RECENSIONE DEL LIBRO

Il DNA delle competenze

Come salvare l’abilità umana nell’era delle macchine intelligenti

Editore:

Egea

autore

Matt Beane

pubblicazione:

pagine:

febbraio 2025

218

Autore

Matt Beane

Editore

Egea

Pubblicazione

febbraio 2025

Pagine

218

Prezzo

28,00

Autore

Matt Beane

Pagine

218

Editore

Egea

Prezzo

28,00

Autore

Matt Beane

Pubblicazione

febbraio 2025

costo:

Editore

Egea

Pagine

218

28,00

Viviamo in un mondo che tende a sacrificare l’abilità a favore della produttività. E l’introduzione delle tecnologie ha accelerato questo processo. L’intelligenza artificiale, i robot, gli strumenti innovativi hanno senza dubbio velocizzato il lavoro ma – se non vengono utilizzati in modo consapevole – rischiano di diventare una minaccia globale all’abilità.

Matt Beane nel suo libro Il DNA delle competenze – Come salvare l’abilità umana nell’epoca delle macchine intelligenti propone a lettrici e lettori una serie di micro-tattiche da implementare ovunque e in qualsiasi momento per mantenere livelli sani di sfida, complessità e connessione negli ambienti lavorativi e accrescere le competenze.

In questo saggio Beane dona il suo codice dell’abilità, elaborato dopo anni di lavoro, ricerca e studio sul campo. Un codice necessario per evitare che le nostre abilità diventino obsolete e per continuare a prosperare nel mondo del lavoro.

L’autore ha un approccio sociologico alla materia trattata e utilizza i case study raccolti in anni di studio per raccontare gli argomenti illustrati nel libro, storie di persone reali che ha conosciuto durante le sue analisi e la sua immensa attività di ricerca.

Il pensiero di Beane emerge con chiarezza dalle pagine dense di questo libro: tutte e tutti possiamo, a prescindere dal nostro ruolo, dare un contributo per promuovere lo sviluppo delle abilità.

Tutti noi abbiamo bisogno di coltivare l’abilità” scrive Beane, se vogliamo nutrire nel tempo il nostro meta-superpotere tipico degli umani: la capacità di costruire abilità mentre lavoriamo. E, per farlo, dobbiamo essere un po’ audaci. O comunque più audaci di quanto siamo ora come essere umani.

L’opera di Beane propone un approccio nuovo nei confronti dello sviluppo delle competenze, che valorizza il processo dell’apprendistato tradizionale e lo integra all’uso delle tecnologie intelligenti.

Il fulcro di questo libro” specifica l’autore “sono le persone, le relazioni e le scelte. Non la tecnologia”.

Il DNA delle competenze racchiude l’essenza delle ricerche dell’autore: è un dono da utilizzare per preservare e coltivare le nostre abilità più umane nell’era delle intelligenze artificiali.

I tre elementi su cui si basa Il DNA delle competenze

La domanda alla quale vuole rispondere Matt Beane nel suo libro è un grande quesito che interessa la nostra società: come possiamo salvare l’abilità umana nell’era delle macchine intelligenti? E, di conseguenza, come possiamo preservare il codice dell’abilità?

Per rispondere l’autore illustra le tre intuizioni chiave sulle quali si basa l’abilità umana, acquisita attraverso quello squisito rapporto tra esperto e novizio che per anni ha caratterizzato gli ambienti di lavoro.

Il primo elemento è la sfida

Tutte le ricerche conducono alla stessa conclusione: non si acquisiscono competenze preziose senza un sano livello di sfida, e il legame esperto-novizio serve esattamente a questo”. La sfida rappresenta il legame tra fatica e abilità. Per spiegarla, Beane utilizza la storia dello Chef Andre e del suo percorso di apprendimento nelle cucine dei ristoranti.

