Chiara Dal Ben, Vittorio Corelli.

Digital Law

20 €

Editore: Maggioli Editore
Collana: Marketing e Management
Autore: Chiara Dal Ben, Vittorio Corelli
Pubblicazione: Ottobre 2021
Pagine: 268
Costo di copertina: 20,00 €

Recensione del libro Digital Law, di Chiara Dal Ben, Vittorio Corelli

Negli ultimi vent’anni, all’interno della nostra quotidianità, sono entrate nuove forme di comunicazione che hanno portato a dei mutamenti radicali nel nostro modo di relazionarci, socializzare, acquistare e vivere, cambiando le nostre abitudini per sempre.

Per la maggior parte di noi oggi la normalità é il fatto di poter contattare tramite messaggi istantanei sui social network o altre app persone che non conosciamo o effettuare acquisti in pochi minuti con uno smartphone connesso alla rete, con un abbonamento fisso che ci permette di navigare quanto vogliamo.

Ecco, per alcuni è la “normalità” per altri, quelli con almeno 30 anni sulle spalle, è la “rivoluzione digitale”. Se hai mai pagato un sms 16cent, avevi il modem a casa e dovevi contare i minuti in cui lo usavi per stare dentro la tariffa oraria e, navigando, potevi al massimo aspirare a trovare informazioni per la ricerca scolastica sai di che cosa sto parlando.

La società dell’informazione

Dal World Wide Web (1991) a Google (1998) fino alla nascita dei primi Blog (1997 – 2001 in Italia) e poi dei social network (dal 2003, con MySpace) abbiamo assistito alla nascita della società dell’informazione, il tutto nell’arco di 15 anni.

Quest’evoluzione, per certi versi incontrollata, ha però creato importanti problematiche giuridiche e di tutela dei diritti personali.

A cambiare è stata soprattutto la filiera dell’advertising e il modo di creare, gestire, comprare e vendere spazi pubblicitari. Ormai lo sappiamo che visitando un sito qualsiasi ci ritroveremo, nei giorni a seguire, a rivedere i prodotti di quel sito tra i post dei nostri amici su Facebook e tra le stories di Instagram.

La possibilità di vendere online tramite e-commerce e tramite social network ha aperto nuovi scenari e ha ridefinito il panorama commerciale trasformandolo in un mercato di concorrenza in tempo reale.

Il mercato online odierno si basa sulla facilità nel reperire le informazioni e su una forte concorrenza di prezzi accelerando in modo non prevedibile la trasformazione di un mercato dove non esistono limiti geografici e temporali.

L’Europa dal 2015 ha iniziato il proprio percorso di evoluzione verso un mercato unico digitale, i cui principali obiettivi sono: la tutela del cittadino all’interno della rete e il rafforzamento della consapevolezza dell’utente verso le nuove opportunità che l’era digitale mette a disposizione.

L’unione europea a tutela del digitale

Il primo passo compiuto dall’Unione Europea è stato quello di porre le fondamenta per lo sviluppo di un mercato unico digitale libero e sicuro, in cui i privati possano fare acquisti online in tutta sicurezza oltre la frontiera e le imprese possono vendere online in modo trasparente su tutto il territorio europeo.

Tra i più importanti traguardi raggiunti dall’Unione Europea si possono annoverare l’abolizione delle tariffe di roaming, la regolamentazione della protezione dei dati personali, la portabilità transfrontaliera dei contenuti online e l’accordo per sbloccare il commercio elettrico ponendo fine ai blocchi geografici ingiustificati.

Tra cambiamenti di investimenti, piattaforme pubblicitarie e campagne di gaming arriviamo al punto focale: quali sono le nuove problematiche digitali legate a internet?

Di fronte alla rapida evoluzione del digitale come si sta comportando il diritto? La risposta sembra essere che il diritto è il ritardo. L’assenza di regole e la lentezza del sistema giustizia, sia nazionale che globale, rispetto all’evoluzione tecnologica e digitale rischia di trasformare il mondo di Internet in un libero spazio privo di regole completamente distaccato dalla realtà.

La carta dei diritti in Internet

Nel 2015 l’Italia ha dato vita alla “carta dei diritti in Internet”. Lo sapevate? Una dichiarazione che si fonda sui principi di libertà, eguaglianza, di unità e diversità di ogni persona che si traducono anzitutto nel diritto di accesso alla rete e ad Internet come diritto fondamentale della persona poiché Internet ormai è uno spazio nel quale si manifesta sia attività politica sia lo svolgimento della vita privata ed economica.

Il 57% della popolazione mondiale ha accesso a internet. Di questo 57% ben oltre il 40% ha effettuato almeno un acquisto on line di beni o servizi nel 2020. Ciò che però è incalcolabile e che costituisce la vera miniera d’oro per qualsiasi impresa operante sul web sono le tracce che ciascuno di noi lascia acquistando online.

La profilazione e il GDPR

Nel linguaggio giuridico in materia di privacy si chiama profilazione ed ha un valore economico di rilevanza. Questo è il contesto in cui si colloca il General Data Protection Regulation, meglio noto come Gdpr.

Uno dei principali obiettivi perseguiti dal GDPR consiste infatti nel garantire un’adeguata informazione nei confronti dei soggetti interessati in merito di categorie di dati che la società avrebbe raccolto e trattato in conseguenza di specifiche azioni compiute dall’utente, in merito alla modalità della loro conservazione, alle misure di sicurezza adottate, alle finalità dei trattamenti effettuati, ai soggetti cui tali dati potrebbero essere comunicati, ai diritti esercitabili dall’interessato e al rispetto dei principi di privacy by design e privacy by default.

L’obiettivo è stato raggiunto? In parte sì, almeno lato business. Accedendo a un qualsiasi sito si potrà appunto notare che, rispetto al passato, le informazioni sulla privacy sono divenute facilmente individuabili e consultavi.

D’altro canto però, se l’entrata in vigore del GDPR ha sensibilizzato le imprese sulla tematica, non si può dire altrettanto degli utenti del web, che nella maggior parte dei casi rimangono largamente disinteressati salvo poi lamentarsi delle ripetute telefonate ricevute da call center di turno.

L’entrata in vigore del GDPR unitamente all’attività di controllo dell’autorità garante non possono quindi prescindere da un’educazione degli utenti alla base.

Influencer Marketing

Si parla, bene e a lungo, anche di Influencer marketing, attività che nel 2022 vedrà aumentare ancora i budget allocati dalle aziende. Il marketing delle relazioni e delle influenze avrà sempre più peso. Ma come vengono regolamentate le collaborazioni? Quali sono le problematiche connesse? Un capitolo assolutamente da leggere che vi fornirà importanti informazioni in materia.

Per chi gestisce o pensa di aprire un’ e-commerce consiglio la lettura del capitolo 5 dedicato proprio ai diritti, limiti e potenzialità degli store online mentre per tutti coloro che vogliono saperne di più di personal branding, diritto all’oblio, tutela e reputazione dell’immagine e diritti d’autore 2.0 assolutamente da leggere sono i capitoli 6 e 7.

In conclusione:

A chi è rivolto? A chiunque lavori nel web, perché sapere anche la controparte legale del nostro lavoro è importante e dovrebbe essere alla base di quello che poi facciamo.

Quanto è pratico? Vi sono molti esempi e case history.

È da avere in libreria? Si, perché racchiude quanto dobbiamo sapere ad oggi in materia. Una materia che come scoprirete non evolve con la stessa velocità con cui evolve il web quindi probabile che le cose resteranno giuridicamente così ancora per un po’.utenti

L'Autrice della recensione

Federica Mori - La Barbie Social

Federica Mori - La Barbie Social

Mi sono laureata in Relazioni pubbliche e Pubblicità nel 2006 e ho iniziato a lavorare poco dopo in un’agenzia di comunicazione. Dal 2015 sono Freelance e mi sono dedicata al Social Media Marketing, senza però mai tralasciare il mio amore per l’Ufficio Stampa e le PR. Oggi sono Social Media Strategist e ADV Specialist: aiuto aziende e piccole realtà a usare i social per migliorare la propria presenza online. Perché mi chiamo “La Barbie Social”? Perché sono sempre stata la “smanettona” della famiglia. Quando mi sono iscritta a Facebook (2007) la mia vita è diventata sempre più “social”: mi piaceva scrivere, usare Facebook come un diario e chiacchierare con gli amici. Era il periodo in cui il colore rosa era parte di me, quello dei tacchi tutti i giorni per andare in ufficio, mai senza trucco. Insomma, ero un po’ Barbie. Da qui è nata "La Barbie Social", mio primo nickname su Twitter con cui la gente negli anni ha imparato a conoscermi durante gli eventi di settore.

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