Una piccola azienda comincia a usare l’intelligenza artificiale per scrivere email, preparare preventivi e riassumere documenti. Il lavoro sembra scorrere più velocemente. Poi qualcuno propone il passo successivo: perché non lasciare che il sistema scelga anche quali clienti contattare, quali candidature scartare o quali offerte privilegiare?
È qui che la domanda cambia.
Non riguarda più soltanto quello che l’AI può fare. Riguarda quello che siamo disposti a delegare all’AI.
Per Yuval Noah Harari, il dibattito sull’intelligenza artificiale va affrontato anche come una questione di potere e decisioni. Per le PMI, questa prospettiva offre un criterio utile: l’AI può diventare un’opportunità quando aumenta le capacità delle persone. Il rischio cresce quando la velocità dei sistemi sostituisce il giudizio di chi dovrebbe guidarli.
Perché Harari distingue l’AI dagli altri strumenti
Nelle interviste pubbliche finora raccolte, Harari insiste su una distinzione: l’intelligenza artificiale non va considerata soltanto uno strumento, ma anche un agente capace di prendere decisioni.
La distinzione non significa attribuire alle macchine una coscienza o intenzioni umane. Invita piuttosto a osservare il loro ruolo: un sistema che produce raccomandazioni e, quando autorizzato, esegue azioni può entrare nel processo decisionale, non soltanto accelerare un’attività.
Pensiamo a un esempio aziendale. Chiedere all’AI di preparare una bozza di risposta a un cliente è diverso dal consentirle di gestire autonomamente un reclamo e decidere quale soluzione offrire.
Nel primo caso, una persona valuta e approva. Nel secondo, parte della relazione viene affidata al sistema.
Non è necessariamente una scelta sbagliata. Ma richiede di sapere quali margini di autonomia concediamo, con quali limiti e sotto la responsabilità di chi.
Più informazioni non significano decisioni migliori
In Nexus, Harari esplora il rapporto tra informazione, verità e potere. Le reti informative permettono agli esseri umani di cooperare, ma possono anche diffondere illusioni e falsità. Accumulare informazioni, quindi, non garantisce automaticamente una comprensione migliore del mondo.
Per un’impresa, questa riflessione diventa concreta.
Un report ordinato può partire da dati incompleti. Una proposta commerciale convincente può contenere una promessa che l’azienda non è in grado di mantenere. Un’analisi di mercato può sembrare autorevole senza offrire elementi sufficienti per decidere.
Sono esempi applicativi, non consigli specifici di Harari alle PMI. Il punto è distinguere la qualità della presentazione dalla solidità del contenuto.
Se un documento sembra professionale, siamo ancora disposti a verificarlo? E chi, dentro l’azienda, ha le competenze per farlo?
L’opportunità esiste, ma non elimina il bisogno di competenze
Guardare ai rischi non significa ignorare i benefici.
Il rapporto OCSE Generative AI and the SME Workforce, basato su un’indagine condotta alla fine del 2024 su oltre 5.000 PMI in sette Paesi, rileva che il 31% delle imprese intervistate utilizzava AI generativa. Le aziende segnalavano miglioramenti nelle prestazioni e un aiuto nel compensare carenze di competenze. Il campione non comprendeva l’Italia: il dato non va quindi letto come una misura dell’adozione nelle PMI italiane.oecd+1
Per una piccola organizzazione, l’opportunità è comprensibile: preparare una prima bozza, riorganizzare materiali e alleggerire alcune attività può lasciare più spazio al lavoro che richiede esperienza e relazione.
Ma l’AI non rende superflua la preparazione delle persone.
Nella stessa indagine, circa il 20% delle PMI dichiarava che l’AI generativa aumentava il bisogno di lavoratori altamente qualificati, contro circa il 9% che segnalava una diminuzione. Analisi dei dati, interpretazione, creatività e innovazione acquistavano importanza.
Il vantaggio, allora, non consiste soltanto nel produrre più velocemente. Consiste nel saper riconoscere quando il risultato è utile, quando va corretto e quando non dovrebbe essere utilizzato.
Tre domande che una PMI deve farsi prima di delegare
Come tradurre questa prospettiva nel lavoro quotidiano? Possiamo partire da tre domande.
Quale problema vogliamo risolvere?
“Dobbiamo usare l’AI” non è un obiettivo. Ridurre il tempo necessario per preparare un preventivo, invece, lo è.
Partire da un problema circoscritto permette di valutare il risultato: tempo risparmiato, qualità del lavoro, errori da correggere. E impedisce di confondere l’adozione di una tecnologia con un miglioramento dell’organizzazione.
Quanto costa un errore?
Una bozza interna e una comunicazione contrattuale non hanno lo stesso peso.
Prima di automatizzare, conviene considerare le conseguenze di una risposta sbagliata: può essere corretta facilmente oppure compromettere una relazione, una scelta economica o la fiducia di un cliente?
La supervisione dovrebbe seguire questo criterio, non soltanto la comodità dello strumento.
Chi può fermare il processo?
Un controllo umano funziona soltanto se qualcuno può contestare il risultato e interrompere l’azione.
Per una PMI significa assegnare una responsabilità riconoscibile, stabilire quali passaggi richiedono approvazione e mantenere una possibilità concreta di correzione. Non basta dire che “l’ultima parola spetta alle persone” se nessuno ha tempo o autorità per esercitarla.
La responsabilità non si automatizza
Harari non presenta il futuro come un destino già scritto. Nella presentazione di Nexus ribadisce che né la storia né la tecnologia sono deterministiche: le scelte informate possono ancora evitare gli esiti peggiori.
Per chi guida una PMI, è forse il messaggio più utile.
L’AI non è una minaccia inevitabile né un’opportunità automatica. Diventa parte dell’organizzazione che costruiamo: dei suoi obiettivi, dei suoi controlli e della sua capacità di imparare.
La competenza decisiva resta la responsabilità. Sapere cosa delegare, riconoscere ciò che non comprendiamo e non confondere una risposta rapida con una buona decisione.
Sono domande da portare anche fuori dall’azienda. Il Leadership Forum 2026 di ROI Group sarà un’occasione per ascoltare Yuval Noah Harari dal vivo e ampliare il confronto sul futuro della leadership. Per conoscere il programma e le modalità di partecipazione, visita il sito del Leadership Forum.





