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Marco De Veglia

ZERO concorrenti

19 €

Editore: Roi Edizioni
Autore: Marco De Veglia
Pubblicazione: Maggio 2017
Pagine: 170
Costo di copertina: 19,00 €

zero concorrenti di Marco de veglia

Recensione del libro Zero concorrenti, di Marco De Veglia

Il brand positioning è ciò che guida il marketing. Il marketing è ciò che fai per mettere in pratica il tuo brand positioning. E quindi il brand positioning è il primo passo fondamentale per qualsiasi business. Se non riesci a identificare un brand positioning efficace il tuo business ha scarse possibilità di successo. Non riuscirai a superare le barriere nella mente del tuo potenziale cliente per risultare più interessante dei tuoi concorrenti. Non riuscirai a uscire dalla guerra dei prezzi. Il brand positioning ti permette di essere scelto, anche se il prezzo è più alto, ti permette di essere cercato dei clienti invece che doverli ricercare. Ti permette di essere padrone del tuo mercato. Il brand positioning è la cosa più importante per il tuo business.

Brand Positioning e Marketing

Il brand positioning è la strategia con la quale sostieni i tuoi margini, combatti la richiesta di sconti e faciliti il lavoro del tuo addetto alle vendite. È il principale strumento per costruire i tuoi profitti. Questo è sempre stato vero. Oggi però lo è ancora di più. E ci sono quattro motivi per cui oggi il brand positioning è ancora più importante che nel passato.

Infatti, in periodo di crisi:

  • Solo i brand si salvano dalla pressione sul prezzo
  • Il marketing deve essere più mirato ed efficiente
  • I clienti vogliono rischiare poco e andare sul sicuro
  • Se guardiamo all’Italia, la maggior parte dei tuoi concorrenti non conosce e non lo fa e tu puoi sfruttare la crisi a tuo vantaggio.

Ma quali sono le strategie di marketing sbagliate che il brand positioning risolve?

  1. Puntare sulla qualità del prodotto. Perchè è sbagliato? Perché la qualità è un concetto aleatorio. Il cliente non misura quasi mai la qualità in termini oggettivi.
  2. Orientamento al cliente e customer service. Serve sicuramente a fidelizzare un cliente, ma non ad acquisirlo.
  3. Prezzo basso. Vendere a prezzo basso è di per sè contrario alla differenziazione. Competendo sugli sconti tutte le marche sono uguali. La guerra dei prezzi non ha vincitori.
  4. Pubblicità creativa. Per essere efficace una campagna pubblicitaria deve essere basata su un brand positioning efficace e non il contrario. Ecco perché è più importante un buon brand positioning di una buona pubblicità.
  5. USP, unique selling proposition. Non è un concetto totalmente sbagliato ma non offre, secondo l’autore, un metodo e non considera l’effetto dei concorrenti sulle scelte che puoi fare.

Personal branding e brand positioning

Quanto Ries e Trout nel loro libro “Positioning” propongono di usare il brand positioning per “vendere meglio se stessi” stabiliscono un rapporto diretto tra personal branding e brand positioning.

Il personal branding è l’applicazione del brand positioning a se stessi come persona, con l’obiettivo di influenzare la percezioni che gli altri hanno di noi.

Ma è proprio vero che come imprenditore devi fare personal branding? “Dipende” è la risposta, perché i casi in cui serve davvero sono pochi. Il personal branding funziona quando TU sei (anche) il prodotto.

Brand positioning e piccole imprese

In Italia, secondo i dati Istat, il 95% delle aziende (più di 4 milioni di imprese) hanno meno di 10 dipendenti.

Il brand positioning è stato inventato per le grandi aziende che hanno logiche e risorse probabilmente diverse da quelle della tua piccola azienda. Ma come fa la piccola azienda a mettere in pratica il brand positioning? Lo fa grazie ad Internet e al marketing digitale, la vera rivoluzione per le piccole aziende.

Com’è cambiata in 30 anni la possibilità di fare business? Com’è cambiato il cliente? I cambiamenti nei comportamenti (e nelle aspettative) del potenziale cliente e lo sviluppo delle opportunità a disposizione delle aziende per fare marketing, ci portano a dire che oggi la prima posizione nella mente è quella che conta veramente. Ma c’è da dire che oggi si creano più facilmente i mercati di nicchia, ognuno con una brand leader. È il modello di marketing che l’autore definisce “leader only”. Oggi o sei una brand leader o non sei una brand. Ma in compenso è molto più semplice creare un tuo mercato in cui essere la brand leader.

Ma come fare brand positioning?

Per scoprire la brand positioning formula dovete proprio leggere il libro. E scoprirete non solo i 4 passi da fare ma anche case history di piccole aziende che l’hanno messo in pratica.

In conclusione:

A chi è dedicato? A chi vuole capire com’è il posizionamento avendo già qualche base di marketing. Per quanto sia tutto spiegato molto bene vengono date per assodate nozioni di marketing importanti e passaggi da fare prima di arrivare al posizionamento vedo e proprio del brand. Non lo consiglierei a chi parte da zero, soprattutto per capire come applicare/fare Brand positioning su un nuovo progetto.

Quanto è pratico? L’ultima parte è dedicata alle case history ma non vi sono suggerimenti di esercizi, se è questo che cercate.

È da avere in libreria? Il libro è molto bello e utile, ma devo dire che inizia a mostrare gli anni che ha (è del 2017). Ci vorrebbe un aggiornamento 😉

L'Autrice della recensione

Federica Mori - La Barbie Social

Federica Mori - La Barbie Social

Mi sono laureata in Relazioni pubbliche e Pubblicità nel 2006 e ho iniziato a lavorare poco dopo in un’agenzia di comunicazione. Dal 2015 sono Freelance e mi sono dedicata al Social Media Marketing, senza però mai tralasciare il mio amore per l’Ufficio Stampa e le PR. Oggi sono Social Media Strategist e ADV Specialist: aiuto aziende e piccole realtà a usare i social per migliorare la propria presenza online. Perché mi chiamo “La Barbie Social”? Perché sono sempre stata la “smanettona” della famiglia. Quando mi sono iscritta a Facebook (2007) la mia vita è diventata sempre più “social”: mi piaceva scrivere, usare Facebook come un diario e chiacchierare con gli amici. Era il periodo in cui il colore rosa era parte di me, quello dei tacchi tutti i giorni per andare in ufficio, mai senza trucco. Insomma, ero un po’ Barbie. Da qui è nata "La Barbie Social", mio primo nickname su Twitter con cui la gente negli anni ha imparato a conoscermi durante gli eventi di settore.

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