Armonia di Debora De Nuzzo è un libro gentile. Leggero. Il giusto carico da portare nel tragitto casa-lavoro e ritorno: trova posto nella giornata senza aggiungere altro peso a quello che abbiamo già.
Chi lo legge può senz’altro apprezzarne questa misura. Poche teorie, indicazioni accessibili, nessun bisogno di complicare il benessere per renderlo un argomento importante, ancora più “alto”. De Nuzzo parte dalle cose che facciamo tutti i giorni e ci invita a guardarle meglio.
Come usiamo il nostro tempo?
Quali obiettivi abbiamo deciso di inseguire?
Quanto ci costa il modo in cui lavoriamo?
Per chi si occupa di marketing, sono domande che possono restare talvolta sullo sfondo rispetto a quelle quotidiane sui risultati, sull’engagement e sulla conversione. Invece Armonia le riporta davanti, con una delicatezza che rende più facile fermarsi ad ascoltarle.
Armonia di Debora De Nuzzo, anche quando lavoriamo stiamo vivendo
Il libro mette in discussione l’equilibrio vita-lavoro inteso come una distribuzione perfetta di pesi. Un tot da quella parte e un tot da quell’altra, ed ecco la ricetta perfetta dell’equilibrio.
Invece no. De Nuzzo propone di cercare armonia tra le diverse parti dell’esistenza, accettando che bisogni e circostanze possano cambiare a seconda del momento, a seconda del luogo.
Il concetto è semplice: mettiamo la congiunzione “e” al posto di “o”. Vita lavorativa e vita privata appartengono alla stessa persona. Quello che succede in una, accompagna inevitabilmente anche l’altra.
Un passaggio disarmante. Nel lavoro di comunicazione dedichiamo attenzione al contesto, alle relazioni, al significato delle parole. Facciamo attenzione ai minimi dettagli. Possiamo usare quello stesso sguardo critico per capire come stiamo dentro le nostre giornate.
Aspettare il venerdì per sentirsi finalmente liberi merita qualche domanda in più. Soprattutto se succede ogni settimana.
Le tappe di Armonia: osservare prima di correggere
Il percorso attraversa tempo, lavoro, mente-corpo-ambiente, mindset e cambiamento, autostima e gentilezza, obiettivi. A questi sei ambiti si aggiungono due tappe dedicate alle pratiche quotidiane e alle domande conclusive.
La lettura invita a verificare gli allineamenti: quello che facciamo corrisponde a ciò che desideriamo? Dove c’è troppo? Dove troppo poco? Quali abitudini ci sostengono e quali continuano a consumarci?
Mi è piaciuto soprattutto il modo in cui De Nuzzo affronta il cambiamento. Dall’area di comfort possiamo uscire portando con noi ciò che conserva valore. Esperienze, capacità e abitudini possono accompagnarci nella direzione nuova.
Un pensiero utile anche professionalmente. Tra aggiornamenti, strumenti e competenze da acquisire, è facile attribuire alla novità un valore automatico. Capire cosa tenere richiede una valutazione altrettanto seria.
L’urgenza e il sottotesto del lavoro
Uno dei passaggi più riusciti riguarda l’uso della parola “urgente”. De Nuzzo osserva quanto possa diventare abituale, fino a prendere il posto della programmazione. Ci siamo accorti che oggi tutto è urgente e poche cose sono programmabili?
Chi lavora nel marketing riconosce facilmente la situazione: una campagna da anticipare, una modifica arrivata a ridosso della pubblicazione, una richiesta che scavalca quelle precedenti. Ogni volta occorre riorganizzare qualcosa. Spesso quel qualcosa è il tempo di un’altra persona.
Leggendo queste pagine, mi sono ritrovato a pensare al sottotesto delle richieste. Dire “è urgente” può significare che una priorità è cambiata, che un passaggio è stato trascurato, che qualcuno ha promesso una consegna senza verificarla.
Saper leggere queste differenze permette di discutere il lavoro con maggiore precisione. Quanto tempo serve? Che cosa viene rimandato? Chi decide?
Sono domande organizzative, ma riguardano anche il rispetto. Un calendario ben costruito serve a poco se ogni richiesta può cancellarlo.
Obiettivi, autostima e responsabilità di chi guida
Un altro tema che mi ha colpito è il rapporto tra obiettivi e valore personale. Nelle pagine che ho sottolineato, l’autrice invita a chiedersi quanto sentiamo nostri i traguardi che perseguiamo e come viviamo il percorso per raggiungerli.
Nel marketing misuriamo molto: traffico, contatti, conversioni, vendite. Leggendo Armonia, viene spontaneo interrogarsi sul significato che attribuiamo a quei numeri e su quanto lasciamo che definiscano anche noi.
La responsabilità riguarda chi lavora e chi organizza il lavoro. De Nuzzo tiene insieme entrambi i livelli: la cura di sé e le condizioni nelle quali le persone sono chiamate a esprimersi.
Per un responsabile di team significa osservare carichi, aspettative e modalità di collaborazione. Per un freelance, guardare anche ai confini del rapporto con i clienti. Quanto siamo disponibili? Che cosa accettiamo? Quali abitudini abbiamo contribuito a creare?

A chi consigliamo di leggere Armonia?
La leggerezza di Armonia è il suo pregio e ne definisce la misura.
Chi cerca un approfondimento teorico molto articolato si renderà conto che, in fondo, non c’è bisogno di complicare il pane – come canta Samuele Bersani. Personalmente ho apprezzato la possibilità di soffermarmi su questioni riconoscibili e quotidiane, senza dover attraversare un apparato complicato.
Lo consiglio a collaboratori, professionisti e persone che guidano gruppi di lavoro. A chi fa marketing e dedica molta energia a comprendere gli altri, lasciando poco spazio per osservare sé stesso. Ma è anche un libro per chi lavora dentro un azienda come dipendente: sappiamo tutti quanto stress provoca la vita condivisa con capi, colleghi, responsabili, dirigenti, pause pranzo, pause caffè e timbrature.
Armonia aiuta a rileggere i luoghi di lavoro attraverso ciò che chiedono alle persone e ciò che permettono loro di diventare.
La frase cardine è questa: “anche quando lavoriamo stiamo vivendo”. Vale la pena ricordarselo quando decidiamo quanto chiedere, quanto concedere e quale prezzo siamo disposti a pagare per un risultato.








