RECENSIONE DEL LIBRO

Manuale per creativi e videomaker nell’era dell’intellingenza artificiale

Editore:

Hoepli

autore

Stefano Poletti

pubblicazione:

pagine:

Gennaio 2026

160

Autore

Stefano Poletti

Editore

Hoepli

Pubblicazione

Gennaio 2026

Pagine

160

Prezzo

Autore

Stefano Poletti

Pagine

160

Editore

Hoepli

Prezzo

Autore

Stefano Poletti

Pubblicazione

Gennaio 2026

costo:

Editore

Hoepli

Pagine

160

Intelligenza artificiale e creatività: quando il vero cambiamento non è lo strumento, ma lo sguardo

L’intelligenza artificiale non è più una promessa futura né una sperimentazione per pochi. È già qui, diffusa, accessibile, quotidiana. E soprattutto: ha smesso di essere solo una questione tecnica per diventare una questione culturale.

Nel momento storico in cui chiunque può generare testi, immagini, video e musica in pochi secondi, il dibattito sull’AI si sposta inevitabilmente dal come al perché. Non ci chiediamo più soltanto cosa sia possibile fare con questi strumenti, ma che cosa abbia senso fare, con quale responsabilità e con quale intenzione creativa.

Il libro si inserisce esattamente in questo punto di frizione: non celebra l’AI come soluzione miracolosa, né la demonizza come minaccia assoluta. Al contrario, la osserva per quello che è oggi: uno specchio che riflette il nostro modo di creare, lavorare e attribuire valore al gesto creativo.

L’impatto dell’AI nel workflow creativo

Uno dei meriti principali del libro è quello di mostrare come l’intelligenza artificiale abbia già modificato, in modo silenzioso ma profondo, il workflow lavorativo dei creativi.

L’AI entra in ogni fase del processo:

  • nel brainstorming,
  • nella scrittura,
  • nella visualizzazione,
  • nella produzione,
  • nella post-produzione,
  • fino alla distribuzione.

Non sostituisce il lavoro umano, ma ne ridisegna la distribuzione dell’energia. Automatizza ciò che è ripetitivo, accelera ciò che è tecnico, ma rende ancora più centrale ciò che non può essere delegato: la scelta, il gusto, l’intenzione.

Il creativo non è più solo chi “fa”, ma chi orchestra. Non costruisce tutto da zero, ma seleziona, filtra, rifiuta, monta il possibile. In questo senso, il libro chiarisce un punto fondamentale: l’AI non riduce il ruolo del creativo, lo espone. Perché quando tutto è possibile, diventa evidente chi ha davvero qualcosa da dire.

Come cambia il processo creativo

Il processo creativo, nell’era dell’AI, smette di essere lineare. Non si parte più da un’idea per arrivare a un prodotto finito seguendo tappe rigide. Il processo diventa circolare, dialogico, iterativo:

Prompt → generazione → riflessione → variazione → selezione → nuova generazione.

È un continuo rework che obbliga il creativo a confrontarsi con sé stesso, con i propri automatismi, con i propri cliché. L’AI non pensa, ma costringe a pensare meglio. Non sente, ma costringe a interrogarsi su ciò che ci fa sentire davvero.

Il rischio, ben evidenziato nel libro, è l’omologazione estetica. Ma la risposta non è rifiutare l’AI: è disturbare il flusso, accettare l’imperfezione, sporcare l’immagine, forzare il modello. Solo così la tecnologia diventa un alleato e non un duplicatore di contenuti gradevoli.

Abbonamenti e costi dell’AI, come orientarsi?

Ho trovato molto interessanti un capitolo dedicato al discorso costi e abbonamenti. PErchè non serve nascondersi dietro un dito: anche l’AI è un costo e dobbiamo capire come integrarlo al meglio. Per questo ho trovato utile che siano stati inseriti i 10 consigli pratici per orientarsi tra abbonamenti e costi. Vi riporto paripari la lista, perchè penso serve a tutti:

1. Parti dal tuo obiettivo, non dalla moda.
Vuoi scrivere meglio? Vuoi disegnare? Vuoi fare musica? Parti da lì. Non serve avere subito tutti gli strumenti.

2. Sfrutta i piani gratuiti.
Molti tool permettono di capire potenzialità e limiti senza spendere un euro. È come testare un’auto prima di comprarla.

