Pubblicato a novembre 2025, StrategIA di Luisella Giani si inserisce nel filone dei libri di marketing e management che cercano di dare ordine al caos narrativo sull’intelligenza artificiale. Il sottotitolo – provocatorio e ironico – introduce bene quello che vuole essere questo libro: una guida su come trasformare l’AI da semplice strumento operativo a vero e proprio motore strategico.
L’obiettivo dell’autrice, infatti, è proprio quello di fornire una direzione chiara a tutti coloro che devono prendere decisioni sull’IA senza essere vittime di facili entusiasmi o inutile paure. Ecco perché consigliamo questo libro a tutte le aziende che vogliono diventareAI First, integrando l’IA nella strategia d’impresa e trasformandola in una leva di crescita.
StrategIA è un libro particolarmente rilevante perché insiste su un concetto spesso trascurato: l’AI non è una soluzione unica e universale, ma un insieme di strumenti da scegliere in base agli obiettivi di business e al contesto.
E dopo questa breve introduzione, riusciamo a percepire la tua curiosità quindi, andiamo dritto al punto!
Gli archetipi aziendali
Tra gli elementi più interessanti, trattati nel libro StrategIA, approfondiamo il modello dei dieci archetipi di maturità rispetto all’intelligenza artificiale. Le aziende vengono descritte lungo uno spettro che va da chi ignora il cambiamento a chi lo guida attivamente.
Questo schema funziona bene perché permette una lettura immediata e realistica: il lettore può riconoscere la propria organizzazione (o i propri clienti) e capire quali passi siano necessari per evolvere. Ma prima di approfondire gli archetipi, iniziamo questo primo paragrafo con una frase del libro che ci ha particolarmente colpiti e che spiega perfettamente il quadro di molte organizzazioni:
“Senza una visione o una direzione, regna la confusione. Senza le competenze necessarie per il cambiamento, subentra l’ansia. Senza incentivi o motivazione, cresce la resistenza. Senza risorse, arriva la frustrazione. Senza un piano di azione, si ripetono le stesse cose, senza risultati”.
Lo Struzzo
Iniziamo ad analizzare i vari livelli aziendali in base al loro approccio con l’intelligenza artificiale. Ecco il primo (o l’ultimo, se consideriamo che sia il livello più basso vicino allo zero), lo struzzo.
Le aziende considerate Struzzo sono convinte che l’AI sia una moda passeggera e preferiscono continuare a lavorare con i processi tradizionali. Ma cosa rischiano? Il declino e l’estinzione, semplice e sì, doloroso. Il non sentire il bisogno di evolversi e aprirsi al cambiamento porta l’azienda a essere inevitabilmente obsoleta e irrilevante rispetto ai competitor.
Nonostante questo, il potenziale che si nasconde nelle aziende di questo livello è enorme e, se indirizzate, possono diventare AI First.
L’Orso che si risveglia
Le aziende che rientrano in questo archetipo appartengono al gruppo di imprese che stanno aprendo gli occhi all’AI. Sanno che esiste, comprendono cos’è e il suo valore, vogliono metterla in pratica ma c’è ancora tanta confusione a riguardo.
Infatti, non sanno come integrarla nei loro processi, non sanno di quanto budget hanno bisogno per farlo e si creano delle aspettative irrealistiche. Sono aziende ingenue che si lasciano influenzare dagli infiniti messaggi da parte dei media e che credono, dunque, alle storie di successo miracolose. Proprio così, la volontà di cambiare c’è ma la struttura organizzativa interna, no. Non esistono ruoli con competenza AI; i processi si basano su flussi di lavoro rigidi; il processo decisionale, quindi, è lento e la customer journey frammentata.
Ecco cosa fare se la tua azienda si trova in questa situazione:
- Modernizzare i sistemi core;
- Sviluppare un approccio AI chiaro;
- Inserire programmi di alfabetizzazione AI per il management;
- Sperimentare nuovi modelli di business.
