“Un numero sempre più elevato di ricerche scientifiche dimostra che l’atto di parlare, così naturale per noi esseri umani, è strettamente collegato alla buona salute e alla soddisfazione personale”.
Inizia con questa affermazione il saggio del dott. Luis Marcos Rojas La parola giusta, un incipit che introduce subito il tema centrale del libro e desta interesse e curiosità in lettrici e lettori: proseguire la lettura diventa naturale.
L’obiettivo dell’autore è condividere le conoscenze scientifiche acquisite negli ultimi trent’anni di carriera che dimostrano “il ruolo fondamentale del linguaggio orale sulla salute e sulla longevità”.
Secondo l’autore, l’atto del parlare è l’attività umana più naturale ed efficace per:
- innescare quei meccanismi che favoriscono il nostro benessere fisico, mentale e sociale,
- incrementare l’autostima,
- gestire la nostra vita,
- coltivare le relazioni.
La parola giusta è un saggio che ci aiuta a riflettere sul valore del linguaggio orale, spesso trascurato, e ad acquisire una maggiore consapevolezza sul gesto del parlare. Agli altri e a noi stesse, noi stessi.
L’esperienza di Luis Marcos Rojas
Luis era un bambino socievole, allegro e chiacchierone. Molto chiacchierone. La sua loquacità, caratteristica che lo aiutava a tessere buone relazioni, spesso si manifestava in momenti poco opportuni come i pasti o la messa domenicale.
Ai tempi, purtroppo, vigeva ancora la pedagogia nera, che prevedeva l’obbedienza e la sottomissione silenziosa di bambini e bambine: spesso la loquacità di Luis veniva frenata dagli adulti con uno sguardo per azzittirlo, con un pizzicotto della madre, con una nota dell’insegnante.
Nel primo capitolo l’autore racconta che da ragazzino i monologhi interiori lo hanno aiutato a ripensare e a dare un senso ai suoi comportamenti: da un lato gli permettevano di sfogare la sua loquacità, dall’altro miglioravano il suo stato d’animo.
“Da adulto il dialogo interiore mi è stato e continua a essermi molto utile per controllare gli impulsi e per alimentare la fiducia e la costanza nelle occupazioni che richiedono uno sforzo prolungato”. Grazie ai suoi soliloqui, Luis ha corso e portato a termine 25 maratone, un risultato che mette in luce la forza del dialogo interiore.
Un altro aspetto interessante della carriera dell’autore riguarda il suo rapporto con l’inglese, lingua necessaria per lavorare come psichiatra negli Stati Uniti: la sua scarsa conoscenza di questa lingua gli ha causato diversi problemi all’inizio del tirocinio in ospedale ed è stata fonte di errori e incomprensioni.
Per questi motivi la barriera linguistica è uno degli aspetti più indagati dall’autore: grazie ai suoi studi, Luis ha scoperto che lo sato d’animo delle persone cambia in base alla lingua che parlano.
Se ci pensi, quando non ti senti confident nel parlare una lingua straniera, hai un atteggiamento più controllato, rigido e poco rilassato.
Ma per quale motivo Luis ha scritto un saggio dedicato al potere della parola? Spiega l’autore: “In psichiatria il linguaggio orale ha un ruolo fondamentale nell’indagine dello stato mentale di una persona […] il potere terapeutico della parola continua ancora oggi a sorprendermi. […] La narrazione è un modo sano di organizzare le idee angoscianti, di contenerne l’intensità emotiva e di trasformarle in pensieri più gestibili e coerenti”.
Il saggio del dott. Rojas ruota intorno a questa affermazione e ci aiuta a capire che la nostra predisposizione d’animo dipende dal colore delle parole che scegliamo di usare nei nostri confronti e verso le altre persone.
La parola giusta è… nel cervello
Parlare è un gesto naturale, naturalissimo. Lo facciamo tutti i giorni, tutto il giorno. C’è chi parla di più e chi meno. Le donne parlano di più (lo afferma la scienza eh), per questo motivo sono più longeve degli uomini (lo dice sempre la scienza, non sono di parte).
Ma cosa significa parlare? Vuol dire “esprimere a parole ciò che pensiamo, sentiamo, facciamo, immaginiamo o percepiamo attraverso i sensi”. Far uscire ciò che abbiamo dentro.
Nella prima parte del suo denso lavoro, il dott. Rojas propone un affondo sui neuroni del linguaggio e sulle aree del cervello deputate all’uso della parola.
