“Per navigare il caos bisogna capirlo.”
Ho sottolineato questa frase nelle prime pagine e mi è rimasta in testa durante tutta la lettura: è la sintesi perfetta del gran lavoro che Jonathan Figoli fa con questo libro. Tra le mani abbiamo una mappa per orientarci in un disordine che ormai è la condizione normale in cui lavoriamo e investiamo. Uno dei punti di partenza è che il denaro è a tutti gli effetti diventato una merce; non più solo mezzo di scambio, ma oggetto di contesa strategica, esattamente come qualsiasi altra risorsa.
Venti anni con l’impatto di un secolo.
Negli ultimi vent’anni l’equilibrio geopolitico mondiale è cambiato più di quanto fosse cambiato in tutto il secolo precedente. Sembra una frase fatta, ma pagina dopo pagina si ha la netta percezione di questa grande accelerazione.
Le nuove rotte commerciali, con infrastrutture e porti che non sono più questioni logistiche da addetti ai lavori, ma diventano le linee con cui si disegnano le nuove mappe del potere. Poi l’energia e le risorse strategiche (gas, petrolio, rinnovabili, terre rare) che determinano alleanze, conflitti ed economie. Uno degli esempi più folkloristici è l’interesse trumpiano per la Groenlandia, un territorio ricco di terre rare, i diciassette metalli su cui poggia tutta la filiera tecnologica avanzata. Dietro una notizia che ci ricorda una partita a Risiko c’è una strategia industriale precisa. E ancora la corsa globale all’intelligenza artificiale, trattata non come fenomeno tecnologico ma come vera e propria infrastruttura strategica, e la space economy, dove il dominio spaziale vale soprattutto come laboratorio per le soluzioni tecnologiche di domani. Il quadro che emerge è quello di una competizione che si gioca contemporaneamente su molti tavoli diversi.
Sostanziose anche le numerose pagine che analizzano le questioni legate al debito pubblico, una di quelle cose che nel tempo abbiamo imparato a conoscere, telegiornale dopo telegiornale, notizia dopo notizia. L’aumento generalizzato dell’indebitamento pubblico è raccontato da Figoli come una condizione permanente da gestire, ben diverso da una situazione temporanea da riassorbire.
Europa (e Italia) al bivio.
Dopo decenni di disimpegno militare, i paesi europei hanno da poco riscoperto il linguaggio del riarmo, con stanziamenti per la difesa in crescita quasi ovunque. Ma il bivio vero è un altro: serve attenzione (e denaro) per la corsa agli armamenti oppure per investimenti complessi in cyber sicurezza, unione industriale e capitale umano?
Nel frattempo, il libro sottolinea un elemento importante in questo gioco dei ruoli, che vale per molti paesi europei e quindi anche per l’Italia: abbiamo costruito regole e mercati in sintonia con il modello statunitense, e questo ad oggi è insieme un vantaggio competitivo e un vincolo pesantissimo. In questa cornice, anche i tanto discussi dazi di Trump cambiano significato: letti da vicino funzionano più come leva di propaganda che come reale leva industriale.
Per chi fa impresa in Italia, il libro diventa quasi un documento di lavoro. L’autore ci fa notare che con il nostro tessuto di eccellenze locali, non possiamo inseguire le economie di scala anglosassoni o asiatiche: serve un modello costruito sulla frammentazione invece che contro di essa. E non basta proteggere le imprese italiane dai dazi o dai grandi colossi digitali, bisogna creare le condizioni di crescita dentro un’economia frammentata.
Dal macro al micro, anche per il nostro portafoglio.
Gli ultimi capitoli del libro chiudono il cerchio, affrontando il tema demografico, con l’occidente in declino che deve “difendersi” dall’Asia giovane e in espansione, e le sfide della longevità, che con un’aspettativa di vita che continua ad allungarsi, diventando una variabile su cui lavorare e investire.
Una sezione molto interessante è quella dedicata ai consigli per costruire un portafoglio di investimento equilibrato e alla spiegazione di strumenti come gli ETF, che negli ultimi anni hanno conosciuto una crescita enorme.
Tutto il volume è arricchito da moltissimi approfondimenti, contributi e interviste di professionisti e analisti di finanza e geopolitica. È una scelta molto attenta, che allarga il campo visivo e che ci consente di confrontarci con diversi punti di vista.

Un libro completo, ben strutturato, impegnativo ma allo stesso tempo piacevole. Va detto che non è un libro facile, perché non è facile la situazione mondiale che racconta. Va letto con calma e con la matita in mano, e a volte sarà necessario ritornare indietro di qualche pagina per afferrare meglio i concetti, soprattutto se non si ha troppa familiarità con la finanza o con la geopolitica. Ma la fatica è ripagata e ci cambierà il modo in cui leggiamo le notizie al mattino e, di conseguenza, il modo in cui decidiamo su fornitori, mercati e risparmi. Qui ci sono tutti gli strumenti per interpretare il presente e il futuro.