Per imparare un mestiere con efficacia è necessario affrontare compiti che siano vicini ai propri limiti di capacità. Un sano livello di sfida richiede concentrazione totale e permette piccoli errori da cui riprendersi. Gli esperti, i profili senior, hanno il compito di guidare i principianti verso compiti un pochino al di sopra delle loro attuali capacità, e di fornire un’impalcatura – lo scaffholding – che sostenga l’apprendimento, attraverso la socializzazione professionale e la pratica intenzionale.

“… i problemi e la pratica sono una risorsa scarsa e indispensabile”, specifica Beane, che chiude il capitolo sulla sfida con la lista dei dieci punti che caratterizzano una sfida sana, da usare per valutare l’organizzazione e il lavoro.

Il secondo elemento è la complessità

La racconta con la storia di Sita, una magazziniera che ha avuto un percorso di carriera eccellente.

… la complessità si basa sulla capacità di dare un senso al contesto in cui avviene quel compito” e si riferisce alla capacità di comprendere il contesto più ampio del nostro lavoro e di muoversi oltre i compiti specifici che lo caratterizzano. Per mantenere livelli sani di complessità negli ambienti lavorativi bisogna acquisire una visione sistemica e strategica che permetta di cogliere le dinamiche sottostanti il mestiere. Apprendiamo con maggiore efficacia quando siamo immersi in ambienti che promuovono situazioni realistiche e mutevoli, non di certo in spazi iper-semplificati dalle tecnologie. La complessità situazionale stimola la curiosità umana: quando l’attenzione del discente è indirizzata in modo corretto, l’apprendimento implicito diventa più efficace.

Secondo gli studi di Ericsson citati dall’autore, la complessità dipende da una componente critica: la riflessione sull’azione. Impariamo quando riusciamo a costruire mappe mentali sempre più sofisticate del lavoro che dobbiamo svolgere, quando ci prendiamo una pausa dall’azione.

La nostra conoscenza dichiarativa si basa su ciò cheA. Bandura aveva chiamato apprendimento sociale: impariamo attraverso l’osservazione anche senza che una persona ci insegni cosa fare.

La complessità è un’opportunità di crescita.

Il terzo elemento è la connessione

La protagonista del capitolo sulla connessione è Emily, direttrice vendite della sua azienda.

La connessione si costruisce e si alimenta grazie ai legami di fiducia e rispetto tra esperti e novizi. Le figure senior, oltre a trasferire conoscenze, hanno il compito di favorire un rapporto umano significativo con le figure junior, che soddisfi i bisogni di autonomia, competenza e relazionalità. Un livello sano di connessione permette l’evoluzione delle competenze, posto che l’esperto sia disposto a correre qualche rischio nell’affidare compiti complessi al novizio.

Le relazioni positive sono fondamentali per la motivazione, per la ricerca di significato e per avere la percezione di una vita vissuta con pienezza.

Le relazioni di fiducia e rispetto si basano su tre tattiche:

  • la sintonia = prestare attenzione,
  • il feedback = condividere informazioni sulla relazione,
  • l’impegno congiunto = le azioni devono soddisfare le esigenze di entrambe le parti.

E per ottenere fiducia e rispetto nelle connessioni abbiamo bisogno di sviluppare tattiche e comportamenti specifici che le alimentano: entrare in sintonia con le persone, dare un feedback e risolvere insieme.

Grazie a questi elementi, nel tempo il rapporto gerarchico tra esperto e novizio si trasforma in una relazione alla pari.

Anche in questo capitolo l’autore offre una lista di dieci punti per costruire relazioni sane.

La minaccia ai tre elementi de Il DNA delle competenze

Promuovere sani livelli di sfida, complessità e connessione non è semplice, perché ogni elemento ha la sua minaccia che individuiamo grazie al leitmotiv del libro: “La tecnologia spesso gioca un ruolo chiave nelle connessioni sane, nel bene e nel male. È meglio che appuriate in prima persona di che ruolo si tratta”.

