Sabato 13 giugno abbiamo partecipato per la prima volta al Digital Journalism Fest, un evento organizzato da Francesco Oggiano che stavamo seguendo online ma che non avevamo ancora avuto occasione di vivere dal vivo.
La curiosità era tanta. Da un lato perché si tratta di una manifestazione relativamente giovane rispetto ad altri appuntamenti del settore (è solo la seconda edizione). Dall’altro perché propone una formula piuttosto rara nel panorama italiano: un evento verticale dedicato al mondo dell’informazione digitale, dei creator, del giornalismo, dei social media e dell’intelligenza artificiale. Rara anche nel numero di partecipanti ormai, perchè in un panorama in cui si tende a continuare a ingrandirsi, questo è l’esempio di come un evento che rimane volutamente “piccolo” (anche se i partecipanti sono stati 700) porta più valore.
La seconda edizione del festival si è svolta negli spazi del Superstudio Più di Milano, con una giornata costruita su due livelli: una mattinata dedicata a masterclass più pratiche e operative e un pomeriggio di incontri, panel e interventi sul palco.
Una formula che ha funzionato bene perché ha permesso di alternare momenti più tecnici ad altri più strategici e di riflessione.

Fin dall’ingresso si percepiva chiaramente quale fosse il filo conduttore dell’evento: capire come sta cambiando il modo in cui le persone si informano, si raccontano e costruiscono relazioni online.
Un tema che riguarda certamente il giornalismo, ma che oggi coinvolge anche creator, aziende, professionisti della comunicazione e chiunque produca contenuti per il digitale.
Durante la mattinata si sono alternati interventi dedicati alla creazione di video, alla costruzione di community, all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi, alla progettazione di contenuti social e alla comunicazione dei brand.
Nel pomeriggio il focus si è spostato su temi più ampi: il futuro dei media, l’evoluzione delle piattaforme social, il rapporto tra AI e lavoro, la divulgazione della complessità, la libertà di espressione e i nuovi linguaggi dell’informazione.
Tra i numerosi interventi della giornata, ce ne sono alcuni che abbiamo trovato particolarmente interessanti.
Come raccontare la complessità senza semplificare troppo
Uno degli interventi più stimolanti è stato quello di Maria Bosco, volto di Matemaggica per Geopop e divulgatrice capace di rendere accessibili argomenti che spesso vengono percepiti come difficili o distanti.
Il tema centrale era semplice solo in apparenza: come spiegare la complessità senza cadere nella banalizzazione.
In un momento storico in cui la soglia di attenzione è sempre più ridotta e la pressione verso contenuti rapidi è costante, il rischio è quello di sacrificare le sfumature per ottenere maggiore immediatezza.
L’intervento ha invece mostrato come sia possibile costruire contenuti comprensibili mantenendo rigore, precisione e profondità, spesso partendo SEMPLICEMENTE dalla quotidianità.
Una riflessione che va ben oltre la divulgazione scientifica e riguarda chiunque si occupi di comunicazione professionale. Perchè in effetti anche secondo noi serve chiedersi più spesso: come lo spiego a mia nonna? Sta tutta qui la chiave.

Dove stanno andando i new media
Uno dei panel più attesi ha visto confrontarsi Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, Antonio Giorgino (Jeantoneria) e Marianna Bruschi di Sky TG24.
Tre percorsi professionali diversi che rappresentano altrettanti modi di interpretare l’informazione contemporanea.
Il confronto ha evidenziato come i confini tra giornalismo tradizionale, creator economy e produzione indipendente di contenuti siano sempre più sfumati.
Oggi le persone non scelgono soltanto una testata o una piattaforma. Scelgono anche una voce, uno stile, un linguaggio e una relazione.
La credibilità continua a essere fondamentale, ma viene costruita attraverso meccanismi differenti rispetto al passato.
Per chi lavora nel marketing è stato interessante osservare come molte delle dinamiche che oggi caratterizzano i media siano le stesse che stanno trasformando il rapporto tra brand e pubblico.
L’intelligenza artificiale cambierà il nostro lavoro?
Virginia Stagni (Adecco) ha affrontato uno dei temi più discussi degli ultimi anni: l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni della comunicazione.
L’approccio proposto durante l’intervento è apparso particolarmente equilibrato. Non una visione catastrofica, ma nemmeno l’idea che l’AI rappresenti una soluzione automatica a qualsiasi problema.
L’attenzione è stata posta soprattutto sulle competenze che stanno assumendo sempre maggiore valore: capacità critica, visione strategica, comprensione del contesto, creatività e gestione delle relazioni.
L’intelligenza artificiale può accelerare molte attività operative, ma continua ad avere bisogno di persone capaci di fare domande migliori, interpretare risultati e prendere decisioni.
Una riflessione che riguarda giornalisti, marketer, consulenti, creator e professionisti di qualsiasi settore.
Come nasce una storia per Netflix
Tra le sorprese della giornata inseriamo l’intervento di Giovanni Bossetti, dedicato ai criteri con cui vengono selezionate e sviluppate le storie non fiction per Netflix.
Al di là delle curiosità sul mondo delle produzioni audiovisive, il contributo è stato interessante per chiunque si occupi di storytelling.
La costruzione di una buona storia non dipende soltanto dall’argomento trattato ma dalla capacità di individuare conflitti, punti di vista, domande e percorsi narrativi che permettano alle persone di riconoscersi nel racconto.
In un periodo in cui siamo costantemente esposti a contenuti, comprendere perché alcune storie riescano a catturare l’attenzione mentre altre passano inosservate rappresenta un esercizio utile per qualsiasi professionista della comunicazione.
La storia d’Italia raccontata in 11 canzoni
Menzione d’onore alla chiusura dell’evento con “Storie di Canzoni live” dove Francesco Oggiano accompagnato da una band dal vivo ha raccontato 80 anni di storia d’Italia attraverso alcune delle canzoni che sono diventate storie, per vari motivi.
Un’ora allegra, volata, dove le persone si sono messe (ovviamente) a cantare in un clima che era tutt’altro che quello classico della chiusura di un Festival della comunicazione. Bravo Francè, vogliamo presto il BIS!

Digital Journalism Fest: Un evento che merita attenzione
Il Digital Journalism Fest si è rivelato una delle sorprese più interessanti di questo 2026. E a noi piacciono le sorprese!
La sensazione, uscendo dall’evento, è che il futuro dell’informazione non verrà costruito da una sola categoria professionale. Nascerà piuttosto dall’incontro tra competenze diverse, linguaggi differenti e nuove modalità di relazione con le comunità online.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui il Digital Journalism Fest merita di essere seguito con attenzione anche da chi, come noi, arriva dal mondo del marketing e della comunicazione.