Le Chimere
L’autrice di StrategIA nomina Chimere le aziende che potrebbero sembrare di primo impatto ottimiste, ma che in realtà sono arroganti perché soffrono di “deliri di onnipotenza”. Non pensano di poter fallire, sentono di avere tutto sotto controllo e che basti copiare aziende tech di successo per essere come loro.
Hanno una visione positiva del futuro ma semplicemente perché non sanno quali competenze servono perché tutto questo si trasformi in realtà. A tal proposito l’autrice consiglia delle azioni da attuare necessarie se la tua azienda si trova in questa fase:
- Creazioni di ruolo di controllo con il potere di bloccare i progetti irrealizzabili;
- Reindirizzare risorse e budget verso progetti fattibili;
- Sviluppare una cultura che riconosce i limiti delle trasformazioni;
- Più affidabilità meno spettacolarizzazione.
I Monday Dieter
Hey, tu che stai leggendo, lo sappiamo che anche a te è capitato qualche volta di dire “da lunedì a dieta”. Tutto normale, il lunedì ci sentiamo carichi, motivati e pronti finalmente per questo percorso di benessere. Ma poi, che succede? Dura solo qualche giorno. Ecco, queste sono le aziende Monday Dieter.
Ogni anno pensano che questo è l’anno giusto per integrare l’AI all’interno dei processi aziendali ma subito dopo vengono travolte da periodi di stasi e ripensamento. Infatti, tutti i progetti di AI vengono posticipati, il budget dimezzato e magicamente niente è più urgente ma anzi, la timeline si allunga senza troppe conseguenze.
Le aziende che adottano questo archetipo vivono il cambiamento con uno stato di ansia perenne, che gestiscono attraverso call su call di allineamento (ma sì, lo sanno anche loro che questi appuntamenti servono solo per allungare ancora di più le tempistiche).
Come le aziende Struzzo, anche i Monday Dieter possono trasformarsi in aziende AI First se imparano l’arte del completare quello che iniziano.
I Delusi
Rientrano in questa categoria quelle aziende che hanno creduto fin troppo nell’AI. Hanno investito budget, tempo e risorse in progetti che alla fine si sono rivelati fallimentari per una serie di motivi. A causa di queste brutte esperienze, oggi hanno imparato a difendersi grazie a comitati di controllo che hanno l’obiettivo di evitare gli errori.
Questa paura verso il cambiamento si nota anche nella loro comunicazione. Hanno un tono estremamente prudente, trasmettono insicurezza invece di rassicurare anche di fronte a piccoli successi. Qui vige lo scetticismo e il pessimismo.
I Delusi possono diventare i più lucidi e adatti al cambiamento perché sanno riconoscere e prevenire gli errori. In che modo? L’autrice dà una serie di consigli che devono essere attuati per far sì che questo cambiamento avvenga.
I Fashionisti
Le aziende che adottano questo archetipo abbracciano l’AI con entusiasmo superficiale di chi segue le mode ma senza cambiamenti sostanziali. Iniziative AI presenti ma disconnesse con l’intera organizzazione e i suoi processi. Sono iniziative isolate che non portano nessun valore aggiunto. Proprio per questo l’organizzazione dei Fashionisti presenta un dualismo strutturale: da una parte l’architettura tradizionale, dall’altra isole AI che operano in autonomia.
Gli strumenti di AI vengono utilizzati internamente, ma solo quelli più cool e in voga al momento e soprattutto per azioni quotidiane semplici e superficiali. Queste aziende hanno bisogno di un bagno di realtà ma senza perdere l’entusiasmo per l’innovazione. Assumere figure ibride e creare ruoli ponte che collegano AI e i processi tradizionali aiutano a navigare verso l’innovazione.
Reinventare la ruota
Aziende che si percepiscono come innovative ma che in realtà sono le prime che resistono al cambiamento. Infatti tutto ciò che non hanno inventato loro lo escludono dalle loro scelte perché non accetterebbero mai soluzioni esterne. Sono convinti che sviluppo interno sia sinonimo di controllo totale dei loro sistemi.