L’autore usa la storia di Emily per illustrare un concetto chiave del libro: quando le persone si appoggiano alle nuove tecnologie rischiano di ridurre il loro impatto positivo sui legami umani che permettono di mantenere la motivazione, costruire le abilità e fare carriera.

Negli ambiti in cui subentrano le nuove tecnologie spesso i novizi vengono esclusi dall’azione dagli esperti, che riescono così a ottimizzare il loro lavoro in termini di velocità di esecuzione.

Il risultato però è un calo drastico di sfide, complessità e connessioni sane, gli elementi su cui costruiamo le abilità. Così facendo rompiamo anche il legame tra novizio ed esperto che per millenni ha sostenuto l’apprendimento dei mestieri.

Durante le sue numerose e lunghe ricerche Matt Beane ha indagato cosa succede quando si inseriscono le tecnologie nel lavoro per promuovere il cambiamento.

E, per adattarsi a questo cambiamento, c’è bisogno di una riqualificazione quasi completa del lavoro perché la riorganizzazione e la tecnica mettono in crisi il legame novizio-esperto.

Per illustrare la minaccia alla sfida Beane racconta la storia di Amber, infermiera di sala operatoria, che da quando ci sono i robot non svolge più il lavoro come faceva prima e si annoia.

“… l’utilizzo di tecnologie intelligenti spesso priva i lavoratori delle sfide di cui hanno bisogno per accrescere le proprie competenze”.

Anche la complessità è minacciata dall’automazione che separa le persone e le tiene concentrate su un’unica mansione, banale e ripetitiva. A causa dell’inserimento di nuove tecnologie come i robot, stiamo perdendo l’accesso alla sana complessità che ci permette di ‘agire con maestria’, imparare, migliorare.

Vale lo stesso discorso per le connessioni: la tecnologia limita la relazione tra esperto e novizio e diminuisce le opportunità di apprendimento sul campo.

Cosa possiamo fare per ovviare a queste minacce?Andare contro le regole è sempre stata una fonte preziosa di intuizioni e innovazione, non solo di abilità”, scrive Beane nel libro. Qui propone tre pratiche per ovviare al problema:

  • la specializzazione precoce,
  • la prova digitale,
  • la lotta senza supervisione.

Queste tre tattiche di apprendimento ombra (non spoilero di più, trovi tutto ne saggio) promuovono negli ambienti di lavoro livelli sani di sfida, complessità e connessione e permettono alle persone di acquisire capacità sorprendenti.

Nel libro l’autore propone il concetto innovativo di apprendistato digitale: “Dobbiamo capire quali sono i metodi di costruzione delle abilità in grado di accrescere il rispetto e la fiducia reciproca, facilitando al contempo la condivisione delle competenze e la collaborazione”.

Come ripensare il codice dell’abilità

L’approccio sociologico (e quasi pedagogico) dell’autore emerge dai contenuti ben argomentati ma anche dalla struttura del libro: dopo aver illustrato i problemi legati al mantenimento di sani livelli di sfida, complessità e connessioni attraverso esempi reali tratti dalle sue approfondite ricerche sul campo (ore e ore trascorse negli ospedali, nei magazzini, negli uffici delle aziende), Matt Beane offre la sua soluzione.

Nell’ultima parte del libro l’autore tira le file della sua ricerca: la modalità con cui scegliamo di gestire le tecnologie intelligenti blocca le buone sfide, la buona complessità e le buone connessioni al posto di valorizzarle.

Abbiamo avviato una guerra tra la produttività tecnologica e l’abilità umana, e l’abilità sta perdendo”.

Per questo è importante rielaborare il codice delle competenze per evitare di compromettere i tre elementi delle abilità e recidere il legame tra esperto e novizio.

Qual è la soluzione definitiva per salvare il codice delle abilità? Passare dai tre elementi essenziali – sfida, complessità e connessioni – a quelle che l’autore chiama le tre tappe essenziali.

