Edwin Maria Colella, in questo saggio, ci pone davanti a una questione essenziale oltre che esistenziale: con la diffusione dell’AI e della Generative AI siamo davvero a una svolta epocale e straordinaria – rispetto alle innovazioni che ci sono state nei secoli – oppure stiamo solo rivivendo, con nuovi paradigmi, la storia che l’umanità conosce e ha già affrontato nei secoli?
Analfabetismo contemporaneo
L’AI è entrata nella nostra vita quotidiana a un passo vertiginoso, motivo per il quale stiamo provando questo profondo senso di disorientamento.
Un esempio su tutti: a soli due mesi dal lancio, nel 2023, Chat GPT ha superato i 100.000.000 di utenti. Nessuna tecnologia, nella storia dell’umanità, si era anche solo lontanamente avvicinata a questo traguardo e con questa velocità.
Quello che si sta diffondendo oggi è proprio l’incapacità di leggere il contesto, misurare la velocità di cambiamento e, soprattutto, esserne consapevoli. Innovazioni come la stampa, il telefono, l’auto, la luce, la radio sono avvenute nel corso di decenni (se non addirittura secoli) ridefinendo i confini tra pubblico e privato, le distanze, gli aspetti sociologici. Ogni volta creando nuove attività lavorative e sorpassandone altre.
La continuità rispetto al passato si rispecchia nel fatto che ogni trasformazione ha sempre portato con sé ansia, paura e necessità di adattamento. Ciò che contraddistingue questo cambiamento rispetto al passato è sicuramente la velocità con la quale tutto sta accadendo.
La conoscenza non si trasmette si risveglia
Scrive Colella: “Conoscere il passato non ci permette di predire il futuro, ma ci offre gli strumenti per immaginarlo e, forse, per indirizzarlo. L’AI sta trasformando i significati: ci spinge a rivedere chi siamo e a chiederci cosa vogliamo diventare.”
Adesso abbiamo davanti due strade: possiamo scegliere che il cambiamento prosegua secondo le logiche di mercato, con tutte le ingiustizie annesse, oppure possiamo decidere di governarlo, secondo un modello di transizione che non lasci indietro nessuna persona, con coraggio e visione.
La risposta sta nell’apprendimento permanete, perché una società che investe sulla formazione delle persone, di tutte, è più coesa e capace di affrontare le sfide del futuro. Ed è per questo che si rivela necessaria l’adozione di figure specializzate che si occupino di interpretare e indirizzare lo sviluppo e l’uso dell’AI in un’ottica di benessere collettivo, istruendo alla lettura consapevole della realtà digitale: oggi più che mai un’urgenza educativa e civile.
È la mente, non il dato, a trasformare il caos in conoscenza
In questi tempi, imperversa anche il dibattito filosofico: se le macchine possono fare arte o scrivere libri, cosa resta dell’ingegno umano? E possono davvero apprendere in autonomia? In questo frame, cresce la preoccupazione sociale ed etica: chi controlla i dati controlla anche le persone?
Gli LLM (Large Language Models) – ovvero i sistemi di AI progettati per comprendere e generare testo in linguaggio naturale come Chat GPT, Gemini e Claude – apprendono da grandi quantità di dati che riflettono inevitabilmente i pregiudizi presenti nella società. Questi modelli, di conseguenza, possono riprodurre o addirittura amplificare stereotipi legati a genere, etnia, cultura o status sociale generando risposte discriminatorie o ingiuste, soprattutto in contesti sensibili come il lavoro, l’istruzione o la sanità.
“L’informazione è una differenza che fa la differenza” – come sosteneva l’antropologo e sociologo Gregory Bateson.
Cosa significa? Che un testo generato dall’AI potrà essere rilevante, coerente e addirittura sorprendente ma, in assenza di una mente umana che lo contestualizzi e lo approfondisca, rappresenta soltanto un insieme di parole una dietro l’altra, senza alcuna rilevanza.
Come scrive Colella: “il pensiero critico in questo scenario è un atto di resistenza contro l’entropia comunicativa”.

Questo saggio è per chi si sta chiedendo come siamo giunti fino a qui e vuole provare a capire come affrontare tutto in maniera proattiva, senza farsi travolgere.
Poco più di 100 pagine, dense di significati, per ricordarci da dove veniamo e comprendere cosa stiamo attraversando, in questo momento rivoluzionario avviato dall’AI. Al termine del libro, un’interessantissima bibliografia.








