Se il Giorno 1 del Web Summit ha mostrato come l’AI stia diventando il nuovo linguaggio dell’innovazione, il Giorno 2 ha fatto un passo oltre: ha rivelato chi oggi guida davvero la cultura, l’attenzione e i comportamenti delle persone.
Tra gli interventi che ci hanno colpito di più c’è stato sicuramente quello di Harton Weiss, VP e GM delle Soluzioni Aziendali Globali di TikTok.
Weiss ha raccontato come la piattaforma, in pochissimi anni, sia diventata molto più di un social: una vera e propria infrastruttura culturale, capace di orientare ciò che leggiamo, i luoghi in cui viaggiamo, i prodotti che scopriamo e, in alcuni casi, perfino le dinamiche politiche.
Weiss, intervistato da Katie Drummond di Wired, ha definito la piattaforma “un motore di crescita culturale alimentato dalla creatività”. TikTok è ormai un ecosistema che sostiene creator, brand, piccole imprese e intere categorie di mercato.
TikTok come spinta economica, non come intrattenimento
TikTok crea attenzione e quell’attenzione genera domanda che ha un impatto al di fuori dello schermo.
BookTok ha riacceso il mercato dell’editoria, portando a una crescita del 40% degli acquisti di libri a livello globale negli ultimi 12–18 mesi.
TravelTok sta riscrivendo le rotte turistiche, spingendo gli utenti verso quartieri, botteghe e parchi naturali che prima non finivano in nessuna guida.
Le piccole imprese vivono effetti immediati: Weiss racconta di una micro-bottega di guanti artigianali a Lisbona che, dopo un video diventato virale, è andata sold-out in poche ore.
Weiss cita poi la campagna elettorale di Zoran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, che ha usato la piattaforma per parlare direttamente con gli elettori. Non slogan, ma contenuti immediati, costruiti per un pubblico che vuole capire, non solo ascoltare.
Fiducia, sicurezza e contesto geopolitico
Con oltre 1 miliardo di utenti globali, TikTok non può più permettersi ambiguità, per questo la seconda parte del panel ha toccato il tema della fiducia.
- Più di 50 protezioni automatiche per gli utenti più giovani.
- Moderazione con un’accuratezza del 99,2%, supportata da sistemi avanzati di AI.
- Centri di trasparenza globali per mostrare come vengono prese decisioni complesse.
- Labeling obbligatorio per i contenuti generati dall’AI, deepfake compresi.
La conversazione non poteva evitare l’elefante nella stanza: le tensioni con gli Stati Uniti, le indagini sulla gestione dei dati, l’ipotesi di un ban.
Weiss ha descritto un team “ottimista e motivato” e ha ribadito che, indipendentemente dalle decisioni politiche, la missione non cambia: ridefinire la scoperta digitale, sostenere i creator e creare opportunità reali per le community.
La possibilità di operare sotto una nuova struttura di proprietà con licenza dell’algoritmo a Oracle è stata citata come scenario concreto, ma non come minaccia.
Takeaway: Cosa ci portiamo a casa dal Giorno 2 del Web Summit
Negli ultimi anni abbiamo visto come la capacità di usare i media, tradizionali o digitali, possa diventare un vantaggio politico decisivo. Donald Trump ne è l’esempio più evidente: ha saputo trasformare piattaforme e formati in strumenti narrativi potentissimi, spesso anticipando linguaggi e meccanismi che poi sono diventati mainstream.
Oggi TikTok amplifica questa logica: chi riesce a interpretarne il ritmo, i codici, la creatività, può costruire consenso molto più velocemente di quanto accada altrove.
Proprio per questo avremmo apprezzato una riflessione più esplicita sui rischi.
Non solo sul tema (importante) della moderazione, ma sulle conseguenze culturali e democratiche di una piattaforma che muove l’immaginario e le decisioni di un miliardo di persone.
Perché parlare di TikTok solo come “motore di scoperta” è utile. Parlarne anche come leva di potere sarebbe stato necessario.