  1. Scoprire gli approcci specifici che preservano la salute del codice dell’abilità.
  2. Sviluppare organizzazioni e tecnologie che promuovano sia la produttività che livelli sani di sfida, complessità e connessioni.
  3. Implementare la tecnologia con una modalità che ci permetta di coinvolgere le persone.

Dobbiamo attingere al codice dell’abilità per sviluppare un sistema di strutture organizzative durature, come politiche, norme, regole, processi e ruoli, che aiutino chiunque a costruire abilità nello svolgimento del proprio lavoro”.

Questi tre strumenti – scoperta, sviluppo e implementazione – servono per lavorare in un sistema che, purtroppo, privilegia l’efficienza e non l’apprendimento.

Conclusioni del libro

Come potrebbe essere il mondo e come potrebbero diventare gli ambienti professionali in cui lavoriamo se riuscissimo a potenziare lo sviluppo delle abilità utilizzando le tecnologie (AI, robot, automazione) che oggi ci preoccupano?

L’autore chiude il libro con un capitolo sul futuro chimerico dell’abilità e lo fa raccontando la storia di Sara, una saldatrice che vive nel 2037, proponendo una realtà ipertecnologica che da un lato spaventa e dall’altro incuriosisce (io sono molto spaventata, mi dirai tu leggendo il libro qual è il tuo pensiero).

Con l’introduzione delle nuove tecnologie continueremo a indebolire il legame vitale tra gli esperti e i principianti, tra mentore e novizio, e andremo verso la disuguaglianza delle competenze, aspetto che diventerà più profondo per tutte le professioni meno prestigiose e meno retribuite.

Oltre a questo aspetto, si degraderà anche l’abilità perché le persone acquisiranno sempre meno competenze.

Però, se lo vogliamo, possiamo “costruire competenze ricche e preziose praticamente ovunque”, anche perché insistere sullo sviluppo delle abilità e sulla produttività porta alle imprese vantaggi competitivi.

Secondo Matt Beane abbiamo bisogno di costruire un sistema ‘chimerico’, che non sia solo umano o solo tecnologico, ma che combini insieme questi due aspetti per ottenere risultati migliori rispetto a quelli che avremmo solo dagli esseri umani o solo dalle macchine.

L’obiettivo è costruire piattaforme chimeriche che da un lato mettano al sicuro lo sviluppo delle nostre competenze e dall’altro riscrivano il codice dell’abilità per renderlo sempre più forte.

Con uno stile pulito e asciutto, con un tono di voce chiaro, distinto e accademico – ma mai egocentrico -, con un linguaggio equilibrato e semplice nonostante i tecnicismi, Matt Beane offre un pensiero strutturato, una tesi forte e una soluzione eccellente per salvare le abilità umane.

Il DNA delle competenze è un libro che qualsiasi persona inserita in un ambiente lavorativo dovrebbe leggere per acquisire consapevolezza sul ruolo della tecnologia e comprendere il valore dell’intelligenza umana e delle relazioni, gli unici elementi che ci permetteranno davvero di prosperare nel tempo.

voto recensione la svolta di andrea giuliodori

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Federica Trezza
Ciao sono Federica, scrivo, leggo e nuoto. Curo la Scrittura di contenuti digitali e tradizionali per professionisti e imprese che hanno bisogno di una penna agile, allenata ed entusiasta. Mi occupo dell’ideazione ex novo di testi per siti web e articoli del blog in ottica SEO. Realizzo progetti di comunicazione per i brand e li accompagno lungo un percorso di crescita che ha l’obiettivo di far acquisire alle persone maggiore consapevolezza su obiettivi, strategie, strumenti, canali e narrazione. Edito testi tradizionali e ottimizzo contenuti per il web in linea con la strategia SEO. Scrivo qualsiasi contenuto con un approccio da Ghostwriter e mi affianco ad autori e imprenditori che desiderano scrivere manuali o libri d’impresa. Per liberare la mente dai pensieri opprimenti e predispormi alla Scrittura, nuoto.

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