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 TRE domande a… Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio, scrittore, ex magistrato ed ex politico italiano, è autore di successo con sei milioni di copie vendute e traduzioni in 28 lingue. La sua produzione spazia da romanzi celebri come La versione di Fenoglio e Le tre del mattino, a saggi profondi come Elogio dell’ignoranza e dell’errore e Della gentilezza e del coraggio.

Grazie alla pluriennale esperienza come magistrato e politico, Carofiglio ha sviluppato una straordinaria capacità di leggere le persone e comprendere i loro bisogni, diventando un punto di riferimento se si parla di argomentazione e persuasione.

Per questo sarà uno dei protagonisti del Negotiation Forum organizzato da Performance Strategies. Il suo intervento si concentrerà su come sviluppare ed esercitare influenza in modo etico, costruendo fiducia e comunicando efficacemente.

Gli abbiamo fatto tre domande. Ecco la nostra intervista.

Nell’arte della negoziazione quanto sono importanti la gentilezza, il coraggio e la capacità di riconoscere la propria ignoranza?

Sono essenziali, ma in un modo che potrebbe sorprendere. La gentilezza di cui parlo non ha molto a che fare con cortesia, le buone maniere, il garbo. Tutte doti che, beninteso, ci piacciono molto.  Essa è una forma sofisticata di strategia per gestire i conflitti: abbassa le difese dell’interlocutore e crea un clima in cui gli accordi sono più agevoli. Il coraggio è la capacità di sostenere il confronto senza paura, di dire quello che va detto, anche quando è scomodo. E poi c’è la consapevolezza della propria ignoranza, che è tutto fuorché una debolezza: significa non essere intrappolati dalle proprie convinzioni, essere capaci di metterle in discussione e – soprattutto – ascoltare davvero l’altro per modulare le nostre risposte in modo strategico e rispettoso.

Nel suo libro Elogio dell’ignoranza e dell’errore (leggi la recensione qui) riporta un aforisma attribuito a Bertrand Russell “In ogni cosa è salutare, di tanto in tanto, mettere un punto interrogativo a ciò che a lungo si era dato per scontato”. A quale affermazione oggi suggerirebbe di mettere un punto di domanda?

“L’unico modo per ottenere risultati è lavorare senza sosta.”

Viviamo in una società che celebra l’iperproduttività, quasi fosse un valore morale. Eppure, lavorare senza sosta non è sinonimo di efficacia. Spesso è il contrario: significa perdere lucidità, ridurre la qualità di ciò che facciamo. Mettere un punto di domanda a questa convinzione significa rivalutare il senso della pausa, del silenzio, del riposo. Non per sottrarre valore al lavoro, ma per restituirglielo.

Il mondo di oggi ci chiede di essere sempre “sul pezzo” e troppo spesso viviamo male il nostro essere consapevoli dei nostri limiti e della nostra ignoranza, mentre come scrive anche lei nel suo libro, dovrebbe essere un aspetto positivo e “etico”. Quale suggerimento si sente di dare a chi si trova in questa situazione?

Di accettarla, di abbracciarla, gioiosamente mi viene da dire. La consapevolezza del limite è il presupposto della crescita, il punto da cui partire per migliorare. La vera trappola non è l’ignoranza, ma l’illusione di sapere già tutto. Accettare i propri limiti non significa arrendersi, ma imparare a muoversi con maggiore intelligenza e allegria.

Credits © Giorgia Carofiglio.

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