Un viaggio alla scoperta del linguaggio accessibile
Parole che contano è un viaggio alla scoperta del linguaggio accessibile, delle competenze e dei meccanismi che lo regolano. La lettura del libro ci invita a raccogliere una sfida: ampliare il nostro modo di comunicare, sviluppando un lessico più ricco e variegato. Non si tratta solo di “correggere” le parole, ma di trasformare il nostro modo di pensare e utilizzare la lingua.
Che differenza c’è tra linguaggio accessibile e linguaggio ampio? E tra accessibilità e inclusività? Elena Codeluppi ci guida nella costruzione di una visione complessiva dell’accessibilità, aiutandoci a padroneggiare la lingua in modo consapevole e a scegliere espressioni che riflettano la complessità della realtà.
L’autrice mette a disposizione non solo le sue competenze, ma anche la propria esperienza. PhD in Discipline Semiotiche presso l’Università di Bologna, assegnista di ricerca all’Università di Modena e Reggio Emilia, socia fondatrice di Btwo e parte del progetto Binclusive, una startup che supporta aziende e professionistə nella creazione di contenuti equi.
La gestione della diversità in azienda, andando oltre la semplice adozione di un linguaggio rispettoso.
Attraverso 12 capitoli, una solida bibliografia e una ricca “cassetta degli attrezzi” (che include riviste, ricerche, libri e un dizionario terminologico), il libro propone una riflessione ampia e profonda sull’accessibilità del linguaggio, specchio di una società dinamica che richiede strategie comunicative flessibili e contestualizzate.
Uno dei temi centrali riguarda la gestione della diversità in azienda, andando oltre la semplice adozione di un linguaggio rispettoso. L’autrice mostra come costruire una strategia che coinvolga politiche aziendali, cultura organizzativa e processi decisionali, perché il linguaggio da solo non basta: è necessaria una progettazione strategica integrata, che abbracci il reclutamento, la formazione, il benessere organizzativo e la cultura interna, affinché le parole che contano si traducano in pratiche quotidiane reali.
Codeluppi offre anche una visione chiara e approfondita delle diverse categorie soggette a discriminazione, illustrando il quadro normativo relativo. Probabilmente questa è la parte meno coinvolgente a livello narrativo, ma fondamentale per comprendere i capitoli successivi. L’autrice riesce comunque a trattarla con equilibrio, senza appesantire la lettura. Come afferma: “La legge non è solo uno strumento normativo, ma anche il riflesso di una continua evoluzione, capace di recepire trasformazioni già in atto o di anticiparle e stimolarle.”
Molto utili sono anche i passaggi dedicati alle normative sul linguaggio accessibile, e alle linee guida contro la discriminazione di genere nel giornalismo e nella pubblicità.
Fondamenti della comunicazione non discriminatoria
Tra i capitoli più rilevanti, troviamo quello sui fondamenti della comunicazione non discriminatoria: gli ambiti di intervento, le competenze necessarie e gli strumenti di monitoraggio. In questa sezione sono incluse due interviste a manager aziendali che raccontano esperienze concrete, dimostrando come il percorso tracciato dall’autrice sia effettivamente applicabile nei contesti organizzativi.
Vengono affrontati temi come:
- la progettazione inclusiva;
- il ruolo strategico delle risorse umane nel creare ambienti di lavoro equi e accoglienti;
- il marketing accessibile;
- la comunicazione interna ed esterna come leva per instaurare connessioni autentiche con il proprio pubblico, generando fiducia attraverso l’inclusione.
Codeluppi dedica specifici approfondimenti ai seguenti temi:
- Dati in primo piano: il ruolo dei dati per l’equità e l’inclusione, la raccolta etica, l’inclusione di gruppi eterogenei e la loro rappresentazione;
- Grafica: scelta dei font e dei colori, design visivo e grafica per video, con attenzione all’accessibilità;
- Scrittura equa: creazione di testi chiari per un pubblico eterogeneo, evitando esclusioni involontarie. Affronta anche la questione di genere nel copywriting;
- Accessibilità digitale: compatibilità con tecnologie assistive, contrasti visivi, layout responsive, multimedialità e inclusione nei social media.
Molto pratiche le tabelle e il diagramma dell’inclusione, che forniscono un modello visivo per analizzare e migliorare i diversi livelli di inclusione in azienda.
Le bucce di banana – evitare scivoloni
Il libro si chiude con un capitolo intitolato “Le bucce di banana”, che raccoglie casi studio da cui imparare, analizzando campagne di grandi brand (Dolce & Gabbana, Victoria’s Secret, Primark, Mediaset) che hanno commesso errori comunicativi, alcuni dei quali sanzionati o ritirati. Una vera e propria “palestra” di apprendimento, utile per chi desidera evitare gli stessi scivoloni. L’autrice propone anche cinque principi fondamentali per una comunicazione autentica e non discriminatoria.

Il libro rappresenta un perfetto equilibrio tra contenuti tecnici e divulgativi. Tratta un tema attuale, in continua evoluzione, con competenza e chiarezza. Nonostante la complessità della materia, l’autrice riesce a fornire un ampio ventaglio di strumenti e applicazioni. Il testo è dinamico, concreto, arricchito da casi reali e scritto con grande preparazione.
Si rivolge non solo a chi vuole approfondire i temi dell’inclusione e dell’accessibilità, ma anche a chi lavora nel marketing, nella comunicazione interna ed esterna, nelle risorse umane, nelle agenzie, o in ambiti DE&I (Diversity, Equity & Inclusion), compresi i professionisti e le professioniste del digital marketing.
Insights utili
- L’inclusione significa creare esperienze in cui tutte le persone, indipendentemente da abilità, età, genere, etnia o contesto socio-economico, si sentano coinvolte, rappresentate e valorizzate.
- L’accessibilità mira a eliminare le barriere fisiche e tecniche; l’inclusione va oltre, creando ambienti dove ogni persona si senta parte integrante.
- Un linguaggio accessibile non è un vincolo, ma un’opportunità per innovare, sperimentare e trovare nuove soluzioni espressive.
- È utile introdurre nel processo creativo delle “sfide inclusive”: per esempio, scrivere un claim pubblicitario senza usare il maschile generico o sperimentare pronomi e strutture linguistiche più inclusive.