3. Abbonati a rotazione.
Non serve pagare dodici mesi per tutto: puoi fare un mese intensivo su un tool per un progetto specifico, poi disdire e cambiare.

4. Combina premium e open source.
Un abbonamento strategico può convivere con strumenti gratuiti o open source, coprendo più aree senza sprechi.

5. Lavora in squadra.
Dividere i costi tra colleghi o collettivi creativi è spesso la soluzione più intelligente.

6. Stabilisci un budget AI fisso.
Trattalo come una voce di spesa ricorrente (20–40 € al mese) per evitare accumuli inutili.

7. Scegli tool trasversali.
Meglio uno strumento versatile che tre iper-specializzati che non entrano davvero nel workflow.

8. Considera la scalabilità.
Inizia dai piani base e sali solo quando serve davvero.

9. Tieni d’occhio le novità.
L’ecosistema AI evolve rapidamente: ciò che oggi è premium domani può diventare standard.

10. Valuta sempre il ritorno.
Ogni abbonamento deve rispondere a una domanda semplice: mi fa risparmiare tempo, migliorare il lavoro o generare valore?

Oltre i tool: una cassetta degli attrezzi consapevole

In un panorama saturo di tool, piattaforme e soluzioni che nascono (e muoiono) nel giro di pochi mesi, uno dei rischi più comuni per chi lavora nel digitale è confondere l’abbondanza con la strategia. Avere accesso a decine di strumenti non significa saperli usare, né tantomeno integrarli in un processo di lavoro efficace.

Proprio per questo, il libro dedica una sezione specifica alla costruzione di un toolkit consapevole: non un elenco esaustivo né una classifica dei “migliori tool”, ma una selezione ragionata di strumenti che rispondono a esigenze reali del lavoro creativo.

Ecco i principali strumenti citati (nulla di nuovo – aggiungo):

  • ChatGPT e Claude per scrittura, brainstorming e strutturazione dei contenuti
  • Midjourney, Stable Diffusion, DALL·E per immagini e concept visivi
  • Runway, Pika, Sora per la generazione e sperimentazione video
  • Suno, Udio, AIVA, ElevenLabs per musica, sound design e voce
  • Descript e Canva per produzione rapida e contenuti ibridi

Il messaggio è chiaro: il toolkit non è un arsenale, ma una cassetta degli attrezzi. Non vince chi accumula più strumenti, ma chi sa integrarli in modo intelligente nel proprio workflow. Ogni tool ha senso solo se risponde a un’esigenza concreta, se si inserisce in un processo già definito e se lascia spazio al pensiero, non lo sostituisce.

In un contesto in cui l’accesso alla tecnologia è sempre più democratico, la vera differenza non la fa il software, ma la consapevolezza con cui lo si utilizza. Sapere cosa usare, quando usarlo e soprattutto quando fermarsi diventa una competenza strategica. Perché la creatività non nasce dall’accumulo di possibilità, ma dalla capacità di scegliere, di rinunciare, di dare una direzione. Ed è proprio in questa capacità di selezione che il toolkit smette di essere un elenco di tool e diventa parte integrante della visione creativa.

Il valore che resta “umano”

Dopo aver attraversato strumenti, workflow, casi d’uso e implicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale, le conclusioni del libro scelgono consapevolmente di fare un passo indietro. Non per sottrarsi alla complessità, ma per rimettere a fuoco ciò che conta davvero. Il discorso torna al centro: il senso.

Non come usare l’AI.
Non quali tool scegliere.
Ma perché stiamo creando.

Il “senso” è ciò che tiene insieme tecnica, creatività e responsabilità. È il significato profondo del gesto creativo, l’intenzione che lo guida, la direzione che si decide di dare a contenuti che, oggi più che mai, possono essere prodotti in quantità potenzialmente infinita. In un contesto in cui l’AI rende facile generare, le conclusioni del libro ricordano che generare non è sinonimo di comunicare, e che produrre non equivale automaticamente a dire qualcosa di rilevante.

Riportare il discorso al senso significa ricollocare l’essere umano al centro del processo creativo, non come semplice esecutore o utilizzatore di tecnologie avanzate, ma come soggetto che sceglie, filtra, prende posizione. L’intelligenza artificiale può accelerare, semplificare, moltiplicare le possibilità, ma non può decidere cosa merita di essere raccontato, con quale intenzione e con quale responsabilità.

