Raffaele Gaito: dal Growth Hacking a un nuovo modo di fare marketing
Negli ultimi anni, il concetto di marketing si è evoluto rapidamente, passando da strategie basate su dati e automazione a modelli che pongono sempre più attenzione sull’esperienza e la relazione con il cliente. Raffaele Gaito, imprenditore, formatore e autore, è uno di quelli che ha saputo reinterpretare il mondo del business con un approccio sperimentale e innovativo.
Con un background in informatica, Gaito ha costruito la sua carriera aiutando aziende e professionisti a sviluppare strategie di crescita attraverso il Growth Hacking. Negli anni, però, la sua visione si è ampliata fino ad abbracciare una prospettiva più umana e sostenibile del marketing, culminata nella sua ultima pubblicazione, Guida Pratica al Marketing della Generosità.
Oltre alla sua attività di consulenza e divulgazione, Gaito è anche un formatore, con un forte focus sulla crescita personale e professionale. Ogni giorno condivide risorse, video e contenuti di valore attraverso i suoi canali, in cui offre spunti pratici e riflessioni su marketing, business e innovazione.
In questa intervista, approfondiamo con lui il significato di un marketing più “gentile” e il futuro della comunicazione nell’era dell’intelligenza artificiale.
Strategia e creatività per accelerare la crescita delle aziende
Hai iniziato la tua carriera con un background informatico, un settore in cui dati, logica e automazione sono elementi chiave. Poi sei passato al Growth Hacking, un approccio che combina sperimentazione, strategia e creatività per accelerare la crescita delle aziende. Oggi, con il tuo ultimo libro, hai abbracciato un’idea di marketing basata su fiducia, empatia e generosità. Guardando indietro, quali sono stati i principali cambiamenti nel tuo modo di concepire il business? E cosa ha innescato questa evoluzione nel tuo approccio?
In realtà si potrebbe dire che fin dall’inizio io sono stato un informatico atipico. Anzi, se guardo indietro alle superiori, avevo un approccio atipico già da ragazzino, considerando che ho fatto l’ITIS, ma ho preparato una tesina di maturità sull’evoluzione del romanzo nel 900.
Forse la risposta giusta è che in me hanno sempre convissuto due anime: quella nerd da smanettone appassionato di tecnologia e innovazione, e dall’altro lato quella umanista che è cresciuto con la narrativa e che si è appassionato all’essere umano in tutte le sue sfaccettature.
In fondo, anche il mio primissimo libro “Growth Hacker”, recitava nel sottotitolo “mindset e strumenti per far crescere il tuo business”, quasi a sottolineare che c’è sempre bisogno di entrambi gli aspetti: la parte tecnica e la parte umana. I tool e l’approccio. Il dato e la persona.
Per me quest’ultimo libro è una sorta di manifesto. Un concentrato di tutto quello che ho imparato in oltre 20 anni di esperienza nel comunicare, vendere e, più in generale, metterci la faccia. È un luogo dove ho racchiuso i miei valori, il mio approccio, e la mia visione.
L’idea di un manuale del genere ce l’avevo in testa da un po’, ma ho sentito l’esigenza di farlo uscire ora, a causa della profonda immersione che sto facendo nel mondo dell’AI negli ultimi anni.
Più entro nelle automazioni, negli algoritmi e nelle intelligenze artificiali e più mi rendo conto che abbiamo bisogno di relazioni genuine e di ridare spazio alle persone. Questo libro spiega il perché, il come e il cosa.
Autenticità e valore condiviso per combattere l’ipercompetitività
Oggi il mercato è caratterizzato da un’ipercompetitività che spinge molte aziende a usare strategie di marketing sempre più aggressive per catturare l’attenzione dei clienti. Tuttavia, tu proponi un modello differente, incentrato su autenticità e valore condiviso. Quali sono gli aspetti concreti su cui un’azienda dovrebbe lavorare per adottare questa visione? Come si può bilanciare la necessità di generare profitti con un marketing più “gentile”, senza rischiare di apparire deboli o di perdere opportunità di vendita?
Credo che questo sia uno dei più grossi malintesi del marketing. Negli anni si è un po’ fatto una brutta nomea e spesso viene utilizzato come termine dispregiativo. “Quel prodotto non vale niente, è solo marketing!” oppure “Quel disco è valido o è solo una trovata di marketing?” sono espressioni che sentiamo spesso e che forse abbiamo detto anche noi qualche volta.
Io credo che invece il marketing abbia un altro obiettivo, quello di anticipare le obiezioni, di rispondere a domande, di eliminare dubbi. In una sola parola: di aiutarci a creare relazioni con i nostri clienti e il nostro pubblico.
Per me la vendita è qualcosa di consequenziale. Sia chiaro, sono io in primis un imprenditore e so quanto sia importante fatturare, altrimenti farei un altro lavoro. Quando si parla di generosità e di gentilezza non significa che non vogliamo vendere o che ci fanno schifo i soldi. Significa che il lavoro che facciamo lo impostiamo con l’obiettivo primario di creare relazioni genuine, la vendita sarà una sua conseguenza naturale.
Se hai fatto un buon lavoro di comunicazione negli anni, se hai creato valore per le persone, se hai messo in giro contenuti utili che rispondevano a domande ed esigenze concrete i clienti arriveranno. Lo faranno perché si fidano di te, perché hanno già avuto modo di testare le tue competenze e perché hai, appunto, creato una relazione duratura.
Le competenze fondamentali per chi si occupa di marketing nel futuro
Strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT, automazioni avanzate e analisi predittiva stanno trasformando radicalmente il marketing, permettendo alle aziende di personalizzare messaggi e strategie come mai prima d’ora. Tuttavia, c’è il rischio che un uso eccessivo di queste tecnologie porti a un marketing più freddo e impersonale. Secondo te, quali saranno le competenze fondamentali per chi si occupa di marketing nel futuro?
Eh si, in parte è quello che accennavo già nella prima risposta. Infatti dicevo che ho sentito l’esigenza di far uscire questo libro ora proprio perché sono immerso in questo mondo fino al collo e ne sto vedendo gli abusi che spesso vengono fatti.
Ancora una volta voglio fare una precisazione: sono un grande sostenitore di tool del genere, dell’uso dell’AI, delle automazioni e ottimizzazioni di vario tipo.
Ma c’è un “ma”.
Non mi piace l’idea di utilizzarle per disumanizzare la comunicazione. Per allontanare le persone. Per trasformare tutto in un processo distaccato, freddo e senza valore.
L’intelligenza artificiale e le altre tecnologie citate sono degli strumenti, siamo noi a decidere come utilizzarli. Dove inserirli nel nostro flusso di lavoro. Quanto spingerci in là. Quindi che ben venga un uso che ci permetta di liberare del tempo per dedicarci di più alle persone.
Da questa lunga premessa, la risposta sulle competenze è automatica quasi. Dobbiamo essere sul pezzo con le ultime novità tecnologiche in ambito AI (e non solo) ma dobbiamo anche studiare l’essere umano e sviluppare quelle famose soft skill di cui tanto si parla.
Mai come oggi sviluppare empatia, pensiero critico e capacità di astrazione è qualcosa di strategico e fondamentale!





