«Dare il nome giusto alle cose può essere un gesto rivoluzionario»
In un’epoca in cui le parole vengono usate più per orientare che per spiegare, Con parole precise – Manuale di autodifesa civile è un libro necessario. Gianrico Carofiglio costruisce un vero e proprio antidoto contro la comunicazione fallace, manipolatoria e strumentale che permea il discorso pubblico contemporaneo.
Non si tratta di un esercizio di stile, né di un saggio per soli addetti ai lavori. Si tratta della nuova edizione del libro di Carofiglio uscito nel 2015, quando si profilava appena l’avvento dei populismi che invece oggi sono realtà. Una guida pratica e civile, che parte da un assunto tanto semplice quanto potente: la qualità del linguaggio determina la qualità del pensiero, e la qualità del pensiero determina la qualità della democrazia.
Le parole non sono mai neutre
Carofiglio ci accompagna dentro l’officina della comunicazione politica e civile, mostrando come slogan, metafore, cornici linguistiche e semplificazioni possano costruire realtà artificiali. Non per raccontarle meglio, ma per piegarle a una tesi precostituita.
Attraverso esempi concreti – dai comizi di Trump alle retoriche dell’odio, dalla propaganda alle ambiguità del linguaggio giuridico – il libro smonta i meccanismi con cui i fatti vengono modellati a sostegno delle proprie idee, spesso senza rispetto né per la verità né per le persone con cui si dialoga.
La forza del testo sta proprio qui: non denuncia in astratto, ma mostra come funziona la manipolazione, passo dopo passo, parola dopo parola.
Un vero manuale di autodifesa
Definire Con parole precise un “manuale di autodifesa civile” non è un artificio editoriale. È una descrizione accurata. Carofiglio fornisce strumenti per riconoscere:
- le generalizzazioni che spacciano opinioni per fatti
- le metafore tossiche che creano nemici immaginari
- le semplificazioni emotive che sostituiscono il ragionamento
- le parole oscure che servono a non farsi capire
E, soprattutto, insegna come disinnescare queste trappole, non con aggressività, ma con un panino.
Sì, hai letto bene, panino.
In uno dei passaggi che ho apprezzato di più di questo libro, Carofiglio spiega come applicare il “metodo del panino” ideato da George Lakoff per controbattere a certe uscite propagandistiche che incrociamo tutti i giorni (fin troppo) sui social, nel dibattito politico ma anche durante pranzi e cene di famiglia (sei pronto per parlare di politica al pranzo di Natale?).
Si tratta di una strategia comunicativa in tre passaggi:
- Riformulare il discorso nei nostri termini, proponendo quindi la nostra cornice interpretativa, “evitando di replicare subito all’attacco e di negarne il contenuto”, ma mettendo in chiaro quali sono i nostri valori e la nostra visione del mondo.
- Mettere in discussione l’affermazione dell’altro, mostrando che fuorviante, falsa, pericolosa. Bisogna quindi smontare la trappola dialettica, “senza ripeterla nei suoi termini, mantenendo il controllo del linguaggio”.
- Ribadire nuovamente la nostra cornice di valori, rafforzando il messaggio iniziale, congedandosi “da chi ascolta restando all’interno di tale cornice”.
È ancora possibile un dialogo vero?
Durante la lettura viene spontaneo porsi una domanda: è ancora possibile oggi un dialogo autentico?
Carofiglio non risponde in modo diretto, ma suggerisce una strada molto concreta: imparare a scegliere le parole giuste.
Scrivere e parlare in modo preciso, usare avverbi e aggettivi con consapevolezza, snellire i pensieri invece di appesantirli, rinunciare all’ambiguità quando serve chiarezza. Sono gesti apparentemente piccoli, ma profondamente politici.
Se tutti leggessero questo libro – o almeno ne facessero propri alcuni principi – il confronto pubblico potrebbe tornare a essere uno spazio di comprensione, non solo di scontro.

Con parole precise è una lettura preziosa anche per chi lavora nel marketing, nella comunicazione, nel branding o nella formazione. Perché ricorda una verità spesso dimenticata: le parole non servono solo a convincere, ma a costruire realtà condivise.
Ed è proprio per questo che usarle bene non è un vezzo stilistico, ma una responsabilità civile.
Un libro lucido, necessario e profondamente attuale. Una piccola “medicina dello spirito”, come lo ha definito Corrado Augias.
E, oggi più che mai, una guida per imparare a difendersi (e a dialogare) con il giusto linguaggio.
P.S. Se non lo hai ancora fatto ti consiglio di leggere, sempre di Gianrico Carofiglio, anche Elogio dell’ignoranza e dell’errore, qui la mia recensione.








