Lisa Cron

Story or Die

24,50 €

Editore: Flaco editore
Autore: Lisa Cron
Pubblicazione: Novembre 2021
Pagine: 280
Costo di copertina: 24,50 €

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Recensione del libro Story or Die, di Lisa Cron

Dopo averlo letto, anzi vissuto, potrei riassumere la recensione in questo modo: “il libro sullo storytelling che non c’era e di cui avevamo urgente bisogno”.

Il testo, scritto dalla Story Coach americana Lisa Cron, è destinato a diventare una pietra miliare, indispensabile per fare uno storytelling efficace ad alto tasso di coinvolgimento.

Le storie esistono dalla notte dei tempi, già da molto prima che nascesse e si sviluppasse il linguaggio scritto. Sono nate con uno scopo più destrutturato rispetto a quello odierno: avevano la funzione di favorire la sopravvivenza, perché con le storie (guidati dalla spinta della cooperazione della tribù) ci siamo tramandati informazioni essenziali che ci hanno consentito di sopravvivere, evolverci, giungere ai giorni nostri per leggere questo libro.

La narrazione appartiene all’umanità, da sempre. Rappresenta il linguaggio in grado di comunicare al nostro cervello, la chiave per accedere alla stanza dei bottoni.

Ma balziamo ad oggi e al perché le storie sono così importanti e perché è necessario che siano strutturate in un certo modo e rispondano a determinati requisiti, che è ciò che più ci interessa.

Storytelling: Perché le storie sono importanti?

Chiunque sia il protagonista (il nostro brand, la nostra idea, la nostra causa), le storie diventano importanti ogni qual volta raccontano un qualche cosa di rilevante per la vita del pubblico. Ma attenzione: non possono essere interessanti per tutti. Il pubblico di cui sto parlando è un pubblico attentamente selezionato. Non esistono storie universalmente valide per un pubblico nella sua globalità.

Le storie, inoltre, ci facilitano nell’apprendimento: grazie ad esse siamo 22 volte più propensi a ricordare qualcosa appreso da una storia, rispetto a qualcosa che ci viene spiegato da un punto di vista tecnico. (Fonte: Jennifer Aaker, scienziata comportamentale).

Storytelling: Perché le storie devono avere una certa struttura?

Pensate alla chiave: per girare correttamente all’interno della serratura è necessario che la sua dentellatura corrisponda perfettamente lungo tutto il perimetro, altrimenti non ruota, la serratura non scatta e la porta non si apre. (Tralasciando il concetto del grimaldello, perché ci porterebbe fuori strada…).

L’autrice, capitolo dopo capitolo, ci illustra ogni singola porzione del perimetro della chiave, per arrivare in fondo ed avere chiara la sagoma, la dentellatura esatta che questa dovrà avere.

Ah, già… Ma a cosa ci serve la chiave?

  • Per entrare in connessione con il pubblico destinatario della nostra storia;
  • accedere al suo sistema di credenze;
  • comprendere la logica che anima il suo pensiero;
  • smontare il suo falso mito;
  • far sì che il pubblico risponda alla nostra call to action, ovvero ciò che vorremmo che facessero per noi (supportare la nostra idea o la nostra causa, comprare il nostro prodotto, ecc…).

Potrebbe sembrare semplice, ma posso assicurarvi che non lo è. Anche la stessa autrice lo sostiene, ma ci supporterà, fornendoci gli strumenti necessari e guidandoci nel percorso.

Ovviamente non si tratta di giochetti, stratagemmi o magie. Insieme al libro non c’è in omaggio una bacchetta magica. Ci sono “solo” indicazioni molto puntuali e ben strutturate, che fondano il proprio perché sulle neuroscienze.

Vi anticipo solo una piccola ma grande verità: come esseri umani non decidiamo di credere a qualcosa sulla base di fatti oggettivi e/o dati a disposizione. Quando prendiamo una posizione, le ragioni che stanno alla base del nostro “credo” affondano le proprie radici nelle emozioni. E quando ci sono le emozioni nel mezzo, tutto diventa più complicato ma dannatamente affascinante. Le storie, poiché in grado di innescare le emozioni, risultano essere più potenti dei fatti e dei numeri.

Pronti per iniziare il percorso? Togliamoci l’armatura* e attiviamo il pulsante “empatia on”, camminare più leggeri ed essere empatici ci aiuterà moltissimo.

Conclusioni: è un libro indispensabile, che consiglierei di leggere due volte. Personalmente ne sento l’esigenza e ve ne spiego il motivo: con la prima lettura verrà smantellato il nostro falso mito (pensare di raccontare storie sulla base di ciò che noi pensiamo possa essere rilevante per qualcuno, finendo con l’essere solo autoreferenziali e inefficaci…) e raccoglieremo molte indicazioni indispensabili sul come impostare il nostro storytelling “revisionato”. Con la seconda lettura, che sperimenterò in prima persona, passeremo all’azione e andremo davvero a cambiare la nostra modalità di costruire storie.

Ho apprezzato moltissimo la prefazione curata da Valentina Falcinelli, perché lei per prima si è tolta la pesante armatura*, abbraccia gli errori del passato ed accoglie gli insegnamenti di Lisa Cron.

A chi è rivolto: a tutti coloro che per mestiere o per passione creano delle storie, che possono consistere in una storia di tre parole, un’immagine, un video di un minuto o una saga di 1000 pagine.

Quanto è pratico: il libro è scorrevole ed insegna moltissimo durante la narrazione. Munitevi di linguette adesive segnapagina, post-it, lapis e gomma.

È da avere in libreria: tassativamente sì.

*capirete meglio cosa intendo per armatura quando vi troverete a leggere il libro.

L'Autrice della recensione

Daniela Bonaldi

Daniela Bonaldi

Classe 1980, sono nata e cresciuta in una piccola perla incastonata tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco Emiliano. Non ho girato il mondo, ma ho un legame speciale con la Scozia, la mia seconda terra. Avevo la vena dell’artista (che un po' è rimasta), ma ho studiato Economia a Pisa. Studi che si sono conclusi ormai parecchi anni fa, con una tesi in Loyalty Marketing. Lavoro con passione e soddisfazione nel dipartimento marketing di un’azienda operante nel settore cartario. Mi piace leggere, adoro scrivere, venero i gatti, creo gioielli e sono mamma di due fantastici bambini.

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