Seth Godin

Il marketing racconta balle

13,90 €

Editore: Roi Edizioni
Collana: Gli essenziali
Autore: Seth Godin
Pubblicazione: 2005
Pagine: 221
Costo di copertina: 13,90 €

Recensione del libro Il marketing racconta balle, di Seth Godin

Difficilmente Seth Godin delude i suoi lettori, e questo suo “All marketers are liars tell stories” non fa eccezione. Godin dimostra ancora una volta di essere un pensatore brillante e lucido, profondo conoscitore del nostro tempo, e lo fa sfruttando l’arma che meglio padroneggia: una sfacciata e disarmante semplicità.

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Una piccola premessa 

Recensire un libro dalla firma così autorevole è sicuramente una sfida. Di norma, varrebbe l’assioma riservato ai giganti: “l’ha scritto lui quindi va letto”. Ed ecco esaurita la recensione. Ma per fare un buon lavoro, che sia davvero utile a chi stia prendendo in considerazione la lettura di questo libro, occorre in primo luogo liberarsi dell’ombra dell’autore. Così, per lo spazio di queste poche righe, è meglio sospendere il giudizio su Godin e concentrarsi sullo stretto contenuto di queste 218 pagine. 

Che libro abbiamo davanti? 

Esistono tanti tipi di libri di marketing, ma per semplificare potremmo ricondurli a due macro-categorie: i libri tecnici e i libri teorici. Da una parte i libri che letteralmente ci spiegano come fare le cose: allocare il budget, settare un business manager, ottimizzare la SEO. Dall’altra parte invece i libri che ci aiutano a pensare, a porci le domande giuste. Se i primi ci regalano un beneficio immediato e subito applicabile, i secondi hanno il pregio di restare attuali nel tempo; come nel caso di questo gioiellino, che nonostante non sia più giovanissimo si presenta come un libro di un’attualità disarmante. Certo, se siete alla ricerca di un libro che vi dica quali pulsanti premere, non è questo il libro che fa per voi. Se invece siete pronti a rimettere in discussione il vostro punto di vista generale sul marketing e sul suo significato, su come approcciarlo non solo in qualità professionisti, ma in quanto persone, allora siete nel posto giusto. 

 

La storia come principio unificatore 

La digitalizzazione ha fatto del marketing il campo d’applicazione delle più disparate competenze, in cui troviamo un’infinita gamma di professionisti che si danno un gran da fare: videomaker, copywriter, strategist, advertiser, content manager, media planner… e potremmo andare avanti a lungo. In questo big bang delle professionalizzazioni, deve necessariamente esistere un principio unificatore che dia senso e direzione a così tanti sforzi comunicativi, un fil rouge che è da rintracciarsi nel concetto di storia. Godin porta l’attenzione del lettore su una questione tanto semplice quanto sottovalutata: le persone, e quindi i consumatori, amano le storie, vi si appassionano, le bramano e le divorano. 

Il superamento della barriera tra marketer e consumatore è forse la chiave che rende questo libro un vero capolavoro. La verità di fondo che bisogna accettare è che tutti noi raccontiamo delle storie a noi stessi, anche mentendo. Ma non tutte le bugie sono uguali. Amiamo raccontarci storie che coincidano e alimentino la nostra visione del mondo, poco importa se queste trovino poi un riscontro davvero certo e scientifico. Tra i tantissimi esempi tratti da business reali che troverete in queste pagine, forse la storia più geniale è quella di un bicchiere per il vino che, per la sua particolare forma, ne esalta profumi e sentori. La scienza non è d’accordo, ma è una storia cui gli appassionati di vino hanno deciso di credere e per la quale sono disposti a spendere. 

Storie vs balle 

Questo esempio tratto dal libro ci permette di venire al nocciolo della questione: ma allora il marketing deve raccontare balle? Qualsiasi bella storiella è adatta ad essere inculcata nella mente del consumatore? Ovviamente no. Ecco un’altra importante lezione: se c’è un’abilità che i consumatori hanno sviluppato a livelli eccelsi è quella di riconoscere immediatamente una storia fasulla e incoerente. Le storie che funzionano davvero presentano delle caratteristiche ben precise, che questo libro vi aiuterà a capire. In primis proprio quell’azzeramento della barriera tra marketer e consumatore: si può raccontare una grande storia solo quando si è i primi a credervi fortemente! Scordiamoci quel mondo in cui ci sono i diabolici professionisti del marketing il cui mestiere è raggirare il consumatore con informazioni poco veritiere o basate sulle caratteristiche funzionali del prodotto. 

Il risultato più tangibile che scaturisce da tutto il ragionamento contenuto in questo libro è la perfetta coincidenza tra marketing e storytelling. Il marketing diventa, in tutto e per tutto, l’azione di raccontare una storia appropriata ad un gruppo di persone che condivide una certa visione del mondo, visione che quella storia ha il compito di confermare. 

Ora tocca a voi 

Ho iniziato a parlarvi di questo libro partendo dalla semplicità ed è ribadendo questo principio che voglio concludere ed invitarvi a leggerlo. La semplicità, quella autentica, non coincide mai con la banalità, ne è invece l’opposto e questo libro ne è la prova. Non bisogna lasciarsi ingannare: un conto è aver capito l’importanza del messaggio di fondo, un altro paio di maniche è metterlo in pratica. Principio che vale anche per un’altra pietra miliare di Godin: “La mucca viola”. 

Perché leggerlo insomma? Perché questa lettura vi aiuterà a modificare la vostra forma mentis, sia come professionisti del marketing che come consumatori. Ogni volta che sentirete l’irrefrenabile desiderio di acquistare qualcosa forse vi chiederete “quale storia mi sto raccontando?” e ogni volta che dovrete agire da professionisti vi chiederete “quale storia ho da raccontare e chi sarà disposto a credervi?”. 

L'Autrice della recensione

Federico Impavidi

Federico Impavidi

Dopo il liceo classico ho sbagliato strada e sono finito per un po’ tra i banchi di giurisprudenza, ma nonostante gli esami andassero bene il richiamo della comunicazione e del digitale si sono presto fatti troppo forti... e così ho finito per laureami in “Comunicazione, tecnologie e culture digitali” alla Sapienza, con una tesi sulla semiotica del brand, per poi iscrivermi all’Executive Master in Marketing Management presso la Luiss Business School. Durante l’università ho iniziato a lavorare come social media manager insieme ad un compagno di studi, finché quello che era nato come un gioco ce lo siamo ritrovati tra le mani sotto forma di una vera e propria SRL: è nata così la nostra agenzia B2Local, nella quale mi occupo di social media&content strategy. Quando non preparo presentazioni e piani editoriali, leggo, gioco a scacchi e a padel.

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