Nel panorama sempre più vasto di saggi dedicati all’intelligenza artificiale, Valeva la pena tentare di Pier Luigi Pisa si distingue per il suo equilibrio tra rigore informativo e narrazione umana.
Non è un semplice reportage sull’ascesa di OpenAI, ma un viaggio dentro la mente e le scelte di Sam Altman, il visionario imprenditore che ha provato a fondere idealismo e pragmatismo nel tentativo di rendere l’IA accessibile a tutti.
Una lettura che alterna momenti biografici e analisi tecnologiche, mostrando come dietro ogni riga di codice ci siano sogni, paure e compromessi. Pisa scrive con chiarezza e ritmo, rendendo il libro scorrevole anche per chi non ha una formazione tecnica, ma desidera comprendere come nasce e cresce un’idea capace di cambiare il mondo.
Dalle origini idealistiche alla nascita di OpenAI
L’epicentro di questa lettura si concentra sulla nascita di OpenAI nel 2015, quando Sam Altman ed Elon Musk si uniscono a un gruppo di ricercatori e imprenditori convinti che l’intelligenza artificiale potesse diventare un bene comune dell’umanità.
L’obiettivo era chiaro: creare un’organizzazione no profit che condividesse apertamente codice, dataset e risultati, con la promessa di evitare che l’IA diventasse monopolio di pochi giganti tecnologici.
Pisa ci descrive con lucidità il contesto tecnico di quegli anni: la rapida evoluzione delle reti neurali profonde (deep learning), l’impatto dei primi modelli di natural language processing e la necessità crescente di potenza di calcolo, una risorsa che solo pochi potevano permettersi.
Dietro la filosofia open source si nascondeva una sfida concreta: come sostenere economicamente un progetto così ambizioso in un settore in cui i costi di training dei modelli superavano già le decine di milioni di dollari.
Di pari passo, con l’avanzamento della lettura, siamo diretti testimoni di come Altman, ancora animato da una visione quasi utopica, cercasse di bilanciare idealismo e realismo, promuovendo una cultura di trasparenza scientifica e collaborazione globale. Pisa ci accompagna tra le prime sperimentazioni di OpenAI Gym e i paper condivisi pubblicamente, simbolo di una stagione di apertura che sembrava destinata a cambiare per sempre il modo di fare ricerca.
La frattura: concorrenza, scelte e la fine dell’innocenza
Con il crescere dell’interesse per l’intelligenza artificiale e la corsa al potenziamento dei modelli linguistici, la pressione competitiva è diventata insostenibile.
Pisa racconta con precisione le tensioni interne tra chi voleva mantenere l’approccio open e chi, come Altman, vedeva la necessità di un modello ibrido capace di attrarre investimenti privati.
L’ingresso di Google, DeepMind e successivamente di Microsoft ha reso evidente che per restare rilevante, OpenAI doveva cambiare pelle.
La narrazione diventa quasi cinematografica quando si arriva al distacco di Elon Musk, in disaccordo con la nuova direzione. Da lì in poi, OpenAI evolve in una “capped-profit company”, un esperimento economico e etico senza precedenti: un’azienda che vuole restare fedele a un ideale pubblico, pur accettando il capitale privato.
Tra i passaggi più interessanti del libro ci sono quelli che mostrano le difficoltà pratiche di chi lavora sull’IA:
- la scarsità di dataset realmente neutrali, che non riproducano bias culturali;
- la complessità di addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) in modo sicuro e sostenibile;
- la sfida nel bilanciare performance e trasparenza, spesso in conflitto tra loro.
Pisa restituisce bene il senso di precarietà e ambiguità che domina questo mondo, dove ogni conquista tecnologica apre anche un nuovo dilemma etico. Sam Altman, nel frattempo, cambia: da giovane idealista a manager globale, diviso tra la volontà di proteggere l’umanità e la necessità di far crescere un’azienda che non può più essere solo “di tutti”
Un racconto sull’uomo dietro la macchina
Oltre la storia di OpenAI, Valeva la pena tentare è prima di tutto un ritratto umano. Pisa alterna la cronaca delle decisioni strategiche a pagine più intime, in cui emerge un Altman curioso, introverso, ma determinato. Prendiamo parte alle sue delusioni, aspettative, cambi di rotta,
Scopriamo episodi della sua giovinezza, il ruolo di Y Combinator come incubatore delle sue prime idee, e la sua capacità di riconoscere i talenti prima che il mondo li notasse.
Accanto a lui scorrono figure come Ilya Sutskever, mente scientifica di OpenAI, e Greg Brockman, ingegnere e ponte tra visione e realtà. Pisa non si limita a condividere una lista chilometrica di nomi, ma ci mostra attivamente il tessuto umano e tecnico che ha reso possibile l’impresa, tra modelli falliti, algoritmi che non convergevano e momenti di autentico smarrimento.
L’autore riesce così a trasmetterci il peso di ogni singola scelta, restituendo alla tecnologia la sua dimensione emotiva e morale.
Valeva la pena tentare è molto più di una biografia: è una riflessione sull’evoluzione dell’etica tecnologica nel XXI secolo.
Pier Luigi Pisa accompagna il lettore in un percorso che parte dal sogno di un’intelligenza artificiale libera e condivisa e arriva alle tensioni di un’industria ormai imprescindibile per l’economia e la politica globale. La scrittura è limpida, le fonti estremamente accurate, e la struttura narrativa ci coinvolge fino all’ultima pagina, ma la storia non è ancora finita. Il futuro è ancora da scrivere.
Sicuramente questo non è un libro da consigliare a chi vuole approfondire le proprie conoscenze, specie pià tecniche, circa l’IA. Tuttavia mi sento comunque di definirlo un tassello fondamentale di un percorso, di crescita e arricchimento, ben più ampio: chi desidera comprendere come nasce, cresce e si trasforma un’idea, troverà pane per i propri denti…ma fate attenzione a non affezionarvi troppo al protagonista o resterete scottati, vi ho avvertiti! Come suggerisce il titolo, valeva davvero la pena tentare – a volte il prezzo del sogno diventa una vera rinuncia, anche di alcuni pezzi di noi stessi.







