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Perché il mentoring è la nuova chiave della retention (e della leadership) nelle aziende

Dati, visioni e una conversazione con gli autori del libro Mentoring e Coaching per le aziende

In un mercato del lavoro sempre più competitivo e instabile, trattenere i talenti non è solo una priorità: è diventata una delle sfide più critiche per il futuro delle organizzazioni. I vecchi strumenti non bastano più. Formazione standardizzata, benefit materiali, percorsi di carriera preconfezionati: tutto questo fatica a parlare alle nuove generazioni, che cercano invece ascolto, orientamento e significato. È qui che mentoring e coaching emergono come risposte concrete, personalizzate e sostenibili.

Non si tratta solo di sviluppo professionale. Secondo un’indagine condotta da CNBC/SurveyMonkey, il 91% dei lavoratori che hanno un mentor si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, contro il 63% di chi non ne ha uno. E ancora: chi beneficia di programmi strutturati di mentoring ha più probabilità di rimanere in azienda, mostra livelli di engagement più alti e sviluppa competenze relazionali e di leadership più profonde. Non a caso, le imprese più attente al capitale umano stanno spostando risorse dalle aule ai percorsi individuali, per generare un impatto reale e duraturo.

Oggi il mentoring aziendale non è più un “lusso” per i top manager. È una leva trasversale che coinvolge nuove leve, figure intermedie, talenti in transizione e leader in potenza. Ma attenzione: non basta improvvisare. Per essere efficace, un programma di mentoring deve essere disegnato con metodo, misurato con dati, nutrito da relazioni autentiche. È qui che entra in gioco una visione nuova, capace di integrare tecnologia, neuroscienze e relazioni umane.

Una delle proposte più interessanti su questo fronte è il modello Pack, raccontato nel libro Mentoring e Coaching per le aziende (FrancoAngeli, 2025), scritto da Pietro Maria Picogna e Giacomo Gentili, co-founder della startup Pack. Il volume unisce teoria, casi studio ed esercizi pratici per aiutare le imprese a strutturare percorsi personalizzati di mentoring e coaching, capaci di accelerare la crescita e migliorare la retention. Un’opera utile per HR, manager, ma anche per chiunque voglia ripensare la cultura aziendale mettendo al centro lo sviluppo consapevole delle persone.

Abbiamo incontrato i due autori per esplorare la loro visione e raccogliere spunti su come il mentoring possa generare valore reale nelle organizzazioni di oggi.


🎙 Intervista a Pietro Maria Picogna e Giacomo Gentili, autori e fondatori di Pack

1. Nel vostro lavoro con Pack avete osservato tanti percorsi di crescita individuale. Cosa accade, concretamente, quando un’azienda sceglie di investire in mentoring e coaching?

Quando un’azienda sceglie davvero di investire in mentoring e coaching, accade una cosa molto concreta: le persone iniziano a sentirsi viste. Non si parla solo di engagement, ma di riconoscimento del proprio potenziale e del proprio valore. Il primo impatto è spesso a livello individuale, aumenta la consapevolezza, si chiariscono obiettivi e si sbloccano nodi che rallentavano la crescita. 

Ma il vero cambiamento si riflette a livello culturale. Le aziende che fanno mentoring e coaching in modo strutturato vedono crescere la responsabilità diffusa, la capacità di leadership trasversale e, soprattutto, la retention dei talenti.

Noi di Pack lo vediamo ogni giorno. I dati parlano chiaro: abbiamo calcolato un tasso d’ingaggio dell’86% (basato su più di 3000 sessioni). Un percorso personalizzato e misurabile può fare la differenza nella crescita professionale: trasforma le soft skill – oggi riconosciute come competenze funzionali – da concetti astratti a strumenti pratici, integrati ogni giorno nel modo di lavorare e collaborare.


2. Il vostro approccio fonde scienza del comportamento, benessere psicologico e strumenti digitali. In che modo questa integrazione rende il mentoring più potente ed efficace?

Crediamo che lo sviluppo parta dalla consapevolezza. Per questo utilizziamo digital assessment scientifici che aiutano le persone a individuare aree di miglioramento e potenziale inespresso.

La nostra forza sta nell’integrazione tra scienza del comportamento, benessere psicologico e tecnologia: un approccio distintivo e strategico che ci consente di costruire percorsi di mentoring e coaching realmente personalizzati, mai generici.

Il nostro metodo è stato validato da un comitato scientifico che ci affianca anche nell’evoluzione costante della piattaforma, garantendone solidità e rigore. La componente di benessere psicologico non è un accessorio, ma una condizione abilitante: crea le premesse perché le persone possano lavorare su di sé in modo profondo, con fiducia e continuità. A questo affianchiamo una piattaforma digitale proprietaria, che consente di monitorare i progressi, misurare l’impatto e garantire coerenza con gli obiettivi organizzativi.

Questo approccio integrato consente alle aziende di attivare interventi di sviluppo del talento più mirati, scalabili e sostenibili, con un impatto concreto sulla performance individuale e sulla cultura aziendale. 


3. Se doveste sintetizzare il valore del mentoring in una frase sola da dire a un CEO scettico, quale sarebbe?

Sicuramente il mentoring, se progettato in modo strategico e supportato da dati, rappresenta uno dei principali acceleratori di sviluppo del capitale umano e di competitività aziendale nel medio-lungo periodo.


Il capitale umano ha bisogno di visione, non solo di gestione

Oggi non basta più “trattenere” le persone: serve offrire loro strumenti per crescere, evolvere e restare protagoniste del proprio percorso. Mentoring e Coaching per le aziende racconta un nuovo modo di fare sviluppo, in cui dati, scienza e umanità si intrecciano per dare vita a un ecosistema di apprendimento continuo.

Per le aziende che vogliono costruire una cultura inclusiva, solida e pronta ad affrontare le sfide del futuro, investire nel mentoring non è solo una scelta etica, ma strategica.

📘 Da leggere se sei un HR, un imprenditore o un manager che vuole attivare il vero potenziale della propria organizzazione.

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