L’AI non sostituisce il giudizio umano. Non lo può fare. Ma lo mette alla prova. Libera tempo, automatizza il prevedibile, ma rende inevitabile una presa di posizione: scegliere, rischiare, raccontare.

Alla fine, come sottolinea il libro, il pubblico non si chiederà con quali strumenti è stato realizzato un contenuto. Si chiederà solo se ha sentito qualcosa di vero. E se, in mezzo a immagini perfette e testi impeccabili, c’era ancora un’anima.

Conclusioni del libro

Questo libro non è un saggio teorico sull’intelligenza artificiale.
Non è un trattato filosofico, né un manifesto ideologico pro o contro l’AI. E non è nemmeno un manuale tecnico destinato a sviluppatori o ingegneri.

È, più semplicemente e più utilmente, un libro pratico.

Serve a chi lavora ogni giorno con contenuti, idee, immagini, parole, suoni. Serve a chi si è trovato, negli ultimi mesi, a chiedersi da dove cominciare, quali strumenti valga la pena provare, come evitare di perdersi in un ecosistema che cresce più velocemente della nostra capacità di comprenderlo. Serve a chi sente che l’AI generativa è ormai parte del presente, ma non vuole subirla né rincorrerla senza criterio.

Il valore del libro sta proprio qui: non promette scorciatoie, ma offre orientamento. Non pretende di spiegare tutto, ma aiuta a capire cosa è rilevante oggi. Non costruisce una teoria astratta, ma mette a disposizione elenchi, checklist, workflow, esempi concreti, strumenti da testare. Liste da cui partire, non dogmi da seguire.

È una guida leggera nel senso migliore del termine: accessibile, leggibile, utilizzabile. Un testo che si può sottolineare, consultare a salti, riaprire quando serve. Un libro che accompagna, più che insegnare. Che suggerisce, più che prescrivere.

Proprio perché non è un saggio, il libro non chiede al lettore di aderire a una visione unica dell’AI. Chiede piuttosto di fare esperienza, di provare, di capire cosa funziona nel proprio lavoro e cosa no. Le liste di tool non sono inviti all’accumulo, ma occasioni di esplorazione. I consigli pratici non sono regole assolute, ma punti di partenza per costruire un proprio metodo.

Alla fine della lettura non si esce con la sensazione di “sapere tutto” sull’intelligenza artificiale. E questo è un bene. Si esce piuttosto con una maggiore chiarezza: su cosa esiste oggi, su cosa vale la pena approfondire, su come iniziare a usare l’AI in modo consapevole, senza ansia da prestazione tecnologica.

In un panorama spesso dominato da hype, semplificazioni e promesse irrealistiche, questo libro fa una scelta precisa: restare con i piedi per terra. Offre una mappa, non una destinazione finale. Una piccola guida per orientarsi nel mondo dell’AI generativa di oggi, sapendo che domani cambierà ma che avere un metodo, più che uno strumento, resterà sempre la vera competenza distintiva.

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Federica Mori – La Barbie Social
Laureata in Relazioni pubbliche e Pubblicità nel 2006, ho iniziato a lavorare poco dopo in una piccola agenzia di comunicazione a Brescia. Dal 2015 sono Freelance e mi sono dedicata al Social Media Marketing, senza però mai tralasciare il mio amore per l’Ufficio Stampa e le PR. Oggi sono Social Media Strategist e ADV Specialist: aiuto aziende e piccole realtà a usare i social per migliorare la propria presenza online.

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Laureata in Relazioni pubbliche e Pubblicità nel 2006, ho iniziato a lavorare poco dopo in una piccola agenzia di comunicazione a Brescia. Dal 2015 sono Freelance e mi sono dedicata al Social Media Marketing, senza però mai tralasciare il mio amore per l’Ufficio Stampa e le PR. Oggi sono Social Media Strategist e ADV Specialist: aiuto aziende e piccole realtà a usare i social per migliorare la propria presenza online.
Laureata in Relazioni pubbliche e Pubblicità nel 2006, ho iniziato a lavorare poco dopo in una piccola agenzia di comunicazione a Brescia. Dal 2015 sono Freelance e mi sono dedicata al Social Media Marketing, senza però mai tralasciare il mio amore per l’Ufficio Stampa e le PR. Oggi sono Social Media Strategist e ADV Specialist: aiuto aziende e piccole realtà a usare i social per migliorare la propria presenza online.

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