In queste righe scopriamo che “… le parole, indipendentemente dal fatto che siano pronunciate ad alta voce oppure in privato, sono in stretta correlazione con i centri cerebrali che regolano le emozioni, i comportamenti e le reazioni”.
In pratica, i neuroni del linguaggio sono collegati ai neuroni responsabili delle nostre funzioni vitali, oltre che a quelli del ragionamento e della gestione delle emozioni.
La capacità di parlare, insita nei nostri geni, è una competenza che ci aiuta a migliorare la nostra salute e ad aumentare l’aspettativa di vita. E ha valore in tutte le sue forme: parlare la nostra lingua e una o più lingue diverse, parlare a noi stesse, noi stessi e agli altri, parlare al telefono e agli animali.
In particolare, “… il linguaggio privato può essere molto efficace per meditare e raggiungere, attraverso la riflessione personale… stati positivi di rilassamento, tranquillità e pace interiore”. Ovvero di benessere.
Comunicare meglio per vivere meglio
Il fine ultimo del saggio del dott. Rojas è aiutare le persone ad acquisire maggiore consapevolezza sull’uso del linguaggio, sulla qualità delle parole che ci rivolgiamo, sul tipo di dialogo interiore che instauriamo verso di noi e sul modo in cui parliamo agli altri.
L’assunto “comunicare meglio per vivere meglio” si basa su diversi studi scientifici e sulle ricerche che lo psichiatra ha potuto condurre durante la sua esperienza lavorativa e che donano un immenso valore a questo saggio corposo e significativo.
Il lavoro è completo e abbraccia molteplici aspetti del linguaggio. Nei primi capitoli, Rojas spiega che l’ambiente famigliare e scolastico nel quale viviamo, così come le esperienze, le norme sociali e la cultura, strutturano la nostra personalità che potrà diventare più o meno loquace: “La parola ci accompagna fin dalla nascita e definisce chi siamo”, scrive nel libro.
Rojas illustra poi i disturbi del linguaggio più comuni e significativi, che costituiscono una vera e propria sfida per la salute fisica, psicologica e sociale di chi ne soffre.
Una parte consistente del saggio è dedicata alla capacità del linguaggio di modellare l’immagine che trasmettiamo e influenzare l’opinione che le altre persone si fanno di noi. È qui che l’autore spiega perché è importante essere consapevoli dell’impatto che il nostro tono di voce e il linguaggio hanno sui nostri interlocutori: “… la carica emotiva con cui accompagniamo le parole influisce sulla nostra capacità di stabilire un legame autentico con chi ci sta ascoltando”. Un’affermazione che starebbe benissimo in un manuale sul personal branding.
Ampio spazio del lavoro di Rojas è dedicato all’introspezione, al potere buono del dialogo interiore e delle parole che ci rivolgiamo: la nostra autostima dipende proprio dal modo in cui parliamo a noi stesse, a noi stessi.
Anche le istruzioni che ci rivolgiamo influiscono sulla gestione della nostra vita quotidiana, sull’autocontrollo, sulla formazione della resilienza.
Interessantissimo l’approfondimento sulla relazione tra linguaggio e sport: “Il linguaggio privato degli sportivi è il miglior esempio di soliloquio programmato per alimentare la resistenza e la flessibilità”.
Il valore medico-scientifico del saggio è dato da capitoli come quello dedicato alle conversazioni terapeutiche (psicoterapia conversativa) finalizzate ad alleviare o curare ‘la sofferenza emotiva causata da disturbi mentali’.
Il contenuto più rilevane del libro riguarda l’analisi dell’autore sulla relazione che intercorre tra l’espressione orale e l’aspettativa di vita. L’azione del parlare – sia nella forma del linguaggio sociale che privato – influenza la durata della nostra vita. Eh, un aspetto da non sottovalutare.
L’autore illustra i tratti della longevità, l’importanza della visione ottimista, della consapevolezza e della stabilità emotiva.
Per esempio, sai che un linguaggio privato positivo e fiducioso rinforza le difese immunitarie?
Il saggio ha un taglio teorico, ma l’autore ha inserito un elenco nutriente di buone pratiche finalizzate a comunicare bene e vivere meglio: dopo le spiegazioni scientifiche del come e del perché, il dott. Rojas dona preziosi suggerimenti per migliorare il modo di comunicare durante i nostri dialoghi interiori e usare il linguaggio come strumento generativo di benessere verso le persone che ci circondano.
Sono lezioni di vita da interiorizzare e mettere subito in pratica per incrementare la nostra longevità.
La struttura del libro La parola giusta
Il saggio di Rojas è diviso in tre parti ben distinte tra loro.
Nella prima l’autore si concentra sull’atto del parlare come medicina per la qualità della vita. Inizia raccontando la sua esperienza personale e continua spiegando cosa significa parlare, in che modo la parola ci accompagna sin dalla nascita (anzi, già nel grembo materno) e spiega quali sono i più comuni disturbi del linguaggio.
Nella seconda parte, la più densa e sostanziosa, l’autore ci accompagna con leggerezza e professionalità nella comprensione del nesso che c’è tra linguaggio e immagine sociale. Fa poi un affondo profondo sul dialogo interiore – il soliloquio – in relazione alla nostra autostima e longevità.
Lo psichiatra poi ci aiuta a capire in che modo parlare a noi stessi sia utile per imparare a gestire meglio la nostra vita. Spiega anche la funzione terapeutica delle conversazioni e delle cosiddette urla terapiche e conclude illustrando la relazione reale tra espressione orale e aspettativa di vita.
Nella terza parte troviamo sedici lezioni pratiche che l’autore ci consiglia per migliorare il nostro rapporto con l’atto del parlare e renderlo utile nella quotidianità.
Grazie al dott. Rojas impariamo, per esempio, quanto sia importante parlare più di una lingua e rivolgerci non solo agli esseri umani ma anche agli animali.
Ci educa poi a imparare a parlare con noi stesse, noi stessi, a parlare dei nostri dispiaceri, a celebrare i momenti felici, a riconoscere i nostri errori ed esprimere rimorso, a perdonare (anche a voce alta), a prepararci alle conversazioni difficili.
E, lezione che mi ha fatto commuovere, a non aspettare l’ultimo addio per dire a una persona “Ti voglio bene”.
Lo stile de La parola giusta
La scrittura è lineare, pulita e chiara. Il tono di voce – professionale e limpido – è alleggerito da un garbato senso dell’umorismo che rende la lettura del saggio piacevole e scorrevole.
L’approccio del dott. Rojas, nonostante la formazione medica e il suo ruolo da psichiatra, è fresco, leggero e mai noioso.
L’autore tratta li argomenti medico-scientifici con un uso ponderato dei tecnicismi e li spiega sempre con grande chiarezza e con una modalità comprensibile a un pubblico ampio.
Non ci sono inciampi, non ci sono nodi. Lo stile de La parola giusta rispecchia il suo contenuto: la scelta delle parole è curata, così come la sintassi e il linguaggio.
Apprezzabile la granularità linguistica, il vocabolario ampio e arricchente e la capacità di illustrare tematiche delicate con rispetto e chiarezza.
Una lettura senza dubbio impegnativa per i suoi contenuti, ma alla portata di tutte le persone che desiderano ampliare la propria cultura sulla comunicazione e sul benessere personale.

“Le parole plasmano le emozioni e allo stesso tempo lo stato emotivo influisce sulle parole e sul tono che usiamo” scrive Rojas nelle conclusioni del suo saggio.
Le ricerche scientifiche da lui menzionate nel libro dimostrano che in ogni parte del mondo l’atto di parlare – nella forma del linguaggio sociale e privato – migliora la qualità e la durata della vita ed è sostanziale per la nostra salute psicofisica.
La lettura di La parola giusta supporta lettrici e lettori a capire quanto sia importante prestare attenzione al linguaggio che utilizziamo nella quotidianità. E a cambiarlo, plasmarlo, modificarlo se necessario per incrementare il nostro benessere.
Parlare bene, comunicare bene è per il dott- Rojas il miglior investimento che possiamo fare per noi.
Il saggio di questo autore è corposo e illuminante. Non è un libro dedicato solo agli operatori della salute e del benessere: nonostante il taglio medico-scientifico è una lettura adatta alle persone che desiderano comprendere le funzioni del linguaggio, approfondire le sfumature del linguaggio sociale e imparare a instaurare un dialogo interiore proficuo per sentirsi meglio.
Lo consiglio a professioniste e professionisti della comunicazione per ampliare lo sguardo sull’uso della parola e trovare nuovi spunti di riflessione da utilizzare nel lavoro.
Condivido con te in questa chiusura una citazione del filologo americano John Grinder inserita dall’autore nel libro: che sia per te un punto di partenza.
“Le parole giuste dette al momento giusto possono trasformare la vita di chiunque”.
Buona lettura.








