienza ed efficacia — fare di più non significa fare meglio — e propone una bussola decisionale molto concreta: le tre C (coerenza, conseguenza, contributo). Tre domande semplici, ma estremamente potenti, che obbligano a rallentare e a riportare intenzione nel lavoro. In un contesto che spinge costantemente verso la velocità, è proprio questo rallentamento a diventare un vantaggio competitivo.
Arrivando alla fine, quello che resta non è tanto un insieme di tecniche, quanto un cambio di prospettiva. Il libro attraversa diversi ambiti — dalla creatività alla produttività, fino al modo in cui studiamo, lavoriamo e prendiamo decisioni — ma il filo conduttore è sempre lo stesso: l’AI amplifica, ma non sostituisce il pensiero.
E questo sposta completamente il tema del valore. Se la produzione diventa accessibile a tutti, il vero vantaggio competitivo torna a essere:
- la capacità di fare le domande giuste
- la capacità di scegliere
- la capacità di dare direzione
In questo senso, In cosa posso esserti utile? non è un libro sull’intelligenza artificiale. È un libro su come restare lucidi mentre tutto accelera.
E’ estremamente centrato nel momento storico in cui esce. Non aggiunge complessità: la riduce. Non alimenta l’ansia: la razionalizza. E soprattutto, restituisce responsabilità a chi legge.
Per chi lavora nel Marketing, nella comunicazione o nella creatività, il messaggio è molto chiaro:
non sarà premiato chi produce di più, ma chi riesce a mantenere intenzione e qualità dentro ciò che produce. In un mondo in cui tutto è generabile, la vera differenza torna a essere qualcosa di molto meno tecnologico: il pensiero.

Un libro che non insegna semplicemente a usare l’AI, ma a posizionarsi rispetto all’AI. Ed è una distinzione decisiva.Non offre scorciatoie, non rincorre il trend ma costruisce un metodo per orientarsi.
E oggi, probabilmente, è esattamente ciò che serve.








