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TRE domande a… Ilenia Salerno di Agenzia Stanca

Nel mondo della comunicazione e del marketing siamo abituati a sentirci ripetere sempre le stesse frasi: “serve un brief”, “ti metto in copia”, “restiamo allineati”, “facciamo una call veloce”. È proprio da questa ripetitività, diventata quasi un linguaggio parallelo delle agenzie, che nel marzo 2021 è nata Agenzia Stanca.

Un progetto nato su Instagram durante il lockdown e cresciuto fino a diventare un fenomeno virale: una community che, con ironia e lucidità, racconta la tragicommedia del lavoro moderno. Meme, tormentoni, frasi fatte e stereotipi che tutti noi – professionisti della comunicazione – abbiamo pronunciato o ascoltato almeno una volta, trasformati in contenuti capaci di unire leggerezza e riflessione.

Dietro questo progetto c’è Ilenia Salerno, professionista che ha scelto una linea editoriale per Agenzia Stanca creativa e ironica, fin dal primo momento. Da lì sono arrivati un libro con Mondadori Electa, collaborazioni inaspettate e una community attiva che oggi supera le logiche del semplice profilo social.

Abbiamo intervistato Ilenia per capire meglio qual è il segreto del successo di Agenzia Stanca e quale spazio ha ancora l’ironia nel nostro settore.


In meno di 5 anni dall’apertura di quel profilo Instagram, hai dato vita a un libro, merchandising e a tante collaborazioni creative. Qual è stato il momento in cui hai percepito che “Agenzia Stanca” non era più solo un profilo social, ma un fenomeno culturale dentro la comunicazione? 

L’inizio. La pagina ha volato fin dai primissimi giorni, ma non è tanto il tema dei “follower” che mi ha stupito, quanto la condivisione. Sembrava che le persone che lavorano in questo settore non vedessero l’ora di uno spazio in cui potersi riconoscere, in cui poter raccontare episodi divertenti, condividere i post, taggare il collega, il capo, il cliente e soprattutto fare ironia. 

L’ironia è un linguaggio universale, ma non sempre facile da gestire. Quali criteri usi per decidere se una frase o un tormentone “merita” di diventare un post di Agenzia Stanca? 

In primis se fa ridere me, se mi diverte. Se è una frase assurda, per quanto vera, magari anche scorretta, con inglesismi a caso, maccheroniche traduzioni o modi di dire diffusi (“il giro delle sette chiese” “I know my chickens” “manda la mail a tutto il cucuzzaro” “stiamo parlando di peanuts”…)

Poi è chiaro: non è che tutte le frasi possono far piegare in due dalle risate, quindi si cerca di fare un mix. A volte anche quelle più semplici in realtà hanno un buon potenziale perché arrivano al momento giusto (“ormai ci pensiamo a settembre”) o cavalcano l’onda: il celeberrimo “real time marketing…”(es: “vogliono qualcuno come Sinner”) 

E in che modo il dialogo con la vostra community ha influenzato le scelte creative e i contenuti pubblicati?

La community gioca un ruolo fondamentale nei format che vivono nelle stories. Naturalmente l’utente vede il feed, ma nei DM e nei box accade il panico. Le risate che ci facciamo con il box del venerdì sono da lacrime. E ci tengo tantissimo a dire questa cosa: c’è reciproco rispetto. Nessuno di Agenzia Stanca si permette di diffondere informazioni private, ma allo stesso tempo la community non cita nomi o fa riferimento a fatti ed episodi troppo espliciti o spiacevoli. 

Oggi molti giovani vedono il mondo delle agenzie come affascinante ma anche alienante. Data la tua esperienza in una grande agenzia, che consiglio daresti a chi entra ora in questo settore, tra entusiasmi e disillusioni?

Sulla base della mia esperienza consiglierei due cose: la prima è seguire il proprio istinto. Non sto scherzando. “Trust your vibes. Energy never lies.” Domandati come ti sei sentito al colloquio, le sensazioni che hai provato e, se entri in un posto nuovo, le sensazioni che ti trasmette proprio tutto il contesto. Non ignorare queste emozioni, ecco. All’interno di quel posto dovrai starci parecchie ore e non devi fartelo piacere per forza. Ma, allo stesso tempo, è pur sempre lavoro, quindi è un ambiente professionale e ci saranno sempre persone che non ti piacciono. Solo, concentrati su come ti fa sentire. Il secondo consiglio è: focalizza bene che cosa ti piace fare. Non “quello che vuoi fare da grande” ma quello che ti piace fare e su cui vuoi crescere. Se lo visualizzi, ti verrà naturale seguire il percorso per raggiungerlo. So che sembra assurdo, ma non lo è. Le tue scelte dipenderanno, in fondo, dal fatto che hai deciso che cosa ti piace e che cosa non ti piace. Prima lo visualizzi, prima lo raggiungi.

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