Storie di donne al vertice della finanza: un viaggio tra stereotipi, conquiste e nuove visioni.
“Quando vi sedete al tavolo delle trattative [..] non abbiate paura di chiedere ciò che vi spetta. Non c’è niente di sbagliato nel chiedere di essere pagate per il proprio lavoro. Questo non vi rende arroganti, vi rende consapevoli.” Termina così la testimonianza di Gabriella Alemanno (commissaria Consob) – una delle otto raccolte da Chiara Galgani e Valeria Santoro. In questo saggio le autrici hanno ascoltato donne che oggi si trovano in ruoli apicali della finanza a cui sono giunte attraversando stereotipi, barriere e luoghi comuni di un ambiente storicamente a impronta maschile, almeno fino ad oggi.
E perché invece la presenza delle donne ai vertici delle aziende fin tech è oggi più che mai necessario? Non va inteso come mero atto di conquista, bensì come un cambiamento epocale che porta con sé un enorme potere trasformativo affinché il settore diventi più orientato all’impatto sociale, sia meno autoreferenziale e segua logiche più redistributive.
Financial literacy e role model
Lo confermano i dati Ocse-Pisa: le donne nutrono un senso di under confidence nei confronti della gestione finanziaria che porta a una differenza di 20 punti percentuali tra i sessi, un dato che supera la media mondiale di ben 5 punti. Tra i vari motivi, oltre a quelli culturali e storici, svetta un numero esiguo di role model, di donne cioè che dimostrino che occuparsi di denaro non è solo un’attività polarizzata nelle mani degli uomini, ma rappresenta un diritto e una responsabilità.
Fra queste, una delle più importanti è Azzurra Rinaldi, economista, che si occupa di divulgazione di temi legati anche alla gestione delle finanze con uno sguardo prettamente femminista. Il suo punto di vista è fondamentale: oggi, tra le tante attività svolte, dirige la School of Gender Economics presso Università Unitelma Sapienza.
Come racconta Giovanna Boggio Robutti (direttrice Feduf (ABI): “L’indipendenza economica non è solo una questione di soldi, ma di atteggiamento mentale e di coraggio. E questa consapevolezza è il dono più grande che possiamo lasciare alle generazioni future.”
Liliana Fratini Passi – direttrice generale CBI (fintech, Società Benefit) – centra un punto importante: “non è il principe azzurro che deve salvarci. Se vogliamo qualcosa, possiamo permettercelo con le nostre forze.”
Global Thinking Foundation
Fondata da Claudia Segre, la Global Thinking Foundation si occupa di promuovere l’inclusione finanziaria e l’educazione economica e digitale soprattutto fra donne perché, come già indicato, sono proprio le donne ad avere una scarsa consapevolezza, non solo della gestione finanziaria del presente ma anche di quella del futuro, come la previdenza integrativa e le varie tipologie di investimento.
Barriere alla crescita femminile
Oggi, come abbiamo visto, le donne accumulano meno ricchezza, risparmiano meno, investono meno e di conseguenza si ritrovano a percepire pensioni inferiori del 30% rispetto agli uomini. Ma quali sono le barriere che frenano questa crescita?
- Barriere culturali e organizzative: le donne hanno percorsi di carriera frammentati perché, ancora, il lavoro di cura e accudimento ricade principalmente sulle nostre spalle (75%).
- Gender pay gap: noi donne guadagniamo, a parità di mansioni e seniority, fino al 15% in meno rispetto ai colleghi uomini.
- Soffitti di cristallo e labirinti invisibili: stereotipi, bias, mancanza di equità che ci troviamo ad affrontare durante il nostro percorso di carriera.
- Oggi solo il 22% delle aziende è a guida femminile. Oltre a questo, soffriamo di minori possibilità di accesso a capitale, networking strategico e formazione.
Il divario patrimoniale è la nuova frontiera della disuguaglianza: minore potere economico, minore liquidità, minore sicurezza e minore autonomia. Perché diciamolo forte, l’indipendenza economica è una delle chiavi per salvarsi dalla violenza di genere e oggi, purtroppo ancora solo il 53% delle donne ha un conto in banca personale.
Direttiva UE 2023/970
La Direttiva UE 2023/970 rappresenta una svolta epocale per contrastare il gender pay gap: ha l’obiettivo di rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza retributiva.
Entro il 7 giugno 2026, tutte le aziende saranno obbligate a adottare pratiche trasparenti nella fase di recruitment.
- Non sarà più ammesso chiedere lo storico retributivo: è un passo importante per ricevere proposte in base alla seniority e alla posizione offerta (e non più in base alle retribuzioni precedenti che potrebbero essere soggette ad eventuali penalizzazioni)
- Entra in vigore l’obbligo di dichiarare la fascia retributiva per la posizione offerta.
Inoltre, lavoratrici e lavoratori avranno diritto ad accedere a dati medi, anonimi e distinti in base a livelli salariali per sesso, in base a ruoli di pari valore all’interno delle organizzazioni.
Infine, si aggiungono obblighi di rendicontazione periodica sui divari retributivi: annuale per le aziende con oltre 250 persone, ogni 3 anni tra 100 e 250 persone occupate.
Come scrivono Galgani e Santoro “La parità salariale non è un tema tecnico ma politico e culturale: si lega all’idea stessa di democrazia economica e di pari cittadinanza delle donne nello spazio del lavoro e della produzione. In questo senso, la trasparenza retributiva rappresenta non solo una tutela, ma un diritto collettivo e uno spazio necessario verso un’economia più giusta e inclusiva, in cui il valore del lavoro femminile non sia più invisibile né sottopagato.”

Ho trovato questo saggio molto interessante, sia per come è stato costruito, che per i contenuti affrontati.
Nella prima parte sono raccolte le testimonianze di otto donne che rivestono ruoli apicali in aziende come Sea Aeroporti Milano, CBI, Poste Italiane, Consob.
Nella seconda parte, invece, le autrici Galgani e Santoro, ripercorrono la storia e le radici della disuguaglianza economica di genere: da dove nasce e perché oggi è ancora così radicata. Il libro ci fa comprendere come sia necessario un cambiamento culturale che parta da tutte e tutti noi.
Quindi se ancora non avete idea cosa regalare per Natale alla vostra amica, a vostra madre, sorella o collega questo è sicuramente un bel pensiero! La consapevolezza è potere.