Questo è l’unico caso in cui il perfezionismo tecnologico diventa un freno. Per evitare questo cosa possono fare? L’autrice consiglia una “disintossicazione controllata”, standardizzare i processi ed eseguire programmi di mentoring con aziende che hanno adottato scelte tecnologiche di mercato.
I Leapfrog
Le aziende Leapfrog partono da una posizione di svantaggio rispetto ai competitor. I motivi, però, non sono interni ma esterni e una volta che si imbattono nell’AI ne rimangono folgorati. Non essendo vittime di visioni limitanti per mancanza di esperienza, non vedono l’ora di imparare tutte le best practice per adottare il cambiamento al meglio.
Queste aziende, infatti, sono autentiche, comprendono il fallimento perché necessario per crescere, adottano una comunicazione interna energizzante in cui i successi sono celebrati sia a livello individuale sia di team. Sono aziende che possono sfruttare il “vantaggio del ritardatario” per raggiungere velocemente gli altri archetipi.
Gli AI Achievers
Le aziende che appartengono a questo archetipo si sono affermate come benchmark di eccellenza IA nel proprio settore. La loro forza è il saper gestire al meglio tutte le aree della trasformazione: dalla tecnologia, alle persone, fino ad arrivare alla cultura e ai processi.
Gli AI Achievers investono molto di più sull’AI: più tempo, più budget e più capitale umano ed è per questo che ottengono più risultati. Un altro punto di forza è l’aver capito che diventare un’azienda AI First implica un cambiamento nell’architettura organizzativa ed è per questo che portano avanti collaborazioni esterne e costruiscono strutture organizzative dedicate.
Ebbene sì, gli AI Achievers sviluppano l’AI in modo responsabile.
I Visionari
Finalmente ecco l’ultimo archetipo: i Visionari. Le aziende che non si limitano a guidare il presente, ma plasmano il futuro. Hanno un forte impatto sociale perché non si limitano a raccontare servizi o prodotti, ma creano linguaggi nuovi per descrivere concetti inediti.
Insomma. Se hai un’azienda, aspira a diventare un visionario. Se vuoi sapere come fare, allora leggi StrategIA di Luisella Giani.
StretegIA: da “AI ready” a “AI first”
Nel libro StrategIA, Luisella Giani struttura il percorso di trasformazione aziendale legato all’intelligenza artificiale in tre fasi progressive: AI Ready; AI at Scale e AI First.
Queste fasi rappresentano non solo livelli di adozione tecnologica, ma veri e propri stadi di maturità strategica.
La fase AI Ready riguarda la preparazione: le aziende iniziano a costruire competenze, infrastrutture e primi casi d’uso, ponendo le basi culturali e organizzative necessarie.
Con AI at Scale, l’intelligenza artificiale passa da sperimentazione a implementazione diffusa, integrandosi nei processi core e generando valore misurabile attraverso casi d’uso replicabili e metriche di performance.
Infine, nella fase AI First, l’AI diventa il principio guida dell’impresa: non è più un supporto, ma un elemento centrale che ridefinisce modelli di business, strategia e identità aziendale. In questo senso, Giani propone un framework evolutivo che accompagna le organizzazioni dal semplice utilizzo dell’AI alla sua piena integrazione come leva trasformativa, sottolineando come il vero cambiamento non sia tecnologico, ma strategico e culturale.

In conclusione, StrategIA è una lettura consigliata per professionisti del marketing, manager e imprenditori che vogliono andare oltre le buzzword e capire davvero come integrare l’intelligenza artificiale nella strategia aziendale.
Un libro solido, concreto e attuale, che riesce a trasformare un tema complesso in uno strumento operativo.
Se la tua curiosità si spinge oltre questa lettura. Ecco qui alcuni libri che puoi integrare e leggere subito dopo questo:








