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Michael Jordan: l’aura come asset intangibile

Nel marketing esistono elementi che non si possono replicare né pianificare completamente: uno di questi è l’aura. Michael Jordan ne è l’esempio più tangibile. MJ non comunica solo talento, ma una tensione costante verso l’eccellenza, una fame che si percepisce anche fuori dal campo. È questa aura a renderlo immediatamente riconoscibile, credibile, desiderabile.

Nelle logiche del marketing applicato allo sport Jordan ha rappresentato una svolta concettuale: ha dimostrato che l’immagine non è un accessorio del prodotto, ma può diventare il prodotto stesso. La sua figura è stata una promessa emotiva prima ancora che funzionale, ed è su questa promessa che si costruisce tutto il resto.

Lo switch del marketing sportivo: dall’atleta-testimonial al brand-culturale

Prima di Jordan, il marketing sportivo era prevalentemente illustrativo: l’atleta mostrava il prodotto in uso, certificandone la qualità. Con Jordan cambia tutto. Il passaggio chiave è la trasformazione dell’atleta in piattaforma culturale.

Lo switch avviene su più livelli:

  • Relazione brand–atleta: non più endorsement a breve termine, ma partnership strategica. Jordan non presta solo il volto, ma partecipa alla visione.
  • Ruolo del prodotto: la scarpa smette di essere uno strumento tecnico e diventa un simbolo identitario. Indossarla significa dichiarare chi sei, non solo cosa fai.
  • Narrazione: il racconto non è più legato alla prestazione, ma al carattere, all’attitudine, alla mentalità.
  • Mercato di riferimento: dallo sportivo all’individuo. Jordan parla agli atleti, ma anche ai giovani, alla cultura urbana, a chi aspira a superare i propri limiti.

Questo modello diventa la base del marketing sportivo contemporaneo: brand che non cercano visibilità, ma significato.

Perché un marketer deve conoscere la storia di Jordan?

Studiare Jordan significa studiare la nascita del personal brand moderno. È il caso scuola di come un’identità coerente possa generare valore economico, culturale e simbolico nel lungo periodo. Per un marketer è una lezione su posizionamento, visione e gestione del rischio. Il suo caso, insegna che i brand più forti non inseguono il mercato: lo guidano.

Come documentarsi?

Noi vi possiamo – intanto – dare 5 motivi per leggere Air, la storia di Michael Jordan.

Capire il valore della visione prima dei numeri – Il libro racconta una scelta controcorrente: investire tutto su Jordan quando i dati non lo rendevano una scommessa sicura. È una lezione su come il marketing spesso debba anticipare, non confermare.

Imparare il coraggio del posizionamento netto – Air Jordan nasce come prodotto divisivo, persino scomodo. Il libro mostra perché cercare l’unicità sia più efficace che cercare consenso.

Scoprire la negoziazione come leva di branding – Jordan chiede controllo creativo e una quota sul futuro, non solo un contratto. Qui nasce il concetto di valore condiviso tra brand e talento.

Comprendere come si costruisce un mito – Il mito non è improvvisazione: è ripetizione coerente di messaggi, immagini e valori. Il libro lo dimostra passo dopo passo.

Leggere un manuale di marketing travestito da biografia – Ogni capitolo parla di scelte strategiche, gestione del rischio, visione di lungo periodo. È marketing puro, raccontato attraverso una storia iconica.

Cosa puoi fare ancora? Dopo aver letto il libro, guardati il film: Air, la storia del grande salto.

Lì potrai osservare come l’intuizione diventa competenza strategica. Il film mostra come il fiuto umano resti centrale anche in contesti dominati dai dati. Il marketer è anche colui che sa leggere ciò che non è ancora evidente. Nel film, Sonny Vaccaro rappresenta colui che protegge la visione anche quando è impopolare, ricordandoci che senza advocacy interna, i brand non innovano. Le grandi marche nascono da scelte radicali. Air Jordan esiste perché qualcuno ha accettato di rompere le regole del settore.

Qual è la riflessione finale?

Che l’eredità di Jordan deve essere presente nella vita quotidiana di chi si occupa di scelte strategiche a 360°.

Michael Jordan ha insegnato che il marketing più efficace non si limita a vendere prodotti, ma costruisce significati. Ha mostrato e dimostrato che un brand può diventare cultura, linguaggio, simbolo di aspirazione. Ogni volta che parliamo di storytelling autentico, di community o di purpose, stiamo applicando principi che MJ e la sua storia hanno reso concreti.

Per questo la sua storia non è solo ispirazione: è una lezione strutturale. Jordan non ha cambiato solo il gioco. Ha cambiato il modo in cui il marketing crea valore.

FOTO: fonte Pinterest

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