In che modo pensiamo, proviamo emozioni e prendiamo decisioni? Siamo davvero noi a scegliere o c’è un “pilota automatico” nascosto che lo fa al posto nostro?
Lo studio della mente umana mi affascina da sempre ed è per questo che sono felice di aver letto Meravigliosamente complessi di Paolo Legrenzi, psicologo, professore emerito all’Università Ca’ Foscari di Venezia e figura di spicco delle scienze cognitive in Italia.
Spesso ci fidiamo troppo del nostro intuito e cadiamo in trappole mentali e false credenze che ci portano a fare scelte sbagliate senza rendercene conto. Ciò accade perché il nostro cervello funziona utilizzando automatismi e scorciatoie mentali, ereditati dai nostri antenati preistorici, che oggi possono rivelarsi inadatti e ingannevoli in un mondo così complesso.
Il libro ci insegna a riconoscere questi meccanismi e a correggere i nostri giudizi frettolosi, per aiutarci a compiere scelte migliori nella vita di tutti i giorni e in diversi ambiti come l’economia, la politica, l’educazione, il lavoro e l’informazione.
Come funziona il nostro cervello
La prima parte del libro è dedicata ai diversi approcci teorici e inizia esplorando il funzionamento del nostro organo più complesso, ovvero il cervello.
L’autore sottolinea che le neuroscienze non possono fare a meno della psicologia, poiché per interpretare i dati cerebrali è indispensabile avere prima un modello psicologico che spieghi le funzioni mentali.
Per fare un esempio, comportamenti come l’altruismo non dipendono unicamente dalla genetica ereditata dai nostri antenati, ma variano in base alle condizioni sociali e ambientali in cui viviamo oggi.
Credi di avere sete, decidi di prendere un bicchiere d’acqua e muovi la mano, giusto? Un esperimento degli anni ’80 ha dimostrato che in realtà le aree motorie del nostro cervello si attivano circa 350 millisecondi prima che noi prendiamo coscientemente la decisione di muoverci e suggerisce che il “libero arbitrio” e la responsabilità delle nostre scelte poggino su complessi automatismi biologici nascosti, sollevando enormi dibattiti scientifici e filosofici. L’idea di avere un controllo assoluto sulle nostre azioni sarebbe dunque una illusione.
Il cervello produce la nostra mente, ma la sua sola anatomia non spiega chi siamo. Per capire la complessità delle nostre azioni e sensazioni abbiamo bisogno dei modelli e delle teorie della psicologia.
Come avvengono i nostri erorri sistematici (bias)
Il nostro cervello possiede un Sistema 1 (veloce e intuitivo) e un Sistema 2 (lento e riflessivo). Poiché ci siamo evoluti in un mondo in cui servivano decisioni rapide, oggi tendiamo a usare “scorciatoie” mentali del Sistema 1 anche quando affrontiamo problemi statistici o sociali complessi, finendo per ingannarci da soli.
Queste distorsioni possono avvenire in diversi ambiti:
- I sondaggi: Di fronte a sondaggi elettorali o exit poll, dimentichiamo completamente l’importanza del margine di errore o la grandezza del campione intervistato. La nostra mente cerca regolarità in un mondo che è molto più incerto di quanto vorremmo.
- Le aziende: Nelle organizzazioni gli errori si moltiplicano a causa dell’entusiasmo, della pressione del gruppo, del conformismo (la tendenza alla conferma) e dell’incapacità di domandarsi “E se avessi torto?”.
- I conflitti armati: Come dimostrato dall’attuale guerra tra Russia e Ucraina, i conflitti degenerano quando chi attacca sottovaluta in modo disastroso la resistenza del nemico e le reazioni internazionali.
- La finanza: Valutiamo le perdite e i guadagni non in modo oggettivo, ma mettendoli in relazione ai nostri affetti. I buoni investimenti richiedono l’esercizio del pensiero controintuitivo per non farsi travolgere dalla paura, superando i nostri istinti basilari.
Applicazione della psicologia alla vita quotidiana
La seconda parte del libro sposta l’attenzione dalle teorie sul funzionamento del cervello alle applicazioni pratiche della psicologia nella nostra vita sociale.
Viene innanzitutto marcata una distinzione tra l’istruzione che serve a trasmettere conoscenze e rendere autonomi i ragazzi e la vera educazione che consiste nell’insegnare le buone maniere, che sono prima di tutto uno strumento di rispetto e pazienza verso gli altri.
In una società fortemente stratificata, dove le università d’élite sono sempre più inaccessibili, la maleducazione diventa un tratto di appartenenza rivendicato con orgoglio dagli “esclusi”.
In ambito lavoro e organizzazioni si riprende la teoria sul perché esistano le aziende (ovvero per abbattere i costi e i “disagi” delle continue contrattazioni di mercato) per riflettere sullo smart working forzato dalla pandemia.
Lavorare in isolamento, senza il coordinamento gerarchico o fisico dell’ufficio, è possibile solo se si coltivano competenze trasversali (soft skill) come l’empatia, l’adattabilità e la gestione dei conflitti.
Infine, in ambito comunicazione e dati si parla di fake news. Le persone tendono a scusare e accettare una palese menzogna politica (come quelle di Trump sulle folle oceaniche) se riescono a immaginarla come “possibilmente vera” in altre circostanze, fornendo così un lasciapassare morale per le fake news che polarizzano la società.
I notiziari bombardano il pubblico di cifre assolute senza fornire le adeguate proporzioni, scatenando panico o indifferenza ingiustificati. Questa difficoltà nel calcolo proporzionale genera enormi incomprensioni pubbliche, come si è visto nelle polemiche sull’efficacia percentuale dei vaccini durante l’emergenza sanitaria.

Meravigliosamente complessi ti aiuta a smontare false credenze, stereotipi e paure irrazionali indipendentemente da quale sia il tuo lavoro.
Se vuoi una visione più corretta e completa del funzionamento della tua mente o di quella degli altri, ti consiglio di leggere assolutamente questo libro.








