Pubblicato il 10 marzo del 2026, Contemporary PR di Michele Rinaldi nasce per sottolineare l’importanza delle PR ma soprattutto l’evoluzione di quest’ultime nel mondo del marketing e della comunicazione. Il sottotitolo promette “sei riflessioni scomode ma utili”, e il libro mantiene esattamente questa promessa: niente manuale teorico tradizionale, ma una raccolta di pensieri critici che sfidano abitudini e dogmi della comunicazione contemporanea.
Con un linguaggio diretto e ironico, Michele Rinaldi smonta i cliché, rilegge le dinamiche del settore e propone una nuova idea di PR: meno operatività e più orchestrazione; meno “uscite sui giornali” e più storie che costruiscano fiducia e reputazione delle aziende che ne fanno buon uso.
Un libro rivolto a tutti coloro che lavorano nel marketing – manager, consulenti, professionisti PR – e che vogliono andare oltre il tradizionale significato di PR, quindi che sono pronti a mettere in discussione la tradizione per l’innovazione.
Contemporary PR di Michele Rinaldì è uno dei libri che più abbiamo apprezzato negli ultimi tempi e per trasmettervi tutto quello che ci ha trasmesso leggendolo, partiamo da un piccolo spoiler, anzi 2: le dueriflessioni che ci hanno colpito.

Il mondo è cambiamo, e le PR?
Il mondo è cambiato, il marketing si è evoluto e le PR sono rimaste, invece, al classico “mandiamo un comunicato stampa” o peggio “inviamo tutto alla nostra lista di giornalisti”. Ecco qui la prima critica che l’autore affronta. Non basta più fare “due chiacchiere” con il giornalista, oggi l’attenzione è cambiata e il modo in cui le persone si informano, ha preso una piega diversa.
Le PR in azienda servono a comunicare l’identità in modo coerente, riconoscibile e memorabile. Servono a creare relazioni durature, sane ma soprattutto vere. Solo così un brand riuscirà a interpretare i bisogni emergenti del proprio pubblico, ottenendo di conseguenza, consenso e fiducia.
Non serve una notizia, serve una storia!
Michele Rinaldi in Contemporary PR sviluppa un concetto importantissimo legato a questo argomento: la narrazione. Ebbene sì, un brand senza storia è solo un logo, un brand che sa raccontarsi, invece, e lo fa con gli strumenti giusti utilizzati nel migliore dei modi, è una presenza con carattere, è una voce decisa. Il brand con una storia forte da raccontare avrà un peso diverso sia esternamente, nei confronti di clienti, giornalisti e stakeholder vari, ma anche internamente, con tutto il suo team. Una storia unisce, rafforza il senso di appartenenza e guida tutti verso un unico obiettivo.
Lo sappiamo come ti immagini, in realtà, il ruolo delle PR in azienda ma Contemporary PR scardinerà già dalle prime pagine questo tuo pensiero. Quindi, no le PR non comunicano notizie a una lista infinita di giornalisti, non informano i clienti attraverso rassegne stampa chilometriche. Oggi le PR si muovono con un approccio diverso: un mix tra giornalismo e narrazione. E come scrive l’autore: “le PR devono imparare a orchestrare microstorie coerenti, distribuite su touchpoint diversi, capaci di accendere una scintilla in chi ascolta.” È proprio quel termine “orchestrare” che ci ha colpito, perché rende benissimo l’idea sul significato che vuole trasmetterci l’autore.
E poi, Michele Rinaldi, affronta questa riflessione descrivendo anche un altro dettaglio: in momenti di crisi è la storia che hai custodito, la reputazione che hai difeso nel tempo e l’unione del tuo team a fare la differenza. Se non hai una storia da raccontare e non sai come raccontarla nel momento di crisi, sarà qualcun altro a farlo al posto della tua azienda. Questo ci fa capire quanto sia importante curare questo aspetto all’interno di tutte le imprese.
Contemporary PR: le PR aziendali non sono una funzione ma un’orchestra
La seconda riflessione di Michele Rinaldi che ci ha colpito è sicuramente la numero #4.
In questo capitolo affronta un ulteriore tema importantissimo e che forse non tutti attribuiscono alle PR, stiamo parlando di content curation. Ma cosa vuol dire? Ogni contenuto che l’azienda rende pubblico deve essere pensato e creato per poter raccontare in modo esplicito o implicito uno degli argomenti di forza delineati dall’azienda. Ma soprattutto devono essere destinati non a un target generico (lo sappiamo tutti, ormai, che voler comunicare a “tutti” equivale a comunicare a “nessuno”) ma a un pubblico in linea e interessato al brand in questione.
Proprio per questo Michele Rinaldi in Contemporary PR ci tiene a spiegare il significato di “comunicare” proprio con queste parole: “a volte pensiamo che comunicare significhi produrre output, quando invece dovrebbe voler dire dare forma, ordine e coerenza a ciò che l’azienda vuole rappresentare nel proprio mercato e nella società in generale”. Fare content curation vuol dire non solo produrre contenuti ma scegliere cosa non produrre. E quindi ti obbliga a focalizzare gli sforzi e distribuire i contenuti in modo intelligente, nel formato giusto e per il pubblico giusto.
Ecco gli errori più comuni che spesso si fanno durante la distribuzione di contenuti:
- “Lo mettiamo ovunque così lo vedono tutti”;
- Lo stesso contenuto replicato ovunque con lo stesso stile;
- Un piano editoriale già deciso e poco flessibile;
- “Se è andato bene su questa piattaforma, questo contenuto andrà bene anche in quest’altra”;
- “Mandiamo a tutti lo stesso comunicato” senza sapere che “personalizzare = curare”.
Ed è proprio per via di questi errori che le PR contaminano sempre di più questi aspetti della comunicazione: content strategy; Brand journalism; Influencer marketing; Internal communication; Public affairs e relazioni istituzionali; Employer brand e HR communication.

In un contesto in cui la comunicazione è sempre più ibrida, veloce e guidata dai dati, continuare ad applicare modelli tradizionali rischia di essere non solo inefficace, ma controproducente. Le PR oggi si intrecciano con branding, performance marketing, contenuti e cultura aziendale: serve quindi una visione più ampia per affrontare il presente ma soprattutto il futuro, in continuo cambiamento.
Se lavori nelle PR o nel mondo della comunicazione e del marketing e senti il bisogno di uscire dalla comfort zone, questo libro rappresenta una lettura preziosa. Un invito, quindi, a leggerlo, lasciarsi provocare dalle riflessioni di Michele Rinaldi e trasformare le complessità del presente in opportunità di crescita.
Ecco un altro libro che riprende questo argomento, che abbiamo recensito e che ti consigliamo di leggere: i dieci comandamenti delle PR